Aula bunker forever

Un processo condotto dalla Procura con continue provocazioni nei confronti della difesa che denuncia violazioni costituzionali e della Convenzione dei diritti dell'uomo. DSCN1521 E' un crescendo lento di tensione che si registra al maxiprocesso contro i no tav. C'erano fin dalle premesse tanti piccoli segnali (es. la copiosa  documentazione video inviata sotto data agli avvocati, ecc.) che facevano presagire l'atteggiamento dei Pm. Poi sono arrivate le opposizioni a tutte le istanze della difesa, anche quelle più naturali connesse al principio di conduzione paritetica del processo. La Corte ci ha messo del suo respingendo quasi tutte le istanze difensive. Intanto cresce all'esterno il presidio poliziesco quasi si aspettassero proteste ben più marcate di quanto possa l'esiguo pubblico di no tav torinesi (ma dove sono i valsusini?).

Il risultato di oggi è stata un’udienza spezzettata da continue sospensioni per valutare le proteste e le eccezioni dei difensori. A scoprire il gioco dei tanti rinvii sulla decisione di trasferimento del processo in aula normale è venuta la decisione di rendere permanente l’aula bunker come sede processuale. Non che incida sulle sorti finali ma certamente è un sigillo denigratorio sugli imputati, associati indirettamente a quelli di mafia e terrorismo, ad uso puramente mediatico. Non a caso, il digrignoso Pm Rinaudo (che mostra scarsa considerazione per il pubblico ostinandosi a parlare a bassa voce e fuori microfono) cita le minacce all”imprenditore” Lazzaro come una delle cause della necessità di non preannunciare alla difesa i nominativi dei testimoni da produrre  (obiezione respinta dalla Corte perchè le minacce risalirebbero nel tempo a ben prima del processo). Tra le accuse rivolte alla Procura, quella di aver acceduto a file della difesa  sequestrando il pc del consulente Pittavino con una perquisizione nei giorni scorsi.

Dopo due sospensioni per le proteste degli avvocati secondo cui si violano in continuazione i diritti della difesa si arriva all’audizione del primo teste d’accusa, il dirigente della Digos Petronzi a cui viene chiesto di raccontare nei dettagli lo svolgimento delle operazioni di sgombero della Maddalena. Con l’aiuto di riprese agli atti e di un eloquio forbitissimo in gergo burocratico-poliziesco (abbondanza di altresi, ovvero, aliquote, si evince, antecedentemente, ecc.) il teste ripercorre la giornata, spronato dai Pm, fornendo nomi,dati e particolari anche interessanti su pianificazione e realizzazione dello sgombero (es. lanciati 711 (!) sassi dai dimostranti e 280 lacrimogeni dalle FFOO). Nei filmati, Petronzi ha riconosciuto Guido Fissore. La difesa intanto riscontra che le riprese dall’elicottero del sovrintendente De Luca si interrompono significativamente poco prima dell’episodio altrimenti documentato delle violenze sul fermato/imputato Soru. Alle 14 la deposizione era ancora in corso. (F.S. 5.7.2013)