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Bitcoin: la moneta complementare sempre più diffusa

Bitcoin è la moneta complementare più diffusa. Da dove nasce l'idea e perché usare una moneta complementare?

di Minimo Gramelloni.

Al 39° piano di un grattacielo di Canary Wharf, nel distretto finanziario di Londra, è stato fondato l’incubatore aziendale Level39, dove un Gruppo di Studiosi analizza le nuove idee e tecnologie del settore finanziario, e si prova ad immaginare come sarà il futuro, soprattutto del denaro.

Si perché da quando è scoppiata la crisi, al tempo del fallimento della Lehmann Brothers , sono ormai trascorsi 8 lunghissimi anni , e non si intravede ancora l’uscita dal tunnel.

Tra i tutti i fenomeni nati spontaneamente per trovare una soluzione a questa crisi, sicuramente quello delle monete complementari è stato il più vistoso, sia a livello nazionale che estero.

Sono circa 5.000 monete le monete complementari che stanno circolando attualmente a fianco delle monete ufficiali. Sono variopinte, alcune in formato cartaceo, altre in formato elettronico. Ormai fanno parlare di sé in convegni, pubblicazioni e conferenze e stanno diventando un fenomeno di costume.

bitcoin moneteIn Italia esperienze come il Simec del prof. Auriti negli anni 90,hanno fatto giurisprudenza, e di seguito lo SCEC ed il Sardex sono diventati di utilizzo abituale tra cittadini e imprenditori , soprattutto nel settore del Commercio Etico e dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS).

Anche in si prova a divulgare la moneta alternativa SUSINO, che per adesso ha valenza di buono sconto.

Ma sicuramente la Regina di tutte le monete complementari, che più ha avuto diffusione a livello planetario è stato il . Nata nel 2008 nel solo formato elettronico, il ormai muove milioni di unità al giorno in tutti gli Stati del mondo.

E’ arrivato ad avere un rapporto di cambio di circa 290 euro, ma il suo valore sembra destinato ad aumentare. L’aspetto più sorprendente è che il bitcoin si cambia quotidianamente in dollari, euro, rubli e altre valute legali.

Molte aziende anche blasonate lo accettano, come Amazon per esempio, e addirittura lo accetta l’Università di Nicosia a Cipro per il pagamento delle tasse universitarie. In Canada ed in Finlandia, esistono addirittura dei bancomat in bitcoin dove poter inserire la valuta legale per ricevere in cambio i bitcoin corrispondenti sul proprio smartphone o sul proprio pc.

Ma cos’è il BITCOIN?

Sei anni fa, un internauta anonimo che si faceva chiamare Satoshi Nakamoto, diede il via a una delle prime implementazioni del concetto di criptovaluta: una moneta virtuale , priva di riferimenti diretti a beni reali e gestita non da una banca centrale, ma da un database distribuito tra i mille nodi della rete.

E’ così che è nato il bitcoin, la moneta invisibile che funziona in modo semplicissimo: chi aderisce al sistema, dispone di un portafoglio digitale e può effettuare transazioni verso chiunque abbia un indirizzo bitcoin, senza la possibilità da parte delle autorità di sequestrarlo o svalutarlo.

All’inizio il Bitcoin è stato screditato sia a causa delle notevoli oscillazioni del cambio, sia perché ritenuto un fenomeno di moda passeggera, ma alla lunga si è affermato come sistema solido e basato su una tecnologia denominata blockchain molto interessante, sulla quale i cervelloni di Level39 stanno seriamente analizzando.

Ma perché le Monete complementari si stanno così evolvendo?

I motivi sono molti.

Innanzitutto si parte dal principio Auritiano che una Moneta è da considerarsi tale nel momento in cui ne viene accettato il valore, instaurando una circolarità fiduciaria tra aderenti a un patto esplicito e chiaro.

Inoltre in un periodo in cui le hanno smesso di fare le e non erogano più finanziamenti, e per quanto riguarda l’Europa ,la perdita della Sovranità Monetaria dei singoli Stati, le oscillazioni e le disponibilità valutarie non più possibili sono compensate dalle “emissioni” di valuta locale.

Insomma, ci vorrebbe un po’ di creatività che oggi manca, e la creatività significa sfidare i miti della Classica Bocconiana, che ci hanno condotto a questa monotona politica dell’austerity , con conseguente paralisi economica e motivazionale.

(M.G. 18.11.15)