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Bussoleno: presentazione della ricerca del controsservatorio sul rapporto Media/No Tav

Il rapporto tra No Tav e i media è da sempre difficile e oggetto di critiche da parte del movimento. Ora uno studio conferma scientificamente ciò che in Val di Susa si sapeva da tempo.

di Davide Amerio  

Serata di ascolto e riflessione ieri sera a Bussoleno; la sala del Polivalente ha ospitato giornalisti, studiosi e pubblico per ascoltare la relazione sull'analisi linguistica intitolata "La rappresentazione del movimento No Tav nei media" realizzata da Massimo Bonato, Irene Pepe, Eloisa Spinazzola e promossa da Maurizio Pagliassotti e dal Controsservatorio Val Susa.

Questa relazione è stata presentata a Torino il 18 febbraio 2014 presso il Circolo dei Lettori e successivamente al Polivalente di Venaus; è prevista una presentazione all'Università di Torino ed è stata oggetto di un ciclo di lezioni a sociolinguistica dell'Università di Reading (UK). Sarà presentata al prossimo Forum nazionale di giornalismo che si terrà a Perugia.

Lo studio prende in esame le tre testate giornalistiche principali che, a livello locale e nazionale, trattano il tema Tav e parlano del movimento (La Stampa, Corriere della sera, La Repubblica). L’obiettivo era capire se l’argomento Tav era quello trattato principalmente e in quale modo. Sono stati esaminati il “corpus” dei testi pubblicati nel periodo dal 27 luglio al 27 settembre 2013 (in totale oltre 400 articoli) periodo caratterizzato da eventi specifici accaduti in Val Susa.

Utilizzando categorie della semiotica (la disciplina che studia il linguaggio esaminando i diversi significati che possono assumere i “segni” -le parole- che lo compongono) i testi sono stati esaminati mettendo in luce l’utilizzo di aggettivazioni che creano un giudizio di valore nel lettore indirizzandolo verso la formulazione di un pre-giudizio prima ancora che egli venga a conoscenza dei fatti accaduti.

Per chiarire le conseguenze della sostituzione delle parole nell’ambito del linguaggio, Bonato ha illustrato un semplice esempio: se dico “vado a casa di Mario” oppure “vado alla stamberga di quel cretino” sto parlando dello stesso argomento e della stessa azione ma colui che ascolta percepisce due cose ben diverse. Ci sono un’infinità di parole che possono essere usate in sostituzione di un termine generico e privo di significato valoriale come “casa” per attribuire da subito un significato (valore) e indirizzare il discorso in una direzione ben precisa: se sostituisco “casa” con “villa”, “residenza”, “appartamento”, “magione”, attribuisco un valore (positivo) all’oggetto di cui stiamo parlando; se uso termini come “stamberga”, “topaia”, “catapecchia” ottengo l’effetto contrario e creo un’immagine negativa nell’ascoltatore. Allo stesso modo sostituendo “Mario” (nome di persona di cui non si da alcun giudizio) con “quel cretino”.

Questo è quello che fanno i giornali. Tutti i dati conclusivi dello studio mostrano come, nel caso del movimento No Tav, le parole usate dalle testate giornalistiche mirino inequivocabilmente a creare una sensazione di violenza, di aggressione, di terrore. Si evince chiaramente come tutta la questione Tav venga indirizzata e rinchiusa nella stretta dimensione dell’ordine pubblico.

L’uso di determinate parole quali “aggressore”, “antagonista”, bombarolo”, associate al movimento, creano nell’immaginario di chi legge un’idea negativa (opinione) sul soggetto (il movimento) di cui si sta parlando prima ancora di venire a conoscenza degli eventi accaduti.
Il procedimento è spinto oltre: sono state modificate le parole con le quali si definisce la controparte del movimento(lo Stato) ovvero è stata creata un’immagine (nella mente dei lettori) di come il movimento percepirebbe gli interlocutori istituzionali. Non si parla praticamente mai di sindaci o Prefetto o Ministro bensì di “nemici” (dei No Tav), “truppe”, “esercito”, “occupazione”.
Tutta la terminologia usata per definire gli attori, le azioni e gli obiettivi da conseguire, da parte del movimento e dello “Stato”, rientrano nella categoria “guerra”.

Un’osservazione particolare merita la componente imprenditoriale: per le testate giornalistiche esaminate gli unici imprenditori esistenti in Val di Susa sono quelli che lavorano nei cantieri del Tav. Delle altre imprese non viene fatta menzione o riferimento. Unica eccezione la citazione di Etinomia in un solo articolo.

Il risultato di questo studio, spiega Pagliassotti (autore del libro-inchiesta “Chi comanda a Torino“), è sconcertante. Nostro obiettivo -illustra il giornalista- è di sottoporre questi risultati agli organi istituzionali preposti al controllo della qualità dell’ nel nostro paese: l’osservatorio di Pavia; cosa che stiamo cercando di fare e insisteremo sino a quando non si decideranno a prenderli in considerazione. Abbiamo volutamente dato un taglio scientifico a questa ricerca per dimostrare la drammaticità e l’assurdità di questa situazione: non è tollerabile che l’immagine dei Valsusini sia quella di abitanti impazziti che prendono d’assalto lo Stato.
Per dimostrare i paradossi prodotti dal mondo dell’informazione sino a cadere nel ridicolo, Pagliassotti mostra alla sala la documentazione di articoli apparsi su La Stampa di Torino(sventola dal palco gli originali a pagina intera) nel giugno del 2013. In essi veniva elogiato l’inceneritore di Torino e al ministro Orlando, in visita agli impianti, venivano attribuite, in differenti pezzi, parole di elogio nei confronti della struttura e rassicurazioni sulla non pericolosità dell’inceneritori. Dopo qualche giorno sul quotidiano è apparso un micro articolo (Pagliassotti lo preleva a fatica dalla tasca) pubblicato nelle pagine più interne del giornale nel quale La Stampa era costretta a comunicare la smentita ufficiale del ministro che dichiarava di non aver mai fornito le rassicurazioni menzionate dalla testata.

La serata si è conclusa con le testimonianze di operatori video indipendenti sulle numerose difficoltà incontrate per avere i permessi per filmare i processi No Tav e ottenere l’accesso al cantiere di Chiomonte. Ester Castano (freelance), ha raccontato alla sala i risultati di alcune sue ricerche sulle aziende che operano per la realizzazione del Tav. Molte di queste risultano avere connessioni con la criminalità organizzata ma -afferma la Castano- quando ho proposto alle testate con le quali collaboro articoli a riguardo mi hanno risposto che non sono notizie interessanti.

Il materiale dello studio è disponibile al pubblico presso il sito del Controsservatorio a questo Link.