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Diaz richiesto intervento contro il pm Zucca.

L'incredibile persecuzione del pm Zucca che si occupò delle vicende della Diaz ai tempi del G8 di Genova. Lo vogliono cacciare dalla magistratura.

di Davide Amerio.

Quando si parla di a qualcuno vengono i pruriti. Eppure la condanna inflitta all’Italia da Strasburgo per i pestaggi nella scuola e per l’apologia di quei comportamenti postati su Facebook da parte di un poliziotto, dovrebbero consigliare un po’ di cautela e sopratutto un po’ di pudore.

Ma il pudore in Italia risulta scomparso da molto tempo. Ecco allora che il pm Enrico Zucca che si è occupato delle indagini sulla Diaz si ritrova nuovamente bersaglio di poteri trasversali. La sua colpa è di aver dichiarato, in una intervista (alla Repubblica delle idee), che dopo quella sentenza le istituzioni italiane non si sono ancora adeguatamente attrezzate – per esempio con una legge sulla tortura – al fine di prevenire e perseguire fatti di inaudita atrocità come quelli della Diaz e di . Tesi sostenuta anche dalla Cedu (la Corte Europea dei diritti dell’Uomo)

Apriti cielo! In prima fila il capo della polizia con il ministro dell’Interno che chiedono un intervento disciplinare nei confronti del sostituto procuratore Zucca da parte del ministro del ministro della Giustizia Orlando.
Nel ruolo della “spalla” il sindacato di polizia Siulp che ritiene “offensive e dannose” le parole del magistrato.

Praticamente ci si preoccupa dell’immagine della Polizia di Stato più che della sostanza delle sentenze e dei pericoli di possibili nuove triste riedizioni dei fatti della Diaz. Come se i cittadini non sapessero distinguere tra il sacrificio e lo spirito di servizio che contraddistingue molti poliziotti da coloro che abusano della divisa per altri scopi.
Scrivono su Altraeconomia.it (L. Guadagnucci, E. Bartesaghi, V. Agnoletto):

L’onore della polizia, perduto nella notte della Diaz e per le falsificazioni sistematiche che sono seguite, si tutela solo attraverso la trasparenza, l’assunzione di responsabilità, il rispetto delle sentenze e degli impegni internazionali. Non ci sono altre strade. Il silenzio, il rifiuto delle critiche, le promozioni degli indagati, la protezione indiscriminata garantita agli imputati, gli ostacoli frapposti all’esercizio dell’azione giudiziaria hanno arrecato un grave danno all’immagine della polizia italiana.

Sulla edizione genovese de La Repubblica, Marco Preve, osserva:

 Che poi uno dei sottosegretari del Ministero della Giustizia, tra l’altro delegato in alcune occasioni a confrontarsi con il parlamento in merito alla legge sulla tortura, sia il magistrato Cosimo Ferri, fratello di Filippo, ex capo della mobile di condannato per i falsi verbali della Diaz, è un altro retroscena che completa quello che in queste ore appare come un vero e proprio corto circuito istituzionale.

In difesa del magistrato si mobilita alcuni magistrati. Ercole Aprile e Antonello Ardituro chiedono al Csm l’apertura di una pratica “a tutela” del magistrato Zucca. Roberto Settembre, magistrato in pensione e  che ha scritto, come atto di chiusura di fine carriera,  le motivazioni del processo d’appello relativo alla prigione lager di Bolzaneto, dichiara in un’intervista a Repubblica.it:

Quattordici anni fa accaddero a Genova delle cose terrificanti. Esplose una malattia, un tumore che in questi anni non è stato curato e le metastasi sono ancora in giro. Proprio come gli agenti e i funzionari che picchiarono alla Diaz o falsificarono le prove, o come poliziotti e guardie penitenziarie mai individuate che a Bolzaneto si macchiarono di tecniche di tortura create dalla Gestapo, dal Kgb e affinate ad Abu Ghraib […]

E’ sbalorditivo che ci si possa indignare per come vengano stigmatizzati certi comportamenti dalla sentenza Cedu e invece non ci si indigni per ciò che viene stigmatizzato. La decisione di Pansa è abnorme e assurda perché evidenzia la volontà di non confrontarsi e aggredire la malattia. […]

A noi non rimane che lo sconcerto per questa ennesima farsa tutta italiana.

(D.A. 14.06.15)