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Emilio perseguitato ma determinato.

Gabriella Tittonel racconta la storia di Emilio il No Tav costretto dalla Procura a vincoli che gli impediscono di lavorare.

di Gabriella Tittonel

Condannato a rimanere entro il perimetro del proprio paese, tenuto sotto chiave dalle sette di sera alle sette del mattino e seppur segnato da un procedimento che ha suscitato in tutti stupore, incredulità e indignazione, non ha perso la sua determinazione di uomo pacifico ma fermo nel chiedere un mondo diverso, dove ci sia spazio per le cose essenziali della vita, oggi una dopo l’altra cancellate o ridimensionate dalla voracità di una grande opera supportata da dinamiche discutibili che in valle già sta segnando, impalpabile, la salute dei cittadini. In una sorta di roulette russa dove solo alla fine ciascuno conoscerà la propria sorte.
, il gigante buono, l’uomo del pesce ai mercati valsusini, sempre pronto a dare una mano, ad illuminare una giornata grigia con il suo sorriso, il suo per un poco lo ha perso, quando alle sette di un mattino, di ritorno dai mercati generali dove si era rifornito del pesce per il banco, è stato fermato dalle Forze dell’Ordine che gli hanno consegnato un foglio dove si annunciavano restrizioni alla sua libertà di movimento. Restrizioni poi riconfermate solo pochi giorni fa, quando la richiesta di poter svolgere il proprio lavoro nei vari mercati della bassa valle gli è stata negata. Diritto al lavoro? Non sempre viene realizzato. Soprattutto quando si lavora in proprio e tra meno lavoro e sempre maggiori tasse trovare equilibri di bilancio diventa complicato… “Lavori la moglie… la sua è una società…!” : questa la risposta… Già, anche quando alle quattro del mattino ai mercati generali ci è sempre andato lui, l’esperto doc, a scegliere quell’ottimo pesce che poi mette sul banco, non disdegnando di prepararlo, pulirlo, pronto da mettere in pentola, a seconda delle richieste dei clienti…
Emilio insomma deve rimanere in una sorta di zona vigilata, di osservazione, questo perchè quella notte della fiaccolata, lo scorso dicembre, organizzata a poche ore dal pronunciamento del processo a quattro ragazzi, pensò di inoltrarsi nel prato adiacente per vedere che accadeva più in là, verso l’autostrada… fedele a quel legame che unisce le tante anime del movimento non e che da sempre fa dire che si parte e si torna insieme… Quella notte Emilio tornò molto tardi a casa, provato certo dagli interrogatori di un mondo altro dal suo, lui che sempre ha seguito le indicazioni di un pacifismo che non si mette mai contro le persone, ma vuole aprire dialoghi. Mai ascoltati.
Ma Emilio a tutto questo non ci sta, nonostante le restrizioni, il lavoro in panne, le maggiori difficoltà accollate alla famiglia, le levatacce in piena notte per dimostrare che si, è proprio in casa.
Non ci sta alla stupida violenza cieca. All’imposizione vestita di pacificazione. Alla divisione tra persone, razze e modi differenti di vedere ed affrontare la vita. Emilio è l’uomo del dialogo, instancabile, è l’architetto di un nuovo stile di vita. Questo è l’Emilio che tutti conoscono.
E così con lui stanno tutti gli amici del che da venticinque anni stanno ripetendo, inascoltati, le buone ragioni di una tenace resistenza.
Ed i suoi colleghi di lavoro, i suoi clienti, che ben lo conoscono e che lo hanno visto crescere in umanità proprio con il suo avvicinarsi al movimento.
Sono con lui i tanti cittadini onesti di questa nostra Nazione segnata da tante opere inutili, dannose, volute a scapito delle reali e inderogabili necessità e che chiedono ascolto onesto ed attento, divenendo, con la loro voce, il loro agire, simili a quel bambino della favola che un giorno non temette di ripetere, tra tanti osannanti cittadini, che il re, in verità, era nudo.
Riportando così alla realtà un popolo timoroso e insicuro. E iniziando di fatto il cambiamento.

G.T. 8 maggio 2015