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Aula bunker – Processo ai No Tav

No Tav, si parte e si torna sempre tutti insieme - un principio-forza del movimento.La discussione sugli omissis in una relazione della Questura

di Fabrizio Salmoni.

Un'udienza partita fiacca ma ravvivata nella seconda parte con l'escussione del dirigente Digos, Fusco, protagonista del 27 Giugno allaula bunker1a Maddalena.

Torino, aula bunker, 25.10.2013. Andando per ordine, la Corte si riunisce quasi subito per respingere una richiesta di rinvio da parte di un avvocato della difesa impossibilitato a presenziare. Poco prima, gli imputati presenti in aula provocano un piccolo incidente per chiedere a gran voce di far togliere dalla gabbia Lorenzo "Lollo" Minani, studente universitario, unico imputato detenuto a Milano dal 3 Settembre per altri fatti. "Lo vogliamo con noi! - rivendicano con l'appoggio del pubblico - Non vi basta l'aula bunker per la sicurezza?".videojpgb

Valutata una situazione che rischiava di perdurare, il Presidente Bosio acconsente a far accomodare Minani vicino ai suoi compagni. Una piccola vittoria che produce un documento in cui viene illustrata l'origine della nuova vicenda giudiziaria del detenuto. Ma per i No Tav, si parte e si torna sempre tutti insieme - un principio-forza del movimento.

La discussione sugli omissis in una relazione della Questura più annerita di censure che in chiaro si trascina per un'altra mezz'ora nell'ambito di ordinarie schermaglie processuali tra le parti con l'unico intento di puntiglio reciproco ma utile per le difese in qualche misura a prendere tempo tanto più che diversi elementi "omissi" si erano ormai rivelati nel precedente interrogatorio del capo della Digos Petronzi.

E’ quindi la volta di concludere l’interrogatorio di quest’ultimo su dettagli concernenti la partecipazione dello stesso alle aula bunker2riunioni in Prefettura precedenti lo sgombero della Maddalena e le competenze “sul campo”. Ne risulta per esempio che l’ordine di utilizzo degli idranti il 3 Luglio sia pervenuto direttamente dal vicequestore Sanna che aveva il comando delle operazioni. Qualche mormorio ostile ha accolto quella che è suonata come una vera e propria bugia quando il teste ha negato che siano stati sparati lacrimogeni sull’area del piazzale della Maddalena durante lo sgombero. Per smentirlo basterà probabilmente produrre le fotografie ormai conosciutissime scattate dal versante di . A fronte delle continue opposizione del pm Rinaudo sulla natura delle domande dei difensori l’avv. Milano sgombero maddalenadeve protestare. “Ma insomma, diteci allora che domande possiamo fare!”.
Il fulcro dell’udienza si raggiunge con la chiamata a deporre del Dr. Fusco, dirigente della , addetto generalmente alle indagini dal suo ufficio in Questura. L’aspetto dimesso, da impiegato statale, occhiali e baffetti, ne nasconde la natura impetuosa. Si rivela infatti un fiume in piena commentando le immagini filmate del 27 Giugno alle cui operazioni era stato chiamato occasionalmente sul campo per la straordinarietà delle circostanze. Era responsabile di un’unità mista -polizia giudiziaria insieme ai colleghi Scartello, Barriale e Federico, tutti agli ordini del vicequestore DiGaetano. La sua cronaca concitata, espressa in un simpatico linguaggio da poliziotto-burocrate (“avevamo contezza…” – trad. ci accorgevamo; “apparato anulare sinistro” – trad. il dito anulare; “per esigenze cooperative” – trad. per coordinarci, ecc.) trasforma la sua performance in mezzo agli agenti dei reparti mobili che irrompono dall’autostrada in un’impresa che ha poco da invidiare alla presa di Iwo Jima: avvicinamento alla barricata con la ruspa, primo assalaula bunker4to a piedi respinto sotto una gragnuola di proiettili, rimane ferito all’ “apparato anulare sinistro” da una pietra e si fa curare stoicamente sul campo, riparte all’assalto con una seconda ondata e finalmente conquista il piazzale. E’ dappertutto: alle 5 sotto il tunnel, alle 9 sul sentiero (primo assalto), poi di nuovo sull’autostrada, poi finalmente sulla vetta alle 9,25 ma intanto sa tutto anche di quanto succede sulla via Avanà, per sentito dire alla radio di servizio. Non solo risponde agli assist dei pm ampliando a dismisura la narrazione, abbellendola con apprezzamenti personali – “commentatore qualificato” lo chiama l’avv. Novaro suscitandone una contenuta stizza – e distribuendo giudizi e appellativi: i dimostranti buoni e quelli cattivi, i violenti, le “frange estremiste”, i facinorosi, “il buon Rossetto…” (ripreso dall’avvocato, risponde malignamente “avrei dovuto dire ‘il cattivo.aula bunker3..?’), denuncia “l’atteggiamento ostruttivo” di un avvocato del legal team che chiedeva garanzie per un fermato. Insomma, un fiume in piena, uno zelante “servitore dello Stato”. Poi però, dopo aver identificato numerosi dimostranti nei filmati, riferisce su domada della difesa di averne visti direttamente due mentre non compivano atti illegali; “crede” che insieme alla vernice bianca versata dai dimostranti sulla ruspa ci fosse mischiata ammoniaca ma non si ricorda chi glielo ha detto; denuncia una lesione di 76 giorni, 30 dei quali passati in vacanza e qualche successiva scappata in ufficio per disponibilità lavorativa. Insomma, più che una testimonianza, uno sfogo. Gli avvocati sembrano pregustarsi gli argomenti offerti alla difesa da un testimone di accusa cosi entusiasta del suo giorno di guerra da protagonista. Da oggi il Dr. Fusco torna nell’anonimato del suo ufficio-archivio.

(F.S. 25.10.13)