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Cile. La Corte Interamericana dei Diritti Umani condanna il governo cileno e i suoi tribunali nella controversia contro i Mapuche

La Corte Interamericana dei Diritti Umani condanna la criminalizzazione delle lotte Mapuche e le violazioni dei diritti umani perpretate per anni dai tribunali cileni. Un fondamentale riconoscimento.

di Massimo Bonato

«Mapuexpress» rende noto che a San José, in Costa Rica, la Corte Interamericana dei Diritti Umani (Corte IDH) ha notificato il 29 luglio scorso la sua condanna del governo cileno per violazioni di diritti umani. Violazioni che hanno interessato membri del popolo in diversi contenziosi sorti durante le lotte e le proteste in difesa delle loro terre. La FIDH (Federazione Internazionale dei Diritti Umani) accoglie e riconosce preziosa questa decisione.

“Questa sentenza stabilisce un precedente nella regione e costituisce un importante riconoscimento da parte dell’IDH della criminalizzazione della protesta sociale nei regimi democratici in America Latina” ha detto Jimena Reyes, capo dell’Ufficio per le Americhe della FIDH e avvocato. “Si apre un percorso alla condanna di tali pratiche, purtroppo diffuse nel nostro continente” ha dichiarato.

Violazioni e soprusi commessi, secondo la Corte IDH, in osservanza a una legge antiterrorismo (Ley Antiterrorismo) che è di per sé una violazione del principio di legalità e del diritto alla presunzione di innocenza (Cfr. Mapuche. Un’altra lotta che dura da oltre vent’anni, «TG Vallesusa»).

Stereotipi e pregiudizi, violazioni del diritto di difesa e il diritto di ricorrere contro le condanne penali han guidato i tribunali cileni nelle diverse cause, ovvero agendo con convinzioni arbitrarie, incompatibili con la Convenzione Americana.

Si tratta perlopiù di casi di arresti avvenuti durante le lotte per il recupero delle terre mapuche nel 2002 e l’anno seguente, in cui gli attivisti vennero accusati di “terrorismo”.

Ora, la Corte IDH riconosce che i tribunali cileni hanno violato garanzie giudiziarie, come il diritto di difesa, di ricorso; ma si è trattato anche di violazioni del diritto alla libertà personale attraverso ingiustificate misure di detenzione, o la negazione di avvicinamento a carceri più vicine alla famiglia. Inoltre la Corte Corte ha stabilito che il ha commesso violazioni del diritto alla libertà di pensiero e di espressione e dei diritti politici, soprattutto in relazione a leader e dirigenti come Ancalaf Llaupe, Norin Catrimán e Pichún Paillalao.

I Mapuche non fecero che mobilitarsi in difesa democrazia, a fronte di progetti di investimento forestali, idroelettrici e stradali che il governo andava realizzando senza alcuna consultazione della popolazione. Mentre d’altro canto, proprio i tribunali cileni si rifiutavano di riconoscore ai Mapuche il diritto di proprietà delle loro terre. Lotte che sin dal 1992 vennero criminalizzate dai diversi governi succedutisi, sino a quando, dal 2001, venne addirittura applicata la Ley Antiterrorista, volta a minare mobilitazioni sociali e proteste.

M.B. 01.08.14