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Cie. Ma allora avevano ragione gli anarchici?

Continua il giro di ispezioni che il senatore Manconi sta eseguendo ai Centri di identificazione ed espulsione. Ed è polemica con il sindacato di Polizia.

Anni di protesta sotto le mura, rivolte, cariche e aggressioni, denunce e perquisizioni, registrazioni e intercettazioni telefoniche. Solo nel 2010 la Procura di Torino arrivò a parlare di “associazione a delinquere”, una cornice aggravante entro la quale interpretare i reati allora contestati agli indagati: istigazione a delinquere, resistenza a pubblico ufficiale, minacce, danneggiamento, violazione di domicilio ecc.

E tutto questo per arrivare ad ascoltare oggi le parole del senatore , presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, in visita al di . Parole che fanno eco a quelle da lui già pronunciate in occasione di altre simili recenti visite ai di Gradisca, o di quello di Ponte Galeria a Roma. “I Centri di identificazione e di espulsione possono essere aboliti. Svuotandoli delle loro motivazioni costitutive, mostrandone l’inadeguatezza e l’inefficienza, rivelandone la miseria. Ovvero argomentandone la totale insensatezza” aveva scritto Luigi Manconi sull’«Unità» del 24 dicembre 2013. Ed è ciò che la realtà stessa gli racconta attraverso le tante testimonianze a rendere ragionevoli argomentazioni sino all’altro giorno considerate eversive. Reclusione, violenze, pestaggi, prevaricazioni, abusi, sovrappopolamento dei luoghi detentivi, condizioni igieniche a dir poco inadeguate e miseria diffusa. “Alienazione e schifo” aveva detto Manconi dopo aver visitato il di Gradisca il settembre scorso. Ma ciò di cui si parla sono uomini e donne chiamati eufemisticamente “trattenuti”, mentre il luogo entro cui vengono trattenuti è anche peggio di un carcere.

cie-torino-680x364Oggi Manconi si è recato in ispezione al Cie di Torino con i senatori Esposito e Gotor, un luogo di detenzione da 180 posti in cui sono attualmente reclusi 50 uomini e 20 donne di diversa nazionalità in attesa di identificazione e quindi di espulsione, in quanto “clandestini”.

Manconi raccoglie numerose testimonianze, che raccontano le violenze subite, motivo dell’ultima rivolta avvenuta in gennaio con l’incendio delle strutture. Un numero “significativo” di testimonianze che coincidono e che divaricano quella breccia già aperta nel cauto Manconi da testimonianze non dissimili raccolte altrove in Italia. Testimonianze di violenza, appunto, che innescano anche una polemica con il solerte sindacato di Polizia.

“Da chi ha un ruolo istituzionale ci aspetteremmo più senso di responsabilità e più cautela nel farsi portavoce di denunce così pesanti e, dato il contesto, così strumentalizzabili”, dichiara infatti Pietro di Lorenzo, segretario provinciale del Siap.

Non si fa attendere la risposta di Manconi: “Io sono il presidente della Commissione straordinaria del Senato per la tutela e la promozione dei diritti umani e se, quando visito un carcere o un Cie, le persone dicono di aver subito violenze, io non posso tenerlo per me, devo riferirlo all’esterno”.

M.B. 10.02.14