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Argentina. Liberati i quattro fermati di Entre Ríos per il blocco antifracking

Repressione violenta del blocco, cattura di tre attivisti e un giornalista lasciano interpretare a posteriori un’azione studiata a tavolino. Luogo di detenzione illegale, aggressioni e intimidazioni: un salto nel passato più buio.

di Massimo Bonato

I quattro fermati la notte del 3 agosto,  Facundo Scattone, Bernardo Zalisñak, Horacio Miguel De Carli e il giornalista Francisco Larocca, sono stati rilasciati. Assieme a centinaia di manifestanti avevano partecipato a un blocco stradale, nel tentativo di fermare quattro autoarticolati che trasportavano 20 tonnellate di macchinari a Salto, per eseguire lì perforazioni di saggio per l’installazione di pozzi di .

Ne danno notizia i giornali locali come «Concordia Directo», «Diario Junio», ma anche la versione italiana di «socioambientaleargentina».

Una detenzione non facile, che viene letta come pensata e realizzata a monte.  Ammanettati per tutto il tempo, aggrediti, e senza la possibilità di curare le ferite, come è occorso al giornalista Francisco La Rocca, il quale dichiara che “ciò che è successo è stato proprio di una dittatura”.

Del resto, Bernarndo Zalisñak, di 66 anni, afferma: “si può dire che sono stato torturato, colpiscono bene per non lasciare segni, ma alcuni mi sono rimasti, come quelle dei calci nelle caviglie… son riusciti a trasformare questo episodio in una specie di ESMA, (Escuela Superior de Mecánica de la Armada, tragicamente famosa durante la dittatura militare per essere il più grande centro di detenzione illegale e tortura dell’) io per la ESMA ci sono passato”.

Un salto nel passato anche per quanto riguarda sia l’intervanto della polizia la notte del 3, non giustificato da alcun mandato, sia per quanto riguarda il luogo di detenzione illegale, “non destinato alla detenzione”, in cui sono stati rinchiusi fino al trasferimento al tribunale di Concepcion del Uruguay (Argentina) dove è stata loro resa nota la causa intentagli dalla giustizia federale.

Fondamentale, a detta degli espponenti dei movimenti ambientalisti, è stata in questi giorni la pressione popolare che si è organizzata con manifestazioni in sostegno ai quattro tanto a Entre Ríos tanto in Buenos Aires e altre città del Paese.

Dopo questo ennesimo atto di repressione  che si aggiunge a quella del 2011 della Comunità mapuche di Gelay Ko, nella provincia di Neuquén, e quella del  28 agosto 2013 a Neuquén Capital – scrive «socioambientaleargentina» – si apre una nuova stagione della lotta al fracking in Argentina.
Come ha detto Bernardo Zalisñak dopo la sua liberazione: “Noi stiamo benissimo, solo che siamo molto arrabbiati. Con questo fatto hanno gettato benzina sul fuoco, le assemblee si sono moltiplicate per numero e per impegno, ma soprattutto per il sentimento di solidarietà della gente”.

M.B. 09.08.14