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Arsenali nucleari: minaccia incombente e crescente

20.000 testate – circa - distribuite tra 9 “Stati atomici”. Israele manda all'aria la conferenza TNP per il disarmo.

di Alfonso Navarra.

Gli arsenali nel corso del tempo hanno “proliferato”: oggi sono 9 gli “Stati atomici” ma 44 potrebbero entrare subito in corsa e creare il far-west . Già in possesso di 9 Paesi, i cinque permanenti del Consiglio di Sicurezza (USA, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) più altri quattro (India, Pakistan, Israele, Corea del Nord), con circa 20.000 testate, di cui ben 2.000, bomba più bomba meno, in stato di allerta permanente, possono in ogni momento provocare una guerra persino “per caso o per errore”.  La guerra è stata all’origine dello sviluppo di apparati tecnologici come Internet (gli USA hanno la rete parallela Milnet in funzione del “first strike”), e dell’accumulazione di materiale fissile la cui carica inquinante mette in ogni caso a rischio gravissimo la sopravvivenza dell’umanità.

Il grosso degli arsenali è concentrato nella superpotenza americana (circa 9.000 testate strategiche e tattiche) e nel colosso russo (circa 8.000 testate strategiche e tattiche). La potenza distruttiva è l’equivalente di 600.000 bombe di Hiroshima! Le tecnologie nucleari sono alla portata di un numero sempre crescente di paesi: l’Agenzia internazionale per l’energia atomica conta 44 Stati con “capacità nucleari” ed alcuni di essi, come la Germania ed il Giappone, sono “potenze nucleari latenti”: le testate, in grosso numero, le possono mettere insieme quando vogliono e dispongono delle competenze ehiroshima dei mezzi (le tecnologie missilistiche) per farle arrivare a destinazione.
Il nucleare militare dispone perciò di una formidabile piattaforma di lancio: il nucleare cosiddetto civile, che fa spesso da copertura per gli scopi bellici. Accumula il materiale fissile – uranio e plutonio – da cui si ricavano le Bombe (anche ritrattando le scorie radioattive derivanti dalla produzione elettrica), aiuta ad ammortizzare i costi sostenendo economicamente il complesso militare industriale energetico, porta consenso ad un apparato tecnico il cui impiego massivo è fuori dalla possibilità di controllo dell’attuale stadio della nostra civiltà.

Abbiamo già sfiorato più volte l’Apocalisse nucleare. Citiamo solo alcuni casi: Cuba 1962, falso allarme al NORAD nel 1979, Able Archer nel 1983, incidente della sonda norvegese nel 1995.

Nel 1962, mese di ottobre, la crisi dei missili di Cuba ci ha portato sull’orlo della guerra: i russi non forzarono il blocco navale americano intorno all’isola caraibica e Kruscev e Kennedy si misero d’accordo (con clausole segrete, che includevano lo smantellamento dei missili Jupiter in Italia).

Era il 9 novembre 1979, gli equipaggi dei missili balistici americani vennero messi in stato di massima allerta dopo che il computer comunicò il lancio da parte dei sovietici di un massiccio attacco nucleare contro gli Stati Uniti; l’allarme era in realtà generato da un video di esercitazione, erroneamente trasmesso sui computer del sistema di primo allarme americano. L’allarme raggiunse il NORAD, provocando il panico e scatenando reazioni disordinate; solo dopo sei minuti la rete satellitare americana diede conferma che nessun attacco sovietico era in corso.

Nel 1983, tra il 2 e il 10 novembre, durante il contenzioso tra Nato e Patto di Varsavia per gli “euromissili”, un’esercitazione delle truppe occidentali (“Able Archer”) rischiò di essere interpretata dai sovietici  come un attacco nucleare: da Mosca si stette lì lì quasi per dare l’ordine di lancio.

25 gennaio 1995, incidente del missile norvegese: il lancio di un razzo norvegese per ricerche scientifiche fu rilevato da un centro di controllo radar russo e scambiato per il lancio di un missile Trident a testata nucleare, diretto su Mosca; la Norvegia aveva precedentemente avvisato 30 paesi del lancio, Russia inclusa, ma il ministero della difesa russo, negligentemente, non aveva avvisato di questo i tecnici del rilevamento radar. Vennero attivate le procedure complete per ordinare un lancio di rappresaglia da parte delle forze nucleari russe, che il mappapresidente Boris Eltsin doveva autorizzare facendo uso delle sue “chiavi nucleari”. Dopo otto minuti, i satelliti russi confermarono che il razzo era diretto non su Mosca ma sulle isole Svalbard, ed il conto alla rovescia per la rappresaglia nucleare venne annullato.

Il concetto di Guerra Nucleare Non Intenzionale, ossia l’inizio di ostilità causate da un errore tecnico o umano, è stato ufficialmente enunciato, il 7 novembre 1985, da Reagan e Gorbacev. I due leader lo adottarono ammaestrati dallo scampato pericolo di Able Archer (l’esercitazione che stava per essere interpretata come attacco), supportati dalla consulenza tecnica dell’International Physicians for the Prevention of Nuclear War, sospinti dalla mobilitazione pacifista internazionale. La minaccia di una guerra accidentale è quindi tenuta in considerazione dai responsabili politici e militari, ma purtroppo, a quanto si deve costatare, meno dell’esigenza che l’apparato missilistico possa rispondere a dovere quando fosse chiamato a funzionare dalle “autorità legittime”. Il controllo attivo degli armamenti è reputato prioritario rispetto alla sicurezza. Questo è attestato dal fatto che nessuna Potenza, persino in situazioni di relativa calma politica, ha mai rinunciato a tenere spianata e con il colpo in canna la sua “pistola nucleare”: da questo punto di vista il “selvaggio West” era molto più sereno e rilassato dell’attuale situazione atomica.

Ci sono uomini della tecnostruttura militareindustriale che considerano la una possibile soluzione. Essi considerano la “Bomba” semplicemente come una super-arma della stessa famiglia di quelle che l’hanno preceduta, solo dotata di una carica esplosiva più potente. Non credono all’”inverno nucleare” paventato dagli scienziati, così come sono scettici sul cambiamento climatico da effetto serra. George Bush padre così rispondeva ad un giornalista nella campagna per le presidenziali del 1980 (correva come vice di Ronald Reagan): “Tutti quelli che vogliono farci credere che non si possa vincere una guerra nucleare sono degli imbecilli. Non basta che gli USA si contentino di avere abbastanza armi per dissuadere l’URSS; è necessario che siano in grado di vincere una contro l’URSS”. Cosa intendeva Bush per “vincere”? “Uscire dallo scontro con un vantaggio, sull’avversario, di sopravvissuti e di potenza industriale”. In tempi più recenti lo spettro di una guerra nucleare è stato sollevato dal presidente russo Vladimir Putin: “È meglio non scherzare con noi russi, perchè siamo una delle più grandi potenze nucleari”. Queste parole sono state pronunciate il 29 agosto 2014 davanti ai giovani di un campo scuola sulle rive del Lago Seiger. Accusato da Europa e Nato di lanciare un’invasione su vasta scala in Ucraina orientale, il leader russo si è vantato dell’arsenale nucleare di Mosca ribadendo che “le forze armate russe sono pronte a ricorrere ad ogni mezzo a loro disposizione per respingere qualsiasi aggressione“.

Storicamente abbiamo assistito, nonostante le barriere frapposte,war2 all’allargamento limitato del club nucleare, ma a parte ciò, i pilastri del Trattato di non proliferazione (TNP) sono messi a dura prova dalle nuove sfide del XXI secolo.

In questo contesto si è svolta (maggio 2010) l’ultima Conferenza di revisione del TNP, appuntamento che si celebra ogni cinque anni. Si è conclusa con l’adozione di un documento finale che delinea – solo retoricamente il rafforzamento dei suoi pilastri. L’unico punto positivo della revisione 2010 del TNP è aver raggiunto il consenso sull’idea di un Medio Oriente privo di armi nucleari. Il progetto di una Middle East Nuclear Weapons Free Zone, già avanzato in vari consessi internazionali, apparentemente è la soluzione cui la Comunità internazionale vuole ricorrere per attenuare i conflitti e gli attriti nella zona. La risoluzione finale, oltre ad avere auspicato la partecipazione di Israele al TNP, ha proposto la convocazione nel 2012 di una Conferenza internazionale per un Medio Oriente senza armi nucleari. La Conferenza non ha avuto luogo perché non ha fatto i conti con le posizioni israeliane: tale Stato, non partecipando, come si è detto, al TNP e non avendo mai annunciato ufficialmente il possesso di armi nucleari, condanna l’atteggiamento dei paesi aderenti definendolo “sbagliato e ipocrita”.

Abbiamo due potenze nucleari militari, facenti parte del CdS ONU: Francia, con 300 testate, e Gran Bretagna con 200. Abbiamo la Germania “potenza nucleare latente”, la NATO vede nel nucleare la “suprema garanzia di sicurezza” e contempla il “first use” nelle dottrine di impiego, con le “tattiche B-61 USA” in cinque Paesi (Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia), con i sommergibili che “non confermano né smentiscono”, con forse testate “inerti” in depositi tipo il Sito Pluto a Vicenza. Le 200 B-61, di cui 70 in Italia, sono in falso “ammodernamento” per un investimento di 11 miliardi di dollari entro il 2020. Le 50 di Aviano funzionano con la “doppia chiave”. Altre 20 sono a Ghedi. Le B-61-12 sono a teleguida, non a gravità, trasportabili dagli F35. La Francia, con il suo arsenale militare, con le 19 centrali ed i 58 reattori, è un Paese altissimamente nuclearizzato. In termini relativi tiene testa agli Stati Uniti: Hollande propone, dal 75% attuale, il 50% di elettricità da nucleare entro il 2025 e la chiusura di una sola centrale, Fessenheim, ai confini con la Germania. Abbiamo 14 Paesi con centrali nucleari attive, la Lituania ha una centrale in fase di disattivazione, Germania, Belgio e Svizzera hanno deciso di uscire.

A Ghedi ed Aviano sono dislocate 90 bombe atomiche statunitensi B-61. Lo indica il rapporto “US non-strategic nuclear weapons in Europe” presentato all’assemblea parlamentare della NATO. Le bombe nucleari sono tenute in speciali hangar insieme a cacciabombardieri statunitensi F-15 e F-16 e Tornado italiani, pronti per l’attacco nucleare. Lo spiegamento delle armi nucleari statunitensi in Europa è regolato da accordi segreti, che i governinon hanno mai sottoposto ai rispettivi parlamenti. Nell’accordo con l’Italia è, b-61con ogni evidenza, anche perché esistono dichiarazioni governative in tal senso, incluso il principio della “doppia chiave”: prevede che una parte di queste armi possa essere usata dall’aeronautica italiana sotto comando USA. A tal fine – rivela il rapporto – piloti italiani vengono addestrati sui Tornado all’impiego delle bombe nucleari. L’ammodernamento – costo 11 miliardi di dollari -che sostituirà le B-61 a caduta libera con le B-61-12 a guida di precisione integrerà tali ordigni con il caccia F-35 Joint Strike Fighter.
I piloti italiani dovranno fare nuovi training nucleari  su questi veicoli la cui acquisizione è oggetto di dibattito polemico in Parlamento. • Deputati “pacifisti” osservano che l’Italia in tal modo continuerà a violare il TNP che vieta agli Stati non nucleari di ricevere armi nucleari da chicchessia. (A.N. 15.09.14)