Notizie Flash

Cinema in verticale – 18 febbraio Orbassano – “Parla de kyè” e “Arriverà il sole” di Sandro Gastinelli e Marzia Pellegrino

Il sesto appuntamento di Cinema in verticale con due interessanti pellicole di Marzia Pellegrino e Sandro Gastinelli.

di Leonardo Capella

Il sesto appuntamento di , mercoledì 18 febbraio alle ore 21, proietterà  presso la  Cattolica Operaia di Mutuo Soccorso San Giuseppe in Via Giolitti 6 a Orbassano, due interessanti pellicole.
Marzia Pellegrino e Sandro Gastinelli, due documentaristi assidui ospiti della rassegna presenteranno “Parla de Kye”, un documentario sul rito della fienagione di montagna in Valle Maudagna (CN) e “Arriverà il sole”, documentario sulla storia del crocefisso di Argentera.
“Parla de kyè” – il rito della fienagione in Valle Maudagna
Sinossi – Piero Tassone è un anziano contadino che si accorge di non avere altro da lasciare se non il ricordo appassionato della sua esperienza montanara legata a “… riti, usanze, modi di fare, di dire e di essere, tipici di un tempo ormai definitivamente tramontato”. Decide così di scrivere personalmente il racconto del periodo più felice della sua vita, quando con i suoi coetanei saliva su verso i “tech”, i casolari, per procurarsi il fieno, ammucchiandolo a formare il covone e trasportandolo a valle durante l’inverno per mezzo di slitte. È il rito della fienagione così come veniva intesa in valle Maudagna, un rito che dalla fine degli anni 50 è stato via via abbandonato ma che è stato per secoli una necessità per sopravvivere.
Piero Tassone ricorda nel suo manoscritto l’ultima e nostalgica fienagione che fece con i suoi amici nel 1963 “… fatta tra amici più per sentirci giovani ancora una volta che per necessità. Prova ne è che con noi non c’erano i ragazzini come un tempo. Nulla sarebbe più stato tramandato alle generazioni future”.
Nel suo diario ricorda tutte le vicende di quell’ultima fienagione: la partenza estiva da Friosa, il Borgo, i Bergamini, la molatura collettiva delle falci, il taglio dell’erba, la costruzione del covone, ma anche la colazione nei campi, le donne, il fuoco per la , la sorgente per bere, la cena, il riposo, il ritorno a valle, e poi l’inverno, l’allestimento della strada di neve battuta per la discesa, il taglio del fienile con il “taièt”, il caricamento delle slitte e l’ultimo ritorno a casa. Il tutto inframmezzati dal ricordo dei brevi, quanto efficaci, e a volte spassosi dialoghi tra i protagonisti, rigorosamente in dialetto “Kyè”.
Piero Tassone potrà essere fiero del suo diario perché grazie a questo non andrà persa “… la piccola storia di un lavoro bellissimo e faticoso che per noi fu una necessità per sopravvivere in queste terre alte, a metà tra la collina e i monti”.“Arriverà il sole” – la storia del crocefisso di Argentera
Sinossi – Il Crocifisso di Argentera, conosciuto anche con la dicitura in patuà provenzale “lou Benedet Crouchifis”, è da secoli oggetto di venerazione e culto da parte della popolazione della Valle Stura, sulle Occidentali, nel basso Piemonte.
Nei giorni precedenti la grande alluvione del 1957 Don Borgarino, il parroco di Argentera, priva il paese del Crocifisso concedendolo al Vescovo di Cuneo per una processione. L’acqua grossa non permette il ritorno immediato del Crocifisso all’Argentera e successivamente i disastri provocati dall’alluvione rendono impossibile un ritorno in breve tempo del “Benedet Crouchifis”.
La gente di Argentera, rappresentata presso Don Borgarino da Tounin, incolpa il parroco di aver agito senza considerare i poteri del Crocifisso, capace di scatenare un’alluvione per punire chi lo ha allontanato dalla sua chiesa.
Don Borgarino medita di rimettere le cose a posto ma la decisione da prendere è difficile: il Crocifisso è tornato in valle, ma è fermo a Sambuco, 15 chilometri a valle di Argentera, non ci sono più vie di comunicazione e la pioggia continua a scendere.
Don Borgarino medita il recupero del Crocifisso sospinto dalla sua gente, ma servirà questo a far tornare il sole?

L.C. 13.02.15