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Come farà la Cina ad affrontare la crescente rabbia verso l’inquinamento?

Il corrispondente dalla Cina Stephen Vines per Aljazeera racconta la situazione drammatica dell'inquinamento cinese. Le proteste sono in crescita ma la risposta del governo è inusuale.

di Davide Amerio 

Il maggior produttore di emissioni di alla fine pare ascoltare la crescente protesta verso il livello di .

In Hong Kong, dove l’inquinamento è così grave che il frequentemente consiglia le persone anziane e quelle molto giovani di stare in casa, c’è un amaro gioco di parole sul perché milioni di visitatori vengono qui, dal continente cinese, a visitare la città. Ah, dice la battuta, vengono per godere dell’.

Infatti, i livelli di inquinamento di Hong Kong sono più bassi che nella maggior parte della , dove meno dell’uno per cento delle maggiori città è in grado di sostenere gli standard di qualità dell’aria secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization) in base al documento della Banca dello Sviluppo Asiatico (Asian Development Bank) del 2012.

Le statistiche del degrato ambientale in Cina sono spietatamente deprimenti: il 90% dell’acqua nel sottosuolo nelle città e il 70% dei fiumi sono inquinati, in verità un terzo di questi fiumi è così inquinata che mettono a rischio la salute; sette delle 10  città  più inquinate nel mondo sono in Cina e lo smog contribuisce ogni anno a milioni di morti premature. La Cina è la maggior emittente nel mondo di biossido di carbonio e il soffocamento da smog nelle città raggiunge livelli che costituiscono un pericolo per chi vuole uscire fuori di casa.

Consapevolezza crescente

Questo livello di degradazione ambientale non è una notizia, anche e persino i cittadini cinesi potrebbero essere allarmati se i media controllati dallo Stato permettono la pubblicazione di articoli che trattano queste minacce di inquinamento.

Eppure le notizie sono sempre pubbliche e i social media stanno giocando un ruolo enorme nella comunicazione di queste informazioni. Deng Fei, un ambientalista, per esempio, ha circa quattro milioni di follower su Weibo, una versione ibrida di Twitter e Facebook. In Febbraio, il portavoce del Partito Comunista Cinese, il People’s Daily, riporta un sondaggio d’opinione che cita come la preoccupazione ambientale dei cittadini sia uno dei loro problemi più urgenti.

La crescente consapevolezza ha scatenato un’ondata dimanifestazioni, molte di queste locali e scoordinate ma tuttavia – e questo è molto inusuale in Cina – i manifestanti riescono a raggiungere una serie di obiettivi in un paese dove la fine della maggior parte delle proteste è la prigione o l’esilio.

L’ultimo documento ufficiale sullo Stato dell’Ambiente registra 712 casi di “improvvisi incidenti ambientali” nel 2013, in crescita del 31% rispetto all’anno precedente. Molti di questi ‘incidenti’ sono di fatto contestazioni, e il livello della protesta quest’anno è, inoltre, cresciuto. Yang Chaofei, il vice capo della Società Cinese per le Scienze Ambientali, ha dichiarato ai membri del potente Comitato Permanente del Congresso Nazionale Popolare che le protesta ambientali sono cresciute del 29% annualmente dal 1966 al 2011.

La maggior parte delle prime contestazioni erano in aree rurali; ora queste si muovono verso le città e sono difficili da ignorare. In Maggio, una protesta contro la costruzione di quello che viene considerato il più grande impianto di inceneritore dei rifiuti nella provincia di Zhejiang, nella Cina orientale, si è placata quando il governo ha dichiarato di non voler procedere con la costruzione senza “il consenso della popolazione”. Una precedente protesta nel distretto di Songjiang, una delle maggiori città della Cina, Shanghai, contro la costruzione di una imponenete fabbrica di batterie al Litio ha comportato la sospensione del progetto. In Ningbo, un’altra città principale della parte orientale, i manifestanti hanno bloccato la costruzione nel 2012 di un impianto petrolchimico da 8,9 bilioni di dollari.

Queste proteste potrebbero essere catalogate come componenti di una sindrome NIMBY (Not In My Backyard). Ma sono anche efficaci promemoria della  sensibilità pubblica verso l’impatto ambientale delle attività manifatturiere, e della profonda conseguenza dell’inquinamento.

Tuttavia, di gran lunga la maggior causa dell’inquinamento è la combustione del carbone la maggior parte del quale è utilizzata per la generazione di corrente.

Il governo è vivamente consapevole di questo problema, e ora ha iniziato una cospicua spesa nella di energie rinnovabili. 290 bilioni di dollari sono stati impegnati in questo progetto in cinque anni dal 2015 ma questo è sminuito da maggiori investimenti in energia nucleare – che comporta rischi di natura diversa – ma è molto più ecologico della di energia con il carbone.

Il governo guidato dal Presidente Xi Jianping si è mostrato essere molto più proattivo che i suoi predecessori, e fa ogni sforzo per dimostrare la sua comprensione della questione ambientale. L’anno scorso il Premier Li Keqiang ha promesso “ancora maggiore determinazione” per affrontare la crisi dell’inquinamento. Questo non è un modo semplice per tranquilizzare l’opinione pubblica, ma deriva da una preoccupazione sui costi dell’inquinamento che gli economisti della Banca Mondiale stimano in 242 bilioni di dollari per anno, su base 2010; chiaramente i costi sono cresciuti da allora.

“Guerra all’inquinamento”

Nel Dicembre 2013, il governo ha emesso il suo primo progetto a livello nazionale per affrontare il cambiamento climtico, accompagnato da una lista di obiettivi da raggiungere per il 2020. A questo hanno fatto seguito istruzioni a 15.000 fabbriche per richiedere rapporti in tempo reale sulle emissioni nell’aria e gli scarichi dell’acqua. Li ora parla di una “guerra all’inquinamento”.

Nel mese di Aprile, il Parlamento Cinese ha finalmente emesso una legislazione che prevede ampi poteri per punire, controllare e supervisionare chi inquina. Questo accade dopo due decenni e mezzo di pausa da quando è stata emanata l’ultima legge sulla protezione dell’ambiente.

Il lungo tempo che è stato necessario per introdurre questa normativa è un riflesso dell’intensa battaglia all’interno dei circoli dei dirigenti cinesi tra quelli che aderiscono all’idea della crescita economica a tutti i costi e quelli che ritengono che questi costi siano troppo alti.

Come sempre, delle battaglie interne alla leadership cinese si parla solo indirettamente e non è mai chiaro come queste discussioni avvengano. Gli ambientalisti dicono che in Cina l’emissione le promulgazioni delle leggi sono una cosa, la loro efficacia un’altra. Il loro scetticismo sul reale impegno della leadership per affrontare questi problemi sarà placato solamente dall’emergere di riscontri di un’azione decisa contro gli inquinatori al pari con, per esempio, la repressione in corso contro la corruzione.

La tacita tolleranza delle proteste ambientaliste è molto insolita in una nazione che considera tutte le proteste come una minaccia alla sicurezza dello Stato. Il fatto che alcune di queste proteste hanno raggiunto i loro obiettivi è ancora più significativo. La questione principale è ora se la tendenza delle attuali continuerà a crescere e come lo Stato risponderà.

D.A. 18.08.14

Fonte : How will China deal with growing anger over pollution? [www.aljazeera.com]