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Biomassa nel Matese. Un nuovo Tav?

Paolo Di Laura Frattura, governatore della Regione Molise si impunta. E i cittadini dicono no.

di Monika Crha

In un mondo che a parole viaggia verso l’ecosostenibilità, capire se quello che viene messo in atto, in tema energetico, da chi ci governa, è frutto di sagge decisioni o di autentiche “fregature” risulta essere ai più impresa assai complicata.

Le centrali a biomassa si inseriscono perfettamente in questo discorso. Perché anche su questo terreno fazioni contrapposte si battono sfornando dati e formule incomprensibili per i non addetti ai lavori.

Potenzialmente all’interno delle suddette si può rintracciare una risposta ad una parte del fabbisogno energetico perché  il nostro Paese, con la biomassa,  è diventato il terzo produttore/utilizzatore mondiale, dopo Cina e Germania. Un esempio é che la regione Piemonte si é prefissata di coprire in pochi anni un’ importante percentuale del fabbisogno energetico attraverso questa tecnologia.

La considerevole quantità di denaro pubblico che si sta riversando in questo settore sta però inquinando un percorso che dovrebbe essere virtuoso, ed è quanto probabilmente sta accadendo per la realizzazione di due centrali nella valle del Matese.

La modalità ricorda  le opere del Tav.  Cantieri militarizzati, -nonostante non ci fossero motivi reali-  per consentire l’avanzamento dei lavori. Sembra di stare in val di Susa.  Popolazione e sindaci contrari alla messa in opera. Come di prassi però anche nel Matese c’é un governatore della Regione, Paolo di Laura Frattura,  che questa cosa la deve fare!  Lui é esponente  della maggioranza di centrosinistra ma è nel mirino della pubblica opinione per presunti interessi privati essendo socio di un’azienda, la BioCom che si occupa proprio di realizzazione di centrali a biomasse.

La condizione in cui vive la popolazione del Molise sarebbe peggiore di quella in cui si trova la Val di Susa  perché mentre qui le opere genererebbero criticità ambientali, là le criticità ambientali  sono state già ampiamente riscontrate.

Ma vediamo che succede nel Matese, come reagisce la popolazione, quali le modalità della protesta.

I comitati civici e le associazioni ambientaliste hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Campobasso. Una denuncia nella quale chiedono all’autorità giudiziaria di verificare se il procedimento finora seguito per la concessione delle autorizzazioni sia  corretto. E se siano state rispettate tutte le leggi in materia di salute pubblica e rispetto dell’ambiente. O se, al contrario, sia stata commessa qualche irregolarità.

“La Regione – ha detto Alfonso Mainelli, responsabile dell’associazione Area Matese, che da tempo si batte contro le centrali a biomasse – deve mettersi in linea con il rispetto delle leggi nazionali in materia di tutela ambientale, tanto più che ha già ricevuto un richiamo formale dal parte del Ministero dell’Ambente. Chiediamo l’intervento del Prefetto di Campobasso, chiamandolo a verificare il rispetto delle leggi”.

Oltre ai cittadini e alle associazioni anche i sindaci dei comuni del Matese si stanno mobilitando. Con un ricorso al Tar Molise, in cui chiedono lo stop alle autorizzazioni concesse. Un appello alla giustizia amministrativa che va di pari passo con la richiesta di intervento della Procura di Campobasso, chiamata ad aprire un fascicolo di indagine, a tutela della salute delle popolazioni della zona.

Come andrà a finire? I tempi si prospettano lunghi. C’é da chiedersi perché si debba lottare per un mondo ecosostenibile visto che in questo mondo ci viviamo tutti, a chi piaccia o no. Eppure é così, di nuovo. Perdere il conto delle volte nelle quali ci ritroviamo ad analizzare i comportamenti dei politici é diventata una ginnastica alla quale ci stanno abituando. Ma per quanto ancora ci piacerà restare allenati?

M.C. 18.10.14

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