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Corteo torinese in solidarietà con gli arrestati del 3 giugno

di Tobia Imperato

Nonostante la pioggia, circa cinquecento persone hanno sfilato per la città sabato pomeriggio per protestare contro la nuova inchiesta della procura torinese che ha portato a dieci arresti in carcere e a cinque detenzioni domiciliari, più misure varie (obblighi e divieti di dimora e obblighi di firma quotidiana) in un totale di centoundici indagati.

L’ampiezza dell’operazione ha il sapore di pulizia preventiva in vista delle manifestazione contro il summit europeo sulla disoccupazione giovanile che si terrà a Torino l’11 luglio, “quasi che l’autorità giudiziaria torinese si considerasse investita non solo e non tanto del compito di reprimere i fatti penalmente illeciti, ma anche, immediatamente, della tutela dell’ordine pubblico” (non sono parole mie, ma di un magistrato,Giovanni Palombarini, ex Procuratore Generale Aggiunto presso la Corte di Cassazione -http://www.notav.info/post/dai-notav-al-ruolo-del-giudice-di-giovanni-palombarini-ex-procuratore-generale/).  Anche durante il fascismo succedeva, quando c’era in programma qualche manifestazione di regime: per prima cosa si faceva una bella retata di noti sovversivi “da arrestarsi in determinate circostanze”, com’era scritto negli elenchi di questura. Allora era una normale routine poliziesca, oggi – in democrazia – il lavoro sporco lo fa la procura.

Il concentramento è Piazza Crispi, cuore della Barriera di Milano, dove è presente l’Asilo Occupato da tempo in prima linea nella difesa delle occupazioni abitative del quartiere, cui fanno riferimento quasi tutti gli indagati colpiti dall’operazione. Diverse le bandiere No Tav presenti, a testimoniare la vicinanza del movimento contro l’alta velocità Torino-Lione a quello per la casa, già espressa dal comunicato uscito dall’ultima assemblea del Coordinamento dei Comitati No Tav a Villarfocchiardo. Lo schieramento delle forze dell’ordine è imponente, ma si tengono a distanza.

Questa Barriera ha una tradizione di attiva presenza libertaria che risale ai primi anni del Novecento, ha visto gli anarchici organizzare le barricate durante la rivolta del 1917 contro la carneficina della prima guerra mondiale e, nel 1920, l’occupazione delle fabbriche, sempre in questo quartiere è caduto in uno scontro a fuoco contro le truppe tedesche, il 26 aprile del 1945, il comandante della Sap delle Ferriere Fiat, l’anarchico piombinese Ilio Baroni. Dopo la liberazione gli anarchici proposero al consiglio comunale di intitolare a Pietro Ferrero – anarchico e segretario della Fiom torinese trucidato dagli squadristi fascisti il 18 dicembre del 1922 – proprio Piazza Crispi, anticamente chiamata Piazza Barriera di Milano, in cui tante volte il segretario della FIOM aveva tenuto comizi; la proposta rimase lettera morta e ancora oggi è intitolata allo statista sabaudo, come aveva decretato il fascismo.

Il corteo parte mentre scendono i primi goccioloni che ci accompagneranno con sempre maggiore intensità fino alla fine. Si passa davanti alla casa occupata di Corso Novara per poi girare in Corso Giulio Cesare e raggiungere la nuova occupazione, al numero 45. Lo stabile è stato occupato pochi giorni fa, dopo gli arresti, a dimostrare che la lotta non si ferma e va avanti. Dai balconi gettano coriandoli.

Il corteo giunge al Balon dove non è permesso transitare da una pesantissima blindatura delle forze dell’ordine (proprio lì, in Via Lanino c’è un’altra casa occupata). Non si capisce il perché di questa decisione: il mercato è ormai finito a causa della pioggia.

Lo stesso accade per Porta Palazzo dove siamo dirottati in corso 11 Febbraio. Da lì in poi non ci sono più intoppi, Corso Regina Margherita, Corso San Maurizio, Via Rossini, Via Po e infine Piazza Vittorio Veneto dove si voleva arrivare. Numerose le scritte e le affissioni lungo tutto il percorso

Stremati arriviamo alla meta finale, bagnati ma soddisfatti di aver ottenuto quello che ci eravamo prefissati. Un corteo comunicativo, senza incidenti, che spiegasse sia al quartiere sia alla gente in centro le ragioni del movimento contro gli affermando la piena solidarietà agli arrestati e ai quattro No Tav incarcerati e accusati di terrorismo (di cui due coinvolti e colpiti anche da questa inchiesta).

T.I. 17.06.14