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Assemblea 5S/No Tav: contano le persone non il simbolo

Un'assemblea molto partecipata a Bussoleno, nella quale sono emerse le contraddizioni di un M5S che ha deluso molti dei suoi sostenitori. I problemi sono molti, il dibattito è aperto, gli eletti vivono un momento difficile, ma molti non sono più disposti a tollerare l'assenza di democrazia e dibattito interno.

di Bruno Garrone.

L’assemblea che si è tenuta ieri al polivalente di , indetta dagli attivisti/eletti/simpatizzanti locali, per un confronto con il territorio, non ha deluso le aspettative: sala gremita e dialogo sincero.

Sintetizzando alcuni degli interventi, possiamo darvi conto dei temi affrontati nella serata.

Francesca Frediani

Ha dichiarato che non ci si può nascondere, “vivo in questa comunità, e non voglio farlo”. Abbiamo voluto uscire dalle chat, dai social, per un confronto nel mondo reale. Perché, ci hanno domandato, un assemblea  aperta? perché quando si organizzano campagne elettorali, e si fanno promesse, non si fanno selezioni. Questo è un momento di ascolto, di dialogo, aperto. Partiamo dal presupposto che esiste tra di noi rispetto reciproco, come è sempre stato per la lotta , e l’obiettivo è sempre quello: fermare un’ opera, non ostante tutto quello che sta accadendo, e che non ci piace.

Ha fatto il punto sul rapporto tra Movimento 5S e quello No
Siamo qui – ha iniziato Perino,- perché i 5S che abbiamo mandato a rappresentarci nei comuni, in Regione, e nel Parlamento (anche se a Roma qualcuno si è dimenticato del movimento), tutte queste persone erano no Tav. Siamo noi ad averli mandati a sedersi su quelle scomode sedie (che sono tali se sei una persona seria!). 

Siamo qui per fare il punto della situazione con questi nostri rappresentanti che sono frastornati, come noi, e sono indecisi su cosa fare. Alcuni punti fermi però li abbiamo, – ha dichiarato Perino,-. Questi eletti sono No Tav, eletti come No Tav, per difendere la lotta del movimento No Tav. Fate parte del perché ci era sembrato che fosse la compagine politica più vicina al nostro modo di intendere lo sviluppo, e quindi la più idonea a rappresentarci. Si sono però alleati con un alleato privo di scrupoli, con una antica esperienza politica parlamentare, mentre i “nostri” avevano solo cinque anni trascorsi all’opposizione. E, per una strana serie di vicende, persone esperte, come Marco Scibona, sono state escluse da successive esperienze. 

Perino ha ricordato l’intervento a gamba tesa del Presidente della Repubblica sul contratto di , quando, inizialmente questo prevedeva chiaramente il blocco del Tav, pretendendo che il testo fosse modificato. Ma, nei Cinque Stelle, c’è chiaramente chi ha lavorato a favore di questa pretesa di Mattarella, – sottolinea Perino. 

La conclusione – chiosa Perino, – è semplice: il popolo No Tav pretende che questi eletti nel M5S, non abbandonino la posizione per cui sono stati votati. La lotta deve continuare su quelle sedie scomodissime. Si facciano sbattere fuori, piuttosto, da questo M5S, che non è più il movimento che abbiamo conosciuto e votato, il movimento di che veniva qui a fare le battaglie in Clarea, ma ha scelto altre strade. Non ci sono governi amici. Noi siamo il movimento che difende la Terra, l’Ambiente, la vita dei figli che verranno, le casse dello Stato e del futuro, che va ben oltre il Tav. 

Infine -ha sottolineato Perino,- come Movimento No Tav, non potremo accettare e tollerare chi, all’interno del M5S, sostenesse l’ignobile decreto Sicurezza bis, dopo aver già votato il primo: non devono fare la fesseria di avvallare questo secondo scempio. Più ancora importante del Tav ci sono il rispetto delle libertà individuali, il rispetto di chi manifesta legittimamente, le proprie opinioni, e il rispetto per chi si oppone alle leggi ingiuste, liberticide, e razziste. Rimanete quindi ai vostri posti ma andatevene da questo movimento che ha perso la bussola.

Ha introdotto il suo intervento tenendo a specificare che i fatti, di cui avrebbe parlato, accaduti nell’ultimo anno tra il M5S e i tecnici No Tav, sono documentati dalle chat che sono state conservate come prova documentale del difficile rapporto avuto con il Movimento 5S.

Dopo la vittoria del 4 marzo 2018 – ha dichiarato Giunti,- possiamo dire, senza timore di smentita, essendoci molti testimoni, che chi è andato al governo (del M5S) ha ascoltato con molta attenzione i consigli di Mario Virano (ex direttore dell’Osservatorio, oggi direttore TELT) e ha ignorato i consigli dei tecnici No Tav. 

Questo governo, ha compiuto, nei confronti del territorio della , degli sgarbi che nemmeno i precedenti si erano permessi. Dal Maggio dell’anno scorso, il ministro Toninelli non ha trovato il tempo di incontrare i sindaci della valle, l’Unione Montana, e altri soggetti interessati. Lo fece Maurizio Lupi (Fi) quando era ministro (pro Tav), non l’ha fatto il M5S. Noi tecnici non siamo stati “usati”, non siamo stati ascoltati per davvero, e non abbiamo avuto una reale possibilità di interlocuzione con il governo. 

E’ stato detto che, come tecnici abbiamo avuto incontri ai massimi livelli. No, questo non è assolutamente vero. Gli incontri sono stati tre. Uno al Ministero dell’Ambiente, un incontro che abbiamo costruito noi, senza nessun interlocutore del governo. Un altro incontro, precedente, era stato stato solo di contatto e presa di conoscenza. In ultimo solo quello di Febbraio di quest’anno, esclusivamente dedicato alla questione dei bandi. Un incontro che non volevano concederci e che ha avuto luogo solamente per le pressioni degli eletti comunali e regionali del movimento.

Non ci sono stati altri incontri. In questi non si sono mai approfonditi i temi come avrebbe dovuto essere; valutando ipotesi di studio in modo corretto e scientifico, i pro e i contro. I nostri interlocutori hanno dimostrato interesse, ma nulla di più. Poi dopo una settimana ci dicevano che “non si poteva fare”, perché qualcuno gli aveva detto così. Chi? Con quali argomenti? Non l’abbiamo mai saputo. 

Quando si collaborava con Marco Scibona (ex senatore M5S) e Stefano Girard (collaboratore di Scibona), avevamo piena partecipazione, sopratutto per aggiornarci, reciprocamente, sulle documentazioni, e informazioni, che riguardavano la questione Tav. Adesso, con i referenti attuali, ho la documentazione, in una chat, dove alle nostre richieste di documenti, ci veniva risposto che “non erano necessari”, perché la questione (del Tav) sarebbe finita da lì a una settimana.

Noi siamo comunque sempre a disposizione per lavorare sul tema Tav. Ci sono argomenti forti che potrebbero essere usati non come No Tav, ma per il rispetto degli accordi internazionali sottoscritti, facendo davvero gli interessi del popolo italiano (e questo è stato spiegato anche a Di Maio nell’incontro di Torino). Per esempio c’è la questione della ripartizione dei costi; poi la questione, più volte sollevata (e mai affrontata) del perché si permetta a TELT, società di diritto francese, di agire per i propri interessi sul territorio italiano. 

Federico Valetti (ex consigliere regionale M5S)

L’ex consigliere, che si è occupato in particolare di trasporti, ha precisato che la preoccupazione riguarda i pericolo di vedere andare in fumo dieci anni di lavoro, spesi per cercare di costruire una forza politica alternativa al “sistema” e che, oggi, risulta dissociata dal territorio, e anche da se stessa.

E’ mancata comunicazione tra M5S e Movimento No Tav, ma anche, tra gli stessi eletti del movimento 5S. Come consiglieri regionali non siamo riusciti ad avere incontri con il ministro dei Trasporti. Le critiche -afferma Valetti, le ho sempre fatte all’interno. Ma c’è stato sempre troppo timore delle critiche, per paura di distruggere la creatura 5S, in quanto già attaccata dall’esterno. Ma non è servito tacere per senso di responsabilità. Chi ha criticato è stato emarginato comunque, e questo non è democratico. La mancanza di democrazia all’interno del movimento ha consentito la scalata di arrivisti, e mediocri. La stranezza è che si sono messe in crisi delle giunte importanti, pur di non realizzare dei canali comunicativi a chi chiedeva informazioni. Il movimento era ambientalista, e sono accadute cose anche peggiori del Tav, senza dare spiegazioni. Sono arrivato a pensare, ha spiegato Valetti dopo il racconto di un aneddoto, che il discorso del vincolo di mandato, come lo abbiamo inteso, non vale più, non ha più senso, perché, con questo governo, non esiste più il nostro movimento cinque stelle.

Franco Trivero (candidato uninominale per M5S)

Sono qui per chiedere scusa, ha dichiarato Trivero, sopratutto ad Alberto Perino, per essersi esposto, e aver creduto che il movimento fosse la strada giusta per la nostra lotta. Ho creduto anche io, per dieci anni, di poter far parte di quella parte sana del paese che aveva deciso di partecipare e di cambiare le cose, in questo paese.

Abbiamo ottenuto una percentuale alta, quasi come quella della DC dei tempi migliori (che raggiungeva il 38%). Nessuno di costoro si è però mai sognato di andare in televisione a dire che non riuscivano a fare delle cose perché non avevano il 51% dei voti!

Mi auguro che nessuno abbia mai il 51%, perché sarebbe un autoritarismo, un pensiero unico che non vogliamo più vedere. Caro Beppe abbiamo dato la legittimità a rappresentarci a dei giovani di 25/30 anni che, a differenza nostra che ne abbiamo 50/60, non hanno capacità di distinguere competenza ed esperienza, e professionalità, che in questo anno si sono viste davvero poco.

Con il Tap, il terzo valico, sono state accettati degli atti criminali nei confronti del’ambiente. Anche uno studente al primo anno di diritto privato capirebbe che sul TAV, dopo la costi/benefici, si configura, nelle posizioni della Lega, una chiara violazione del contratto di governo. Conte non è l’avvocato degli Italiani.

Molti altri interventi anno animato la serata e il dibattito. Saranno presto disponibili nella loro interezza a cura del Controsservatorio della Val Susa.

Dimitri De Vita (consigliere 5S Città Metropolitana), ha confermato che alla disponibilità dei tecnici No Tav, non è corrisposta una adeguata attenzione da parte degli organismi centrali del movimento. Un silenzio insipiente: da Roma si capisce che c’è chi si definisce , non ha capito però il senso di questa definizione, della grande responsabilità che rappresenta. La scelta del governo Cinque Stelle è stata Si Tav; inutile negarlo. Ma non si tratta di tradimento, ma, più probabilmente, l’aver mandato persone a Roma non all’altezza della situazione, di questo dobbiamo chiedere scusa.

Guido Montanari (ex vice sindaco di Torino) ha denunciato che non si vedrà più la fascia tricolore di Torino alle manifestazioni in Valle; avendo la sindaca Appendino deciso di allinearsi al volere di Di Maio, dopo aver esautorato il vice sindaco. Questa strada non farà bene al movimento e a quanti credono nella difesa dei beni pubblici e dell’ambiente. E’ necessaria una riflessione profonda su cosa fare in futuro. Gli obiettivi del movimento non sono finiti, da lì si deve ripartire. A Torino bisogna sfidare le posizioni della sindaca e uscire dalla maggioranza. La sindaca deve ripensare a molte scelte. Uscire anche dal governo, se necessario, per avere nuove prospettive.

Presenti anche le consigliere del comune di Torino Marina Pollicino, e Viviana Ferrero, Maura Paoli, Daniela Albano, e Roberto Malanca. L’ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano, che sostenuto la necessità di non dimettersi, perché gli “assenti” hanno sempre torto. Mentre la Ferrero ha ricordato che la questione Tav è una battaglia per un certo modello di sviluppo. Presente anche Sandro Plano, ex sindaco di Susa, che ha sottolineato il Tav come questione dirimente, per il futuro dell’Italia, ma non solo: se si approfondiscono gli interessi degli elettori, si scopre che quelli del M5S e del PD, condividono molti progetti e visioni, mentre i vertici eletti continuano a litigare. Su questo occorre riflettere. 

Presenti anche consiglieri del Consiglio Comunale di Pinerolo, e l’assessore Martino Laurenti, che stanno meditando di uscire dal movimento in segno forte di protesta contro il cambiamento di rotta che è stato intrapreso. 

Ha chiuso la serata Francesca Frediani, sottolineando le difficoltà del momento, ma esprimendo estremo dispiacere per l’ostracismo nei confronti della sua persona, all’interno del movimento, nonostante la rinnovata fiducia ricevuta dal  territorio. In Valle il Movimento è ancora presente; ciascuno sta vivendo il suo personale travaglio sulla situazione, e ogni situazione degli eletti è differente, ma il segnale che mandiamo a Roma è certamente chiaro.

(B.G. 02.08.19)