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Crocetta anche i Presidenti piangono

La surreale situazione del Presidente Siciliano Crocetta, un gossip di mezza estate , l'ennesima "vittima" di intercettazioni, o impudenza politica?

di Daniela Giuffrida.

Eccolo lo psicodramma di mezza estate da leggere in spiaggia, distesi sotto un ombrellone, fra una bibita fresca ed un tuffo in mare.

La storia, per via dei suoi contenuti, non è classificabile infatti i suoi toni assumono in certi momenti i contorni della commedia in altri quelli del dramma a fosche tinte, farcita com’è di lacrime, indignazione, colpi di scena, proteste, dichiarazioni, accertamenti e tanta solidarietà per la “vittima”. Alla fine vi è pure un colpo di scena, degno della più tradizionale τραγῳδία euripidea, il deus ex machina assume le sembianze di una Procuratore, entra in scena e risolve la questione.

Si, potrebbe essere la trama di un romanzo d’altri tempi se i protagonisti non fossero il Presidente della Regione Siciliana, ed il suo medico personale il dr. , primario dell’ospedale palermitano Villa Sofia, arrestato nei giorni scorsi per truffa, falso e peculato.

Lucia-BorsellinoL’argomento del contendere sarebbe in una affermazione che il medico avrebbe espresso alcuni mesi fa, nel corso di una telefonata fra lui ed il suo illustre paziente. Nella telefonata, “regolarmente intercettata”, Matteo Tutino avrebbe detto a Crocetta, sull’allora assessore alla Sanità : “va fatta fuori. Come suo padre”, peccato che suo padre fosse il giudice Paolo Borsellino assassinato il 19 luglio del 1992 nella strage di Via D’Amelio a Palermo. Crocetta non avrebbe commentato la macabra affermazione del suo medico e sarebbe rimasto in silenzio.

Ed ecco che la vicenda assume le tinte del dramma: due giornalisti dell’Espresso “intercettano” l’intercettazione (SIC!) e pubblicano il tutto: è il putiferio!

Ma non finisce qui: Piero Messina, uno dei due giornalisti ha un brutto “precedente” col Presidente: ex coordinatore dell’Ufficio Stampa della Regione siciliana, due anni fa era stato licenziato con altri 20 colleghi, tutti avevano presentato ricorso, ma solo lui era stato reintegrato con un decreto a cui però non era stato allegato il contratto. Dopo due giorni di lavoro, il giornalista si era visto negare l’accesso a Palazzo d’Orleans, senza alcuna preventiva comunicazione, Crocetta, saputo che il giornalista aveva firmato quel ricorso, infatti, aveva nuovamente cambiato idea convalidando il suo licenziamento.

Questo episodio di indubbia scorrettezza, si ricollega sicuramente ad altri di cui siamo stati testimoni negli ultimi due anni, dalle accuse di “mafiosità” agli attivisti No , agli incarichi riconosciuti come tali e poi negati, a “studi eseguiti”, al prof. Zucchetti del Politecnico di Torino, sempre riguardo alla vicenda , giusto per citarne alcuni.

Ma torniamo alla vicenda di oggi.

L’avvocato di Tutino nega che il suo cliente abbia mai proferito una simile nefandezza, Crocetta giura di non aver sentito mai nulla di simile, da parte del suo medico e intanto si autosospende in attesa del “verdetto” della Procura di Palermo.

E mentre da ogni dove, arrivano testimonianze di stima e di solidarietà per Lucia Borsellino (quelle del presidente Mattarella e del premier Renzi, prime fra tutte), sul presidente cala l’ira funesta del PD e di Grillo che ne chiedono le dimissioni e il Presidente piange e singhiozza nel corso di una sua dichiarazione all’ANSA: “Oggi mi hanno ammazzato…”  “Perché… perché – continua a ripetere – Ma quanto è potente questa mafia che mi vuole fare fuori? Avrei potuto anche farla finita oggi..” poi aggiunge: “E’ stato il giorno più brutto della mia vita.”

A questo punto, nel pomeriggio di ieri,  interviene la Procura di Palermo, svolge le proprie indagini, verifica le (supponiamo) ed emana il seguente comunicato lapidario: “Con riferimento a giornalistiche diffuse nella giornata di oggi, secondo le quali nel corso di una telefonata, intercettata tra il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e il dottor Matteo Tutino, quest’ultimo avrebbe affermato che la dottoressa Lucia Borsellino, all’epoca assessore alla Sanità della Regione Siciliana: “Va fatta fuori. Come suo padre”, ritengo necessario precisare che agli atti di questo ufficio – e in particolare nell’ambito del procedimento n. 7399/2013/21 (nel quale è stata emessa ordinanza di arresti domiciliari nei confronti del Tutino) – non risulta trascritta alcuna telefonata tra il Tutino e il Crocetta del tenore sopra indicato. Analogamente, i carabinieri del Nas, che hanno condotto le indagini nel suindicato procedimento, hanno escluso che una conversazione del suddetto tenore, tra i predetti, sia contenuta tra quelle registrate nel corso delle operazioni di intercettazione nei confronti del Tutino”.

E’ questo l’epilogo?

Nossignori, temiamo sia soltanto il prologo, infatti, appreso del comunicato della Procura di Palermo, L’Espresso conferma quanto pubblicato.  “La conversazione intercettata tra il Presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino – afferma in una nota – risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo”

Restiamo in attesa di conoscere l’ evolversi della vicenda.

(D.G 17.07.15)