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Cazzari si nasce e qualcuno… modestamente…

Si è aperta la crisi di governo dopo l'intervento del presidente Conte. Sugli scenari possibili, e su quanto accaduto, qualche riflessione senza pretese.

di Davide Amerio.

Ho ascoltato con piacere gli interventi del Presidente Conte di ieri, in aula a Montecitorio. E alcune delle repliche.

Se ce ne fosse bisogno di sottolinearlo, la misura del distacco di eleganza, sobrietà, proprietà di linguaggio, cultura politica, e democratica, tra Conte e , è immensa.

Concordo, con l’editoriale di Travaglio di oggi, sopratutto per un punto che riflette una mia convinzione: in Italia esistono due “populismi”: uno può essere associato alla e l’altro al . Credo in realtà ne esistano anche altri, forse di una terza categoria: quello alla Berlusconi, e alla Renzi.

Il punto è che nell’ambito politologico gli “esperti” tendono a unificare queste tipologie in un unico modello, che richiama precedenti storici, e il giudizio di condanna non da ragioni, né spiegazioni, della loro esistenza e specificità.

La Lega ha abbracciato, nel corso degli anni, qualsiasi prassi le consentisse di apparire come “voce del popolo”; facendo tutto, e il suo contrario; diventando apparato di sistema. Oggi le sue battaglie si indirizzano verso due soggetti: Europa e Immigrazione.

L’incapacità del sistema politico di far fronte a questi due problemi, dapprima genuflettendosi acriticamente alle burocrazie europee, poi trasformando l’Italia in un porto di libero accesso dove chiunque poteva scaricare migranti e poi lavarsene le mani, ha favorito (e generato) il ripudio progressivo dell’Europa, e alimentato le sordide intimità razziste, cui la Lega ha attinto a piene mani.

Qualcuno obbietterà che anche il M5S ha seguito lo stesso percorso. Vero, ma solo in parte. Perché il M5S si è mosso, al contrario del socio di , molto maldestramente su questi temi.

All’inizio le inveterate di Grillo verso euro ed Europa, delineavano un percorso ben preciso: fuori da tutto. Poi calò un tragico silenzio sull’argomento. Nessuna riflessione politica in merito, tranne, all’improvviso, le improvvide considerazioni di qualcuno (al secolo David Borelli) che andava raccontando quanto fosse bella l’Europa e che ci avrebbe pensato il M5S a modificarla.

Nel corso del tempo sono quindi accadute tre cose.

Primo: il Borelli è scomparso (giustamente) dalla scena politica dopo aver provocato la figuraccia con gli accordi farlocchi con il gruppo europeo l’Alde in Europa, ed essere poi transitato, credendosi davvero uno statista, in +Europa di Emma Bonino.

Secondo: la Lega si è appropriata della critica al sistema europeo, e all’euro, incamerando i consensi, e tutti gli economisti critici, sull’argomento. Uno spazio lasciato libero dal M5S.

Terzo: il M5S ha temporeggiato sull’argomento, perdendo consensi, e giungendo a una posizione non del tutto sbagliata sul rapporto con le burocrazie europee. Infatti, piaccia o meno, è la figura di Conte che ha aggiustato il tiro nei confronti dell’Europa. Semplicemente perché i problemi (delle regole che impongono l’austerity, e della costituzione dell’euro), sono una questione seria e complessa, che non può essere risolta ragionando con la suola delle scarpe, o da un palco in piazza, o in birreria, o ancora con il voto su una piattaforma.

Se oggi molti apprezzano Conte, intimamente stanno riconoscendo un elemento trascurato nelle formulazioni passionarie del populismo: non si può prescindere dalla preparazione tecnica, politica, economica, sociale, se si vuole fare politica seriamente (a favore del popolo).

Se il M5S ha un interesse molto più genuino verso il “popolo” rispetto alla Lega, e se ha il merito di aver proposto proprio Conte come figura istituzionale primaria, ciò non toglie che “l’uno vale uno” abbia, troppo spesso, significato che chiunque possa accedere (o debba accedere) agli scranni del Parlamento, indipendentemente dalla preparazione culturale e politica.

Andare alle elezioni, in questo momento, sarebbe un danno per il paese. Perché davvero provocherebbe un’ondata populista, nelle sue forme più becere, al potere. Sia perché la contingenza economica è grave, e non aspetta i tempi del cazzeggiamento politico italiano.

Per il M5S questo momento dovrebbe essere utilizzato per guardare dentro se stesso: rivedere tutte le regole, la struttura verticistica, l’assenza di democrazia reale, di contatto con la base, etc etc.

Tutti problemi che ho già ampiamente illustrato. Manca una identità politica propria, nella quale l’elettore possa riconoscersi; non solamente quello che già vota (o votava) 5S, ma quella massa enorme di delusi.

Il M5S ha commesso nell’ultimo anno, una serie di errori politici madornali, a partire dalla questione , e a tutte quelle facili promesse fatte in campagna elettorale, che sono state deluse. Ieri mi ha fatto piacere che il capogruppo del M5S al Senato abbia ricordato che il movimento è partito di maggioranza relativa.

Ecco! appunto, era meglio ricordarsene prima, invece che appiattirsi sulle posizioni della Lega su certi temi scottanti; oppure avere il capo politico che si lamenta di non avere il 51% in Parlamento. Ancora, evitando di porre, da subito, la questione della legge elettorale che ha consentito a Salvini di avere un piano B, e anche un piano C alternativo.

Questi errori si pagano, e, se si andasse alle elezioni, il conto verrebbe presentato (e Pd e Lega lo sanno bene).

Ma l’insana azione del fenomeno verde, ha ribaltato il tavolo (forse anche con lo stupore dei suoi), e quindi si ricreano delle possibilità; un tempo che dovrebbe appunto essere utilizzato per rimediare a grossolani errori, e pessime strategie interne nella gestione del movimento.

Cosa accadrà? Non ha sfera di cristallo, e quindi non lo so. Prevarrà, per una volta, il senso istituzionale per avere un governo di transizione, almeno? Si creeranno nuove maggioranze? O qualcuno ci dirà che siamo su scherzi a parte e si ricomincia da dove si era lasciato?

Ci si rassegni. Con questa legge elettorale (scritta per bloccare l’ascesa del movimento) qualsiasi coalizione è legittima, perché nessuno ha forza propria sufficiente per governare da solo. Prevarranno logiche di piccolo cabotaggio politico o si accetterà, comunque, che il M5S fa parte, a pieno titolo, delle forze politiche del paese e come tale va considerato?

E il M5S si domanderà seriamente come si vede tra cinque anni? Come un movimento/partito maturato politicamente (capace di redimere i suoi errori), o ancora come una fibrillante forza para populista, in declino inesorabile, di cui si occuperanno i libri di storia in qualche paragrafo (come è stato per le primavere arabe?).

(Ps: e piantatela di smarronarci con questa storia della diminuzione dei parlamentari, che appassiona come il prurito di una zanzara tigre).

Non ne ho la più pallida idea. Auguri a tutti noi.

(D.A. 21.08.19)