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Antigone-Dosio e la disobbedienza civile verso il potere

Una riflessione sulla disobbedienza civile, a partire da Antigone, ci riporta all'attualità delle lotte in Val Susa e delle scelte della Procura di Torino.

di Manfredo Pavoni Gay.

Quando andavo al liceo ero appassionato ma anche ossessionato dalla figura di . era una ragazza magrolina senza alcun potere o ruolo istituzionale che nella città di Tebe, nell’antica Grecia, si era ribellata al potere enorme del tiranno Creonte; costui aveva dato un ordine iniquo, assurdo e repellente: lasciare i suoi nemici e in particolare Polinice, il fratello di , senza sepoltura, in pasto ai cani e agli uccelli.

Antigone si rifiuta e sfida la legge scritta; decide di dare una veloce sepoltura al fratello. Una manciata di terra che getta sul cadavere lei stessa con la sua mano. A Creonte che condannandola a morte gli chiede come ha potuto osare trasgredire la sua legge scritta, Antigone risponde così:

Non è stata Dyke (la dea della giustizia), che dimora con gli dei inferi a proclamarla, ella non ha stabilito per gli uomini una legge come questa. Non ho pensato che i tuoi decreti avessero il potere di far sì che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte degli dei, leggi immutabili che non sono di ieri né di oggi, ma esistono da sempre, e nessuno sa da quando”.

Pensando al processo per direttissima che si è tenuto al tribunale di Torino credo di aver incontrato Antigone nella dignità e nella fermezza di Nicoletta che ha deciso di non obbedire, di non sottostare, e di non osservare le leggi scritte per non perdere la sua dignità ma soprattutto la sua umanità.

Una ribellione che si accende come per Antigone quando la libertà e la dignità umana sono minacciate, quando le leggi scritte vanno contro quello che è giusto perché umano e profondo. Creonte ha creato una legge disumana creata ad personam , che dice di lasciare un essere umano, morto, in pasto ai cani e l’ha fatta diventare un dogma… Le leggi scritte non sono dogmi, anche se il mito giudaico cristiano racconta di Tavole della legge di pietra incise da una divinità senza volto.

Le leggi scritte sono fatte da esseri umani, qualche volta per difendere la maggioranza degli esseri umani da una oligarchia, altre volte, come quelle promulgate in questo periodo storico, per far sì che una oligarchia possa dominare una finta democrazia.

Non sottopondendosi agli arresti domiciliari, e prima all’obbligo di firma, Nicoletta ha riaffermato il principio di Antigone ma anche di Thoreau, che in America duecento anni fa condannava apertamente le scelte del governo statunitense, in particolare la permissione della schiavitù e la guerra espansionistica contro il Messico; per questi motivi egli si rifiutò di pagare le tasse, tentando di boicottare la politica del governo e di non contribuire al rafforzamento dello schiavismo nel Sud, ma presto venne incarcerato (probabilmente solo per una notte, poiché una sua zia pagò per lui la tassa in questione).

Proprio da quest’esperienza nasce la disobbedienza civile, in cui egli spiega i motivi del suo arresto ingiusto, sostenendo che è ammissibile non rispettare le leggi quando esse vanno contro la coscienza e i diritti dell’uomo. Poi si potrebbe ricordare la disobbedienza civile di Gandhi, di Martin Luther King di di Rosa Park che si rifiutò di cedere un posto in autobus ad un bianco nell’Alabama razzista o di Hanna Arendt che scriveva sull’argomento:

“quando un certo numero di cittadini ha acquisito la convinzione che i normali meccanismi del cambiamento non funzionano più o che le loro richieste non sarebbero ascoltate o non avrebbero alcun effetto”, oppure “quando essi credono che sia possibile far mutar rotta a un governo impegnato in qualche azione la cui legittimità e la cui costituzionalità siano fortemente in discussione”.

Come ha ricordato l’avvocato Emanuele d’Amico l’atto di Nicoletta è una scelta di disobbedienza civile e il processo deve tenere conto di questo contesto politico.
Dell’andamento processuale dell’udienza del 24 novembre si è già scritto molto e altri più competenti di me potranno approfondire le questione giuridiche e penali.

Di fronte alla forza etica e civile di Nicoletta lo Stato rappresentato dalla procura appariva debole, contraddittorio e balbettante. Lo dimostra anche il timore e i rinvii del suo arresto nonostante Carabinieri e Digos sapessero benissimo dove si trovava e dove si spostava. Gli stessi lo hanno anche esplicitato nella loro testimonianza quando hanno detto che l’arresto era facoltativo e si doveva evitare di intervenire per non creare maggiori conflitti. Ma in fondo dietro a questa titubanza, almeno nel caso di Nicoletta, è apparsa la questione che da 2000 anni pone la sfida al potere come l’atto di insurrezione compiuto da Antigone.

Nicoletta lo ha esplicitato bene nella sua lucida dichiarazione spontanea quando ha detto :

“ Le misure cosiddette cautelari sono state e sono usate a piene mani e in modo esplicito, quale arma di repressione per criminalizzare il dissenso e negare la libertà di pensiero e di espressione; un avvertimento che la giustizia non è uguale per tutti. La loro stessa natura di pene inflitte preventivamente, senza un regolare processo, con ampi margini di discrezionalità, le mette a nudo come strumento di giudizio etico-politico volto a colpire ciò che si è, più che ciò che si fa.”

Ecco, essere puniti per ciò che si è non per ciò che si fa è questo che spaventa di più. Il fatto in sé, la sepoltura veloce del fratello, non è cosi grave da meritare la morte di Antigone come non è grave il fatto di dichiarare pubblicamente di non sottostare alle misure restrittive, non scomparendo, non negandosi, ma impegnandosi nel mondo e nella storia come ha fatto in questi mesi Nicoletta.

Ciò che spaventa di più il potere dello Stato e ciò che ognuno è; la radicale umanità dell’individuo che non cede il passo alla oppressione o alla legge ingiusta che nega la libertà e l’umanità. In questo conflitto che si ripete dell’individuo di fronte alle legge ingiuste dello Stato Nicoletta non si è sottratta, non è fuggita, ma si è liberata si e riaffermata. E dopo 2000 anni ha riaffermato la storia di Antigone una storia umana che al dovere morale dell’obbedienza rilancia con forza il dovere profondo intimo e inalienabile dell’insurrezione.

(M.P. 28.11.16)