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Aggiungi un posto a tavola!

Sorpresa! Lupi mantiene la promessa di un pronto ritorno tra gli assediati dai criminali e arriva a Chiomonte. Pranza, discute, rassicura e passeggia. In segreto.

di Massimo Bonato

I segreti non si svelano, se non ai sodali. Così, della visita del ministro a , del pranzo consumato con i beniamini favorevoli alla grande opera transfrontaliera, si legge soltanto sugli organi d’informazione “amici”.

Ma conviene leggere tra le righe più di quello che gli articolisti riportano, per comprendere la modalità con cui opera e Valle vengono trattate, e ammannite al grande credulone pubblico.

Intanto l’idea persistente che la Valle, o meglio sindaci (due) e imprenditori siano assediati da bande armate, delinquenti, assalitori che fanno della violenza il loro solo verbo. Strano a dirsi, ma da mesi in Val di Susa non accade nulla che ascenda all’onore delle cronache, e pur tuttavia da mesi si continua a parlare di violenza, come se fosse il pane quotidiano di sindaci, imprenditori, valligiani.

Ne ha parlato anche Alfano da poco. Il 27 marzo dichiara che renderà i cantieri zone militari, perché “non si può intimidire lo Stato”. Che allo stato di fatto sembra essere al contrario ciò che intimidisce di più, e senza scrupoli.

Nel frattempo, mentre il taglio delle risorse fende quantità di agenti dalle polizie postali e ferroviaria, in Val di Susa si va in controtendenza perché “quando le grandi opere sono state decise, vanno realizzate”. Come se non fosse ancora chiaro che se c’è qualcuno che ordina qualche altro deve soltanto obbedire, altrimenti la cosa non funziona.

Così oggi, di sorpresa, di soppiatto, con gran riserbo e in tutta segretezza, il ministro Lupi raggiunge Chiomonte e ripete la litania dell’assedio.

Si parla cioè di ciò che è rado come se fosse fitto, infittendone una percezione che nella realtà si faticherebbe ad avvertire, ma si oscura ciò su cui invece sarebbe bene far luce. Poiché da domani si comincerà a discutere in Senato la ratifica del trattato della linea ad alta velocità Torino-Lione tra Italia e Francia.

Si tace cioè qualcosa che dovrebbe essere spiegato meglio, visto che il 20 novembre scorso proprio il governo strombetta alla bersagliera l’incontro tra Letta e Hollande per la ratifica del medesimo trattato, guarda caso passato soltanto dalla Camera. Cosa peraltro denunciata allora dal solo M5S a cui nessuno dà peso, perché l’importante è fare, e fare in fretta. Si disse allora che la ratifica arrivava monca, dal momento che in Francia era passata attraverso l’Assemblea Nazionale, ma in Italia mancava appunto della dovuta discussione in Senato. La si fa ora. Ma ripetendo ora che si va verso la ratifica del trattato, lo stesso ratificato allora a tambur battente con energiche  e fotogeniche strette di mano franco-italiane. Cose fatte alla buona. Senza pretesa di rigore.  Senza formalità. Senza chiarezza.

Ma intanto la si tace. Senza tacere l’astio verso la Valle che resiste, verso un movimento che non si è riusciti a spaccare in tanto tempo. Tanto vale colmare il pozzo di San Patrizio mai pieno di oppositori; individuare un nemico, un fronte; parlare di una lotta popolare in termini di guerra, di raid, di blitz, di agguerriti assalti. Esagerare i fatti, accusare di terrorismo per ciò che è stato null’altro che danneggiamento. Aggredire verbalmente facendo sempre ben attenzione a restare molto al di sopra delle righe. Esasperare i toni, le preoccupazioni, le reazioni. L’importante è tracciare uno spartiacque, una demarcazione precisa che delinei chi sta di qua e chi sta di là, chi sono i buoni e chi sono i cattivi, i cittadini e i criminali.

E sedere con gli amici. Vorrai mica farti andare di traverso il pranzo?

M.B. 07.04.14