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250.000!

La gara di solidarietà in soccorso al movimento No Tav non si ferma. Prosegue, incalza, e raggiunge quota  247.746,53 euro.

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È forse la prima volta nella storia dei movimenti popolari che all’appello di un aiuto concreto la risposta non soltanto non si fa attendere, ma è così generosa e sollecita e vasta.

Il tam tam ha percorso in lungo e in largo la Val di Susa, ma complici i network e la maggiore facilità di comunicazione, la notizia ha fatto il giro d’Italia e tante risposte sono giunte anche da oltr’Alpe. Dai pochi di chi, in difficoltà, ha voluto lo stesso contribuire, a cifre a due e tre zeri del tutto inaspettate. Anche in questo si misura la forza di un movimento in cui non crede soltanto chi ne fa parte.

Il motivo è ormai noto: far fronte all’ingiunzione di 215.043,82 euro comminata ad Alberto Perino, la sindaca Loredana Bellone e il suo vice Giorgio Vair, per aver impedito il sondaggio S68, poi mai eseguito, la notte tra l’11 e il 12 gennaio del 2010 nella zona dell’autoporto di Susa. La corsa contro il tempo è iniziata dopo cinque giorni dalla sentenza del Tribunale di Torino – sezione distaccata di Susa – il 20 gennaio; il 4 febbraio, l’ala dura della , a cui era stato riconosciuto il risarcimento ha presentato il suo ultimatum: dieci giorni per pagare.

Succede l’insperabile: in neanche un mese non soltanto la cifra necessaria viene raggiunta, ma superata.

Bonifici individuali, collette e banchetti di strada, lotterie e aste, raduni e feste si sono moltiplicati in un batter d’occhio in questo breve periodo. E con il denaro sono giunti tantissimi messaggi di solidarietà e di speranza. Perché a essere colpiti non sono soltanto i tre, ma l’intero movimento, divenuto ormai da tempo un punto di riferimento per chi crede nei diritti umani e nella terra, nell’ e nella salvaguardia del bene comune, la speranza che donne e uomini liberi valgano più di un sistema di poteri forti a rischio di deriva paradittatoriale.

Così, l’intero ricavato servirà a coprire spese legali pressanti, vista l’escalation di violenti attacchi a cui il movimento è stato sottoposto. Seicento imputati, un migliaio di indagati e quattro persone accusate addirittura di “” fanno del “” l’arma con cui si vuole colpire il movimento ad ogni costo.

E intanto il movimento si avvia verso la grande manifestazione nazionale indetta per il 22 febbraio, per respingere al mittente proprio quelle accuse di “terrorismo” con cui Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò sono tenuti in regimi di detenzione durissimi. Ancora una volta in un moltiplicarsi di adesioni e di manifestazioni che si terranno in tutta Italia.

M.B. 13.02.14