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Alessandria, Sindaco prosegue sulle cave c’è la Legge Obiettivo

Rita Rossa, Sindaco di Alessandria e Presidente della Provincia, pur sapendo che sotto Alessandria c'è una riserva d'acqua che serve a garantire la sopravvivenza per secoli in un'area ben più vasta della sua provincia, ha deciso di dare il via libera

di Tino Balduzzi

Rita Rossa, Sindaco di Alessandria e Presidente della Provincia, pur sapendo che sotto Alessandria c’è una riserva d’acqua che serve a garantire la sopravvivenza per secoli in un’area ben più vasta della sua provincia, ha deciso di dare il via libera a coloro che, per guadagnare di più, la possono rendere inutilizzabile per sempre. Ed ora è compito delle persone di buon senso, indipendentemente dalle idee politiche, di fermare questa porcata-record della con i necessari incontri, esposti e manifestazioni.

Anche a lei era stato spiegato che la Regione Piemonte, alla ricerca di fonti di approvvigionamento idrico per il futuro, aveva chiesto a Consiglio Nazionale delle Ricerche e Università di Torino una ricerca sull’ubicazione di eventuali falde profonde. Anche a lei era stata sottoposta la pubblicazione “Geologia e idrostratigrafia profonda della Pianura Padana occidentale”, frutto di tale ricerca, dove una dozzina di ricercatori, tra i massimi esperti del settore, in un centinaio di pagine e molte cartine, hanno identificato 3 grandi “serbatoi”, nell’alessandrino, nel cuneese e nel vercellese, che arrivano fino a circa 1500 metri sotto il livello del mare. In pratica 3 montagne d’acqua, mentre nel resto della regione l’acqua nel sottosuolo è scarsa, come risulta qui a pagina 117 e successive. Anche a lei è stato fatto notare che tale pubblicazione è uscita nel 2009 ed stata messa sul sito della regione alcuni anni dopo, e che di conseguenza tutte le decisioni prese in precedenza riguardanti discariche, insediamenti industriali e terre da scavo dei tunnel sono state prese sulla base di conoscenze che si limitavano a circa 200 metri di profondità. Le è stato detto che l’uscita di tale pubblicazione, con la scoperta di riserve d’acqua molto più profonde e concentrate in determinati luoghi, deve far riprendere in esame le decisioni prese in precedenza perché porta elementi di novità che, se fossero stati conosciuti prima, avrebbero portato a decisioni diverse.

Questo vale, ad esempio, per la discarica Riccoboni a Sezzadio che verrebbe a trovarsi su falde aventi uno spessore utile di almeno 500 metri, per di più facendo parte di un “cono” di falde largo una cinquantina di chilometri con uno spessore utile, verso il centro, di più di 900 metri.Si tratta quindi di una unica grande riserva d’acqua che va difesa come un corpo unico. In pratica inquinando a Sezzadio, a Spinetta Marengo, a Solero o a Novi Ligure si ottiene lo stesso risultato. Si distrugge la riserva idrica di chi abita lì, ma anche di quelli che abitano lontano da lì, ad esempio nell’acquese e nel tortonese e anche più lontano. Ma tale grande riserva idrica è messa a rischio da certi agricoltori, ancora più da certi insediamenti industriali, ma sopratutto dalle terre e rocce da scavo del per la possibilità che, trattandosi di volumi enormi, con quelle terre vengano smaltiti illegalmente rifiuti altamente inquinati, come è stato fatto in Campania distruggendo un territorio. Questo anche perché per i materiali in ingresso nelle del sono previsti solo controlli a campione, ed è evidente che non si può neutralizzare un’attività criminale con controlli a campione. Perché è chiaro che chi, a suon di mazzette, è in grado di “modificare” il materiale trasportato sui camion è anche in grado di “modificare” i controlli a campione, magari di notte e con il maltempo.

Quindi Rita Rossa, pur sapendolo, ha creato condizioni che fanno correre il rischio più grande all’acqua che lei dovrebbe difendere, dando il via libera a chi può inquinare la falda di mettere del materiale proprio al centro della stessa. Una cosa in grado di far definire cretini gli alessandrini tutti, e farli prendere per i fondelli da mezzo mondo, per generazioni. E per di più tocca a lei chiudere le celebrazioni della mattinata del 25 Aprile. A ricordare un atto di grande coraggio sarà una persona che non ha avuto il briciolo di coraggio necessario a mettersi di traverso alla Legge Obiettivo, per correggere un errore che non sarebbe stato commesso se ciò che ora lei conosce fosse stato, allora, a conoscenza della pubblica opinione.

Sarà difficile non voltarsi dall’altra parte quando lei comincerà a parlare.

T.B. 23.4.15