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Dàgli all’anarchico!

Vasta operazione repressiva da parte della Procura torinese contro il movimento di lotta per la casa: ben centoundici provvedimenti restrittivi per reati sovradimensionati.

di Tobia Imperato

Torino, 3.6.2014.   In mattinata sono stati operati nove in carcere e notificati cinque domiciliari, quattro obblighi di dimora nel comune di residenza, quattro divieti di dimora in Torino e quattro obblighi di firma quotidiana ad altrettanti attivisti dell’Asilo occupato di via Alessandria, cuore della lotta contro gli sfratti in Barriera di Milano. Oltre alla persone colpite da detenzione o restrizioni cautelari nell’inchiesta sono coinvolti numerosi altri attivisti, per un totale di centoundici.

Questa è un’inchiesta che non colpisce direttamente il movimento No Tav ma, vista la contiguità geografica, è naturale che molte persone impegnate nella difesa della Valle si ritrovino poi in città a lottare su altri fronti. Per questo, tra i colpiti e gli indagati troviamo diverse persone già inquisite precedentemente dalla Procura torinese per episodi legati alla lotta contro il Tav. Primi fra tutti tre dei quattro ragazzi già incarcerati da dicembre 2013 con l’accusa di terrorismo: sono stati infatti notificati in carcere due ordini di custodia cautelare a Claudio e Niccolò e uno di detenzione domiciliare per Chiara. Un vero accanimento giudiziario contro di loro.

Come interpretare questa mossa della procura torinese? E’ evidente come la decisione del mese scorso della Corte di Cassazione di rivedere le misure nei confronti dei quattro sia un chiaro segnale della difficoltà di portare avanti l’accusa di terrorismo (anche se non sono ancora note le motivazioni). Con una manovra di aggiramento i pm (i soliti Rinaudo e Pedrotta) cercano di parare il colpo mantenendo in carcere – nel caso di una decisione favorevole alla scarcerazione – almeno due di loro per altri reati. Alcuni avvocati ipotizzano che l’ operazione sia preventiva all’insediamento del nuovo procuratore capo Spataro per predisporre un fatto compiuto in attesa di conoscerne l’orientamento in merito alla persecuzione giudiziaria dei No Tav e delle lotte sociali in generale. Non è escluso che la mossa preventiva riguardi anche la giornata di lotta dell’11 luglio contro la riunione europea per il lavoro. Tra i volti noti del movimento No Tav colpiti da provvedimento ci sono anche Marianna Valenti (che ha rifiutato i domiciliari ed è stata condotta in carcere) e Davide Forgione già ai domiciliari per una condanna in primo grado relativa al trasporto di petardi in Clarea (che ha ricevuto l’obbligo di firma quotidiana).

La lotta per la casa e le occupazioni abitative sono in questo momento una grossa spina nel fianco del governo Renzi. E’ una lotta che, oltre a rivendicare il diritto all’abitare per tutti, si batte contro la speculazione, la cementificazione e la svendita di beni che appartengono a tutti. E’ una lotta che, anche se condotta prevalentemente in ambito metropolitano, ha molte affinità con la lotta al Tav. Di fronte a un’operazione di tali dimensioni ci si aspetterebbe di trovarsi di fronte a chissà quali tremendi reati. Poi, a spulciare gli atti, si vede come tutto sia sovradimensionato. Si tratta solo di una serie di opposizione a tentativi di sgombero compiuti da ufficiali giudiziari a partire dal settembre 2012. “Minacce e violenze” “finalizzate a impedire il compimento d’atti d’ufficio o apporsi agli stessi”. Grida in un momento di concitazione diventano “minacce”, un ufficiale giudiziario circondato da persone urlanti che non vogliono perdere la casa si trasforma in “violenza e sequestro di persona”, la richiesta determinata di una proroga dello sfratto diventa “tentata estorsione”.

Nulla di strano per una Procura che attribuisce reati di per terrorismo per l’incendio di un compressore nel cantiere di Chiomonte. Come sempre, si vuole delineare l’alta pericolosità sociale degli indagati; come sempre la Procura ha trovato l’avallo del cosiddetto giudice terzo, in questo caso il Gip Cristiano Trevisan. Ancora una volta, il Tribunale di Torino si propone come centro di un grande laboratorio repressivo di ogni forma di dissenso sociale.

T.I. 03.06.2014