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Duplice allarme bomba alla Procura di Brescia: Jihad o No Tav?

Una notizia poco diffusa che la dice lunga su come lo Stato si posizioni in vista di possibili disordini sociali. Già i media hanno cominciato a spianare la strada con la consueta manipolazione ma la Procura torinese è in netto vantaggio.

Pochi sanno che nella prima settimana di Luglio, per ben due volte in quattro giorni (martedi 8 e venerdi 11) la Procura della Repubblica di Brescia con annesso Tribunale è stata sgomberata d’urgenza per un allarme bomba. Al palazzo sono accorsi tutti i corpi di polizia oltre ai Vigili del Fuoco in un ben visibile flusso superiore alla norma. Tutta l’area veniva chiusa ed il personale della Procura sgomberato. La motivazione diffusa ai dipendenti e ai media è stata una telefonata di avvertimento proveniente da soggetti terroristici: Jihad o No .

jihadistA distanza di 48 ore dalla seconda evacuazione, Repubblica e Rai News 24 hanno collegato i fatti con un testo di prossima pubblicazione di Marco Minniti, sottosegretario Pd con delega all’intelligence, sulla rivista Italiani Europei di Massimo D’Alema in cui si descrive il pericolo legato ai reduci jihadisti di origine europea di ritorno in patria. Ciò che suona inquietante è il seguito dello scritto che con una piroetta cambia prospettiva e dichiara che “resta alta l’attenzione in Italia all’estremismo antagonista…alle rivendicazioni ambientaliste, sul diritto al lavoro e alla casa” sottolineando “la potenzialità dell’eversione di matrice anarco-insurrezionalista” capace di “infiltrare manifestazioni di dissenso, come la mobilitazione “.

Nella foto: Jihadisti o No Tav?

Preso atto che paghiamo il sig. Minniti e chissà quanti esperti di intelligence per propinarci banalità sotto forma di proclami allarmistici (se si esclude una guerra mondiale, il pericolo per uno Stato e per l’ ordine pubblico non può che venire da o da rivolte sociali) non possiamo che osservare che la tendenza ad equiparare le lotte sociali e territoriali, ora anche ambientaliste, in particolare la resistenza No Tav, con il sta prendendo velocità e sostanza già da qualche mese con gli arresti dei quattro ragazzi accusati di aver partecipato all’ “assalto” notturno al cantiere di Chiomonte.

Come sappiamo, il teorema che riassume anni di lotte valsusine come un progetto organicamente terrorista è stato formulato gradatamente da una campagna dei due quotidiani della lobby del tav La Stampa e Repubblica e applicato dal procuratore Pd Caselli. L’accostamento tra violenza, anarco-insurrezionalisti e No Tav è portato avanti ormai permanentemente dalle redazioni dei due quotidiani. E allora è forse un caso che il 17 Luglio su La Stampa, un articolo del solito , informatissimo da questura, procura, e straordinariamente in sintonia con Minniti e gli ambienti a lui collegati, accosti per la prima volta tutti gli ingredienti ? Difficile sottrarsi al dubbio. Ecco quindi che, in un capolavoro di insinuazioni e “accostamenti tematici”, il ritratto di Anonymous, oggetto dell’informativa, include i seguenti messaggi: “azioni criminali“, i suoi collaboratori “di area anarchica“, gli attacchi ai siti “…l’ultimo a un’azienda che lavora per la Tav” e infine “seguace di Hamas“. Deve aver studiato per confezionarlo.

Con l’assoluzione di Berlusconi in Appello tutti gli osservatori concordano nel prevedere lunga vita alle Larghissime Intese, una prospettiva di regime senza opposizione per realizzare i programmi del capitalismo transnazionale. L’operazione per indicare preventivamente i nemici del renzismo e del Pensiero Unico e inchiodare qualsiasi opposizione alla remissività è dunque già in corso: i guastafeste sono i 5 Stelle in Parlamento (che i media attaccano senza tregua cercando di minarne unità e credibilità) e le lotte sociali che potranno venire quando la situazione economica si farà insopportabile e la maschera del regime non reggerà più equilibrismi, balle spaziali, vuote promesse, conti taroccati da aggiornare ogni trenta giorni. Tutti equiparati ai terroristi. Il giornalista Robert Fisk ci racconta che la tecnica mediatica di attribuire tale qualifica al “nemico” è stata utilizzata fin dall’invasione del Libano da Israele. Da allora, e soprattutto dopo l’11 Settembre, è diventato abituale utilizzare il termine per qualsiasi nemico che non sia riconosciuto da Stati o istituzioni ufficiali. Oggi si sta compiendo un ulteriore passo: la criminalizzazione delle lotte sociali. La è un laboratorio anche per lo Stato: inganni, menzogne, militari in ordine pubblico, attentati ai presidii, costruzioni giudiziarie, disinformazione mediatica. E non è escluso che alla teoria possano seguire fatti. Siamo tutti avvertiti: stiamo in campana. (F.S. 19.7.2014)