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31 ottobre 2005. Il movimento No Tav commemora la battaglia del Seghino

Nove anni fa cominciava una nuova stagione No Tav. Quella fatta di manganelli e scorrettezze istituzionali.

di Barbara Debernardi

31 ottobre. Nove anni fa: giornata lunghissima, cominciata che ancora era buio. Finita quando era nuovamente buio. Tutto il giorno trascorso su un ponte, quello del .
Nove anni fa cominciava una nuova stagione No . Quella fatta di manganelli e scorrettezze istituzionali. Di strette di mano che si credevano fatte tra galantuomini, ma che venivano disattese nottetempo proprio da chi (Questura, Prefettura) avrebbe dovuto rappresentare in Valle di Susa “lo Stato” e la legalità. Da quel 31 ottobre la Valle ha conosciuto un volto nuovo dello Stato: quello fatto di nasi rotti, gambe rotte, teste rotte. Di militarizzazione. Di posti di blocco. Di sgomberi notturni e violenti. Di ruspe dentro alle tende. Di lacrimogeni ad altezza uomo. Di perquisizioni all’alba. Di arresti preventivi. Di fogli di via. Di accuse sempre più gravi e infamanti. Di richieste di danni astronomici. Di carcerazioni in regime di isolamento. Di processi in aule bunker, con la parola “” a far da sfondo, in attesa di giudizio. Eppure, nonostante tutto e tutti, la Valle non ha arretrato di un passo. Tutti continuiamo a restare lì, gomito a gomito, in piedi e senza mollare di un metro. Fermi sul Ponte del Seghino.

B.D. 31.10.14

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