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Brasile il golpe che fa un salto indietro nella storia

In Brasile prosegue il golpe di Temer .Il Senato vota l'allontanamento della presidente Dilma Roussef. In piazza la repressione e le violenze della polizia.

di Manfredo Pavoni Gay.

Alla fine il Senato brasiliano dopo una seduta notturna con 55 voti favorevoli e 22 contrari ha deciso l’allontanamento della presidente Dilma Roussef. Il Brasile si è svegliato in un ritorno al passato costretto dalla coazione a ripetere di questa fragile democrazia che allontana i presidenti non graditi come nel 1964 quando un golpe civile militare cancellò l’esperienza democratica del governo di Jan Goulart.

La Casagrande residenza simbolica della classe prenditrice degli oligarchi del latifondo ben descritta nel libro del sociologo brasiliano Gilberto Freyre “Casagrande e Senzala” non può accettare che neri e indigeni, figli di muratori e contadini, possano osare occupare gli stessi posti dei figli dei ricchi e dei bianchi. Nelle università e negli aereoporti non era accettabile la presenza di poveri di indigeni di afrodiscendenti che con la legge della quota accedevano in questi anni agli studi. Il loro posto è dunque ora e sempre nel senzala.

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E così una presidente eletta con 54 milioni di voti è stata rimossa da una banda di 55 senatori con conti milionari all’estero, con accuse di traffico di droga e di armi, gli stessi che nelle loro fazende sfruttavano, fino a qualche decenni, lavoratori in stato di semi schiavitù. Anche nei social media nei gruppi di discussione i militanti e gli elettori del Pt non lesinano critiche agli errori compiuti in questi anni. Il più citato quello di aver cercato a tutti i costi alleanze spurie con partiti conservatori invece di scegliere l’opposizione e rafforzare il proprio campo di sinistra dei movimenti sociali dei sindacati. Ma questo è un problema trasversale che colpisce le varie sinistre nel mondo.

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Resta il fatto oggettivo che Dilma Roussef non ha commesso alcun crimine per dover subire questa rimozione. Il crimine cosidetto dela Pedalada fiscal non è altro che un aumento del debito pubblico, cioè spendere i soldi pubblici per garantire, in una fase di economica mondiale, i programmi sociali e i diritti dei lavoratori. Praticamente la Presidentessa viene rimossa per aver aumentato il debito pubblico scommettendo, come nel passato, su una maggiore crescita economica e su un Pil previsto, che poi invece si è rivelato più basso. È come se in Italia tutti i presidenti del Consiglio dagli anni 60 a oggi fossero stati rimossi per aver speso più soldi di quello che le rigide regole economiche pretendevano. Infatti il nostro Paese ha il 2° debito pubblico più alto del mondo 2000 miliardi di dollari ma nessuno è stato accusato di crimine fiscale.

E’ triste lo spettacolo della presidente che si dirige a salutare le migliaia di persone davanti al palazzo del Planalto ripetendo di non aver commesso nessun crimine chiedendo di mantenere alta la mobilitazione democratica e concludendo di aver lottato tutta la vita per la democrazia, di essere stata negli anni settanta detenuta clandestinamente dalla dittatura per tre anni, e torturata brutalmente per la sua militanza. Dietro di lei il presidente Lula è terreo quasi incredulo, mentre Dilma Roussef saluta le donne e i movimenti che presidiano il palazzo.

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Quello che forse i giornali mainstream, abituati a fare il copia incolla delle agenzie di rete globo, non vi diranno è che ieri mattina un aereo che portava 100 donne dei movimenti social, deputate indigene e afro discendenti a Brasilia, è stato bloccato sulla pista e le donne sono state arrestate per qualche ora per aver gridato durante il viaggio slogan contro il golpe e contro Cunha e il presidente Temer. Tra queste c’era anche la segretaria del Partito comunista di Bahia Alicia Portugal che ha postato le foto dell’arresto.

Oppure della dura repressione ricevuta dai manifestanti ieri a Brasilia durante la votazione in senato con un ragazzo di 17 anni quasi strozzato dalla polizia militare. O che il presidente ad interim Miche Temer aveva nominato un ministro del suo partito per la difesa e che il capo di stato maggiore non aveva gradito, non per motivi politici, il ministro proposto è di destra, ma perché troppo Giovane(40 anni) per comandare militari di 60 anni. Prontamente il candidato è stato ritirato da Temer, giusto per capire chi comanda davvero nel nuovo governo. Il nuovo governo Temer si presenta con il volto più retrogrado che ci si poteva immaginare; non vi è ne una donna dopo circa 36 anni di democrazia tra i ministri appena nominati, tanto meno indigeni e afro discendenti.

Vengono aboliti il Ministero della cultura, il Ministero dello sviluppo agrario che si ocupava di riforma agraria e terra destinata a indigeni a afro discendenti, il Ministero delle pari opportunità e dell’uguaglianza razziale.
In anteprima vi posso già dare i nomi e qualche informazione di coloro che occuperanno nel governo Temer i ministeri più rilevanti:

Ministro della giustizia: Alexandre de Morais (PSDB) avvocato che difendeva l’organizzazione criminale di São Paolo PCC(Primero Comando Capital) è accusato in diversi processi a São Paolo per collaborazione con il crimine.

Ministro degli esteri: José Serra(PSDB) detiene il record di tredici procedimenti per frode elettorale

Ministro dell’agricoltura: Blairo Maggi(PR) accusato di corruzione nell’Operazione Ararath

Ministro del Lavoro: Alez Canziani(PTB) è accusato di peculato in due processi

Ministro dell’industria: Henrique Meireilles(PSDB) è accusato di evasione fiscale.

In questo momento mentre scrivo sono le 23 di giovedì 12 maggio e migliaia di donne sono accerchiate e duramente represse davanti alla sede del governo a Brasilia e diversi sit in e concentramenti contro il governo di Temer sono violentemente repressi a São Paolo e a Rio Grande do Sul.

Il logo che accompagnava il governo di Dilma Roussef “Patria Educadora”, è stato anch’esso cancellato, al suo posto è stato posto quello più vecchio, tetro e grigio di “Ordem e Progresso”, quello che i movimenti indigeni e afro discendenti traducono con genocidio e sfruttamento.

(M.P.G. 13.05.16)

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