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È la fine del progetto Tav?

Il dossier sui contributi europei dimezzati e tenuti nascosti dai media e dai partiti. Ma i costi dei lavori intanto triplicano. Un altro caso Expo in gestazione?

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di Fabrizio Salmoni

Torino, 14 maggio 2014.    Il Tav è un progetto in estinzione, come sostiene il Movimento No Tav? Sì e no, viene da dire esaminando i dossier prodotti oggi dagli esponenti della resistenza valsusina ma comunque chi gestisce il progetto ha mentito ai contribuenti tenendo nascoste le risoluzioni della Commissione Europea.

È infatti del marzo 2013 la comunicazione ufficiale della robusta decurtazione del contributo per la Torino-Lione: dai 671,8 milioni di euro a 395,3 (41%) il cui importo complessivo passa da 2 miliardi a 891 milioni (-57%). Vengono quasi del tutto cancellati i circa 2 miliardi destinati allo scavo del tunnel di base e 150 milioni vengono dirottati su perforazioni non previste nella cosiddetta galleria di St. Martin La Porte, uno dei rami minori del tunnel di base sul versante francese. La motivazione dichiarata è “difficoltà amministrative e tecniche“, dicitura che ignora le difficoltà sul campo dovute all’opposizione sul terreno ma che in questo caso porta acqua al mulino della difesa dei quattro ragazzi in carcere con l’accusa di “aver contribuito a far ritardare i lavori con conseguenti tagli ai finanziamenti europei” anche perché come dimostrano i documenti, i tagli erano già stati decisi e comunicati. E Ltf e i due governi cominciano a violare La Maddalena (con tutto il corollario di altre illegittimità) quando già sanno che i fondi sono stati dimezzati e che non potranno stare dentro i termini previsti (31 dicembre 2015).

constampaNel frattempo i costi di Ltf lievitano enormemente specie se confrontati con i costi dei francesi. Come mai? Probabilmente perché Ltf sa di poterlo fare in Italia dove le cose vanno come la magistratura milanese sta dimostrando in questi giorni. I No Tav e Pro Natura negli anni hanno più volte segnalato quanto i costi di Ltf fossero abnormi ma nessuna indagine o controllo ne è mai seguito concedendo la solida sensazione che tutti i protagonisti si muovessero a piacimento senza badare a norme o limiti, economici, amministrativi o politici. Sarà quindi difficile che l’Ue paghi per la galleria geognostica di Chiomonte anche perché i pagamenti avverrebbero al completamento, se entro il 31 dicembre 2015 e non sembra che ai ritmi di scavo odierni ce la possano fare visto che la “talpa” ha finora scavato 641 metri su 7451, una media di 2,5 m al giorno. Una lentezza più volte rilevata sia dagli osservatori No Tav esterni al cantiere sia durante le visite di controllo dei parlamentari 5 Stelle.

Ma non è tutto qui: nei documenti spicca il giudizio di “infattibilità politica di una nuova linea senza fare il possibile affinché quella esistente torni ad essere la principale arteria di trasporto in seguito ai lavori di ampliamento del Frejus-Moncenisio” cioè esattamente quello che sostiene da sempre il Movimento No Tav sul sottoutilizzo della linea “storica”. Una Waterloo per Ltf e la lobby del Tav che comunque sapeva e ha tirato avanti distribuendo soldi e appalti con grande nonchalance, per dirla alla francese.

Allarmante inoltre – viene fatto notare – che l’ex direttore dei lavori Ltf, Marco Rettighieri,   sia appena stato messo a capo del progetto Expo: “L’uomo giusto al posto giusto” ha constatato Alberto Perino. Le similitudini avanzano e probabilmente, come anche noi abbiamo già scritto, forse anche le possibilità che una magistratura diversa da quella torinese prima o poi faccia luce sugli sprechi di denaro pubblico finora effettuati dai politici e da Ltf per far procedere il Tav.

Dove sta l’incertezza che abbiamo espresso all’inizio di questo articolo? Sta nel fatto che, contributi europei o meno, il progetto Tav (inteso come limitato solo alla galleria di base e alle opere collaterali in territorio italiano) possa essere trascinato all’infinito con l’iniezione di fondi scarsi anche irregolari nel tempo e diventi una seconda Salerno – Reggio Calabria. Un incubo ambientale ed economico per il Paese che svela in se stesso l’unica ragione per proseguire: predare denaro pubblico e distribuirlo sul sistema di potere dei partiti. Sempre che… qualche deciso cambiamento politico non porti a decisioni diverse e la magistratura a intervenire. Su cosa se non gli appalti? Ma sulla devastazione ambientale, sull’inquinamento e sulle minaccce alla salute collettiva prima che la situazione sanitaria precipiti e si debbano tenere fra decenni processi come quello Ipca. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Noi vorremmo vederli tutti in galera molto prima.

Per consultare tutta la documentazione:

http://www.presidioeuropa.net/conferenza-stampa-tav-14-maggio-2014-dossier/ 

F.S. 14.5.2014