Da Cop21 a Parigi verso Svizzera 2016

di Alfonso Navarra.

Antinucleari a in missione per il “diritto” al disarmo nucleare. La nostra delegazione di “disarmisti esigenti” (in particolare Mario Agostinelli ed Heidi Meinzolt ed altre donne WILPF – Anna Lisa Milani, Anita Fisicaro – all’inizio, Luigi Mosca e Alfonso Navarra, presenti nella fase finale) ha partecipato ai lavori della di – la Conferenza ONU sul clima che si è svolta dal 30 novembre al 12 dicembre 2015. Avevamo un compito preciso, rafforzato dal voto della Camera dei deputati del 26 settembre 2015, che ha approvato una mozione di Sinistra Italiana, primo firmatario Filiberto Zaratti, anche ispirata da noi: riuscire a far emendare, includendo il riferimento alla guerra nucleare, la “Carta dei diritti dell’Umanità” che si presumeva che il presidente francese François Hollande avrebbe lanciato dalla conferenza stessa.

(Nota bene. La documentazione relativa alla giornata di discussione alla Camera: “COP21 La sfida che non si può perdere – L’Italia e l’Europa verso la Conferenza di Parigi”, è rinvenibile alla URL:

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/assemblea/html/sed0530/stenografico.pdf

Qui si possono trovare le comunicazioni del Governo a partire da pag. 1 e la discussione relativa alle risoluzioni presentate.

La risoluzione di nostro interesse è la 6-00178 riformulata ben due volte nel corso di seduta, e se ne potrà trovare il testo integrale nell’allegato A del quale si riporta qui sotto il link:

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/assemblea/html/sed0530/leg.17.sed0530.allegato_a.pdf

Si deve andare alle pag. 41 per il primo testo e pag. 46 per il testo modificato).

Già comunque, prima di partire, avevamo valutato la non attendibilità di Hollande quale interlocutore disponibile ad ascoltare e recepire la nostra proposta, causa una politica della Francia fortemente pro-nucleare, nel campo militare ma anche nel campo civile, sottolineata da questo Paese in tutte le sedi internazionali. Per questo abbiamo richiesto via mail un incontro con il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, possibilmente ma non necessariamente nei giorni della COP 21, pensando ad un suo possibile appoggio – fondato sulle sue prese di posizione – ad una risoluzione delle Nazioni Unite relativa ad una Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Umanità. Dovremo ora scrivergli in modo più formale e darci da fare per riuscire ad ottenere un appuntamento.

A Parigi è però successo che Hollande non ha lanciato, come in precedenza aveva annunciato, la sua “Carta” prendendosi invece il tempo di proporla come risoluzione dell’ONU: ed ora non ci interessa stare ad arzigogolare sui motivi di questo suo tentennare (si visiti il sito: http://droitshumanite.fr/DU/). Ragion per cui – questo è l’essenziale dal nostro punto di vista “tattico” – non abbiamo avuto l’appiglio di base a cui agganciarci per inserire il nostro discorso sul nucleare. Né abbiamo potuto contare su una altra sponda possibile da parte del governo italiano che, nella sua attività durante la COP di Parigi, ha bellamente ignorato le sollecitazioni antinucleari che gli provenivano dalla mozione di Sinistra Italiana. Il governo italiano ha seguito la COP di Parigi – nella blindatissima “zona blu” di Le Bourget – con il ministro dell’ Paolo Galletti (dopo una breve comparsata del premier Matteo Renzi); il quale, con l’aiuto dei suoi “sherpa”, ha negoziato, per quanto ne sappiamo, riferendosi solo ad una problematica di ambientalismo ristretto, compartimentato e riduttivo.

Galletti si è unito al coro del trionfalismo generale rispetto all’accordo venuto fuori dal meeting di Parigi: e lo leggiamo sul sito ufficiale del suo Ministero, nel contesto delle sue scontate vanterie sull’impegno ed i risultati dell’Italia (http://www.minambiente.it/):

“Considero una grande vittoria italiana ed europea la decisione che vincola tutte le nazioni del pianeta a darsi l’obiettivo di contenimento entro 1,5 gradi centigradi del riscaldamento globale”.

In realtà a Parigi, per la precisione, è venuta fuori questa formulazione, nell’art 2 dell’accordo:

“(la risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico è da rafforzare) attraverso il contenimento dell’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2° Celsius rispetto ai livelli pre-industriali ed il proseguimento degli sforzi per limitare l’aumento della temperatura di 1,5° Celsius rispetto ai livelli pre-industriali”.

L’obiettivo dei tagli fisici di C02, va chiarito, non è affatto vincolante (nel 2030 dovrebbero essere emesse, per stare in sicurezza 40 miliardi di tonnellate, mentre con i trend attuali si arriverebbe a 70 miliardi) proprio per permettere agli Stati Uniti di sottoscrivere l’accordo bypassando l’opposizione della maggioranza repubblicana al Congresso USA. Ma il nostro scopo, al momento, non è di esaminare il tasso di fumosità dell’accordo di Parigi in rapporto al suo reale contenuto in arrosto.

Ci interessa di più rimarcare che nel testo finale la parola “nucleare” non la si trovi nemmeno con il lanternino: il che significa, prendendo il lato positivo della faccenda, che, valutandone l’impopolarità pubblica, non si è tentato di rendere palese la proposta del nucleare civile come contributo di soluzione dell’emergenza climatica. La lobby nucleare, che ha sponsorizzato la COP 21 investendo in essa milioni di euro (in particolare EDF ed Areva, vale a dire ENEL e Ansaldo-Finmeccanica francesi), si è fatta sentire più attraverso le iniziative collaterali come ad es. il grande Forum sull’innovazione tecnologica, cioè l’adunata dei grandi manager di Stato e delle multinazionali energetiche, che si è tenuto addirittura all’interno dello Stadio di calcio di Parigi!

Per questo risultato – non si cita il nucleare tra le energie “pulite” – dobbiamo registrare il successo della pressione della Rete Sortir du Nucléaire e di altre ONG e organizzazioni di base; pressione che si espressa con la “disobbedienza civile” al divieto di manifestare durante lo stato di emergenza ottusamente decretato dal governo francese dopo gli attentati terroristici del 13 novembre scorso. Difatti abbiamo visto una iniziativa di catena umana (la “red line” per la giustizia climatica, promossa anche da ATTAC, 350.org, Confédération Paysanne, ed altre 130 organizzazioni di base) programmata per – relativamente – pochi, trasformarsi, il 12 dicembre 2015, a dispetto della mancata autorizzazione, in un corteo di massa con decine di migliaia di persone “ecopacifiste” marcianti festosamente dall’Arco di Trionfo verso la Tour Eiffel.

Sortir du Nucléaire dopo la manifestazione del 13 dicembre ha emesso il seguente comunicato: “Di fronte alla lobby nuclearista, noi proseguiamo la nostra mobilitazione contro questa tecnologia mortifera, che ci funesta da 70 anni, riaffermando che non può rappresentare una soluzione al riscaldamento climatico. Al posto di svoltare verso una vera transizione energetica e climatica, la Francia prolungherà la vita delle sue vecchie centrali e costruirà nuovi EPR. Noi continueremo a denunciare questa scelta criminale”.

Sarebbe il caso – a nostro parere – di adottare una prospettiva di mobilitazione più europea ed europeista (c’è sul tappeto la proposta di Energia Felice del Network antinucleare europeo); e di rendere più chiaro ed esplicito l’impegno di lotta anche e soprattutto contro il nucleare militare, che nel 2016 ci aspetta con scadenze sicuramente importanti.

Per cominciare, il tema dei “diritti dell’Umanità” e del “diritto al disarmo nucleare” quale precondizione del “diritto alla pace”, non si vede perché non debba essere portato avanti da noi, disarmisti esigenti e gente di buona volontà, con una impostazione più coerente e credibile rispetto a quella concepita dagli intellettuali francesi pro-nucleare.

L’asse italo-francese costruito al Seminario di Villarfocchiardo (25-26 settembre 2015) potrebbe attivarsi per redigere una “Dichiarazione dei diritti dell’Umanità” che sia in grado di focalizzare per bene la gerarchia delle minacce che gravano sulla testa di tutti: nell’ordine, la minaccia della guerra nucleare, che può compiere un ecocidio in pochi minuti anche, disgraziatamente, nello stesso momento in cui qualcuno sta leggendo queste righe; la minaccia del riscaldamento climatico, cui occorrono 100 anni per estinguere, in una prolungata agonia, la nostra specie; la minaccia della diseguaglianza sociale, alla base di sofferenze (anche con esito mortale), miserie e guerre che subiamo da secoli (millenni!) e potremmo continuare a subire per altrettanti secoli (con il rischio che faccia cortocircuito con le minacce militari ed ecologiche sopra richiamate).

Potremmo anche coinvolgere, se ci stanno, i ragazzi ed i docenti del MUN-Milano, in questo lavoro di redazione della Dichiarazione, che dovrebbe dare un coronamento alla cultura della Pace del XXI secolo, assumendone i 4 pilastri individuabili: 1) internazionale dell’Umanità 2) ammissione della comune figliolanza dalla Madre Terra e quindi responsabilità comune verso l’equilibrio ecosistemico cui apparteniamo; 3) eguaglianza di diritti nella società del diritto (nel riconoscimento delle differenze a partire dalla differenza di genere); 4) nonviolenza.

Dovremmo puntare ad un qualcosa che esprima la nuova identità delle cittadine e cittadini del mondo ed aspiri ad una dimensione storica come base per un patto sociale di lunga durata, cui conformare il diritto internazionale e le sue istituzioni.

Questo percorso culturale parallelo potrebbe rafforzare ed accompagnare l’impegno che ci attende nel 2016 (e negli anni seguenti) rispetto a quanto seminato con l’Iniziativa Umanitaria – capofila l’Austria – per il disarmo nucleare (siamo arrivati ai 126 Stati aderenti) e alla necessità che sbocchi quanto prima nel coraggio di chi comincerà a partire subito, senza aspettare tutti gli altri, con un Trattato per l’abolizione delle armi nucleari.

E’ una necessità che dovremo sollecitare nell’open-ended working group dell’ONU sul disarmo nucleare, stabilito nell’ultima sessione dell’Assemblea generale tenutasi a New York da settembre a novembre (quella in cui abbiamo avuto la sorpresa della proposta, forse demagogica, ma comunque importante, del Giappone per l’abolizione delle armi nucleari), che aprirà i suoi lavori a Ginevra all’inizio del 2016. E’ positivo che questo gruppo di lavoro non abbia adottato il principio dell’unanimità e quindi forse avrà più spazio per procedere nel senso del “pledge” di colmare il gap giuridico che caratterizza le armi nucleari rispetto alle altre armi di distruzione di massa proibite.

Il calendario delle sessioni Ginevra, per quello che abbiamo potuto capire, è il seguente:

Prima parte: 25 gennaio – 1 aprile 2016

Seconda parte: 16 maggio – 1 luglio 2016

Terza parte: 2 agosto – 16 settembre 2016

Possiamo affermare con fondati presupposti che il bando delle armi nucleari è ormai un tema all’ordine del giorno, fa parte dell’agenda “calda” dei negoziati internazionali, potrebbe essere a portata di mano: il nostro approccio culturale sul “diritto al disarmo nucleare” (perché non si può mettere a rischio la sopravvivenza dell’umanità) può, crediamo, contribuire a che la pressione per la proibizione, e l’eliminazione, degli ordigni nucleari, da parte di ICAN, WILPF, di IPPNW, IALANA e di altre organizzazioni della società civile internazionale, risulti più chiara, decisa ed efficace.

E’ un disarmo che abbiamo non solo da “richiedere” ma propriamente da “rivendicare” (ESIGERE!) , tanto più se siamo riusciti a togliere culturalmente, con una presa d’atto di buon senso dei veri pericoli che corriamo, e con una individuazione del soggetto reale (l’umanità) cui va riconosciuta la sovranità globale, ogni tipo di giustificazione, anche temporanea (vedi TNP), alla tragica illusione della “deterrenza”.

Ci conforta, in questo senso, la buona notizia del voto del Parlamento dell’Ecuador, che il 15 dicembre 2015, con la consulenza dell’ICAN, ha approvato l’orientamento per la messa al bando delle armi nucleari auspicando, nella sua mozione, che “il gruppo di lavoro aperto (per il disarmo di Ginevra -ndr) giunga a conclusioni che portino ad aprire negoziati su un trattato per la proibizione ed eliminazione delle armi nucleari”.

L’America Latina, dobbiamo prenderne atto, è proprio all’avanguardia degli sforzi mondiali per arrivare a un trattato di proibizione delle armi nucleari: ma noi siamo qui a spingere perché anche dalla “vecchia” Europa, ed in particolare dall’Italia, l’anno che verrà porti con sé la decisione di andare avanti con passi da gigante verso il Trattato che – non è retorica sostenerlo! – impedirà all’Umanità di suicidarsi. Buon 2016, verso il disarmo nucleare subito, a tutte e tutti noi!