Erri de Luca indagato

Era l'inizio di settembre, quando in uno scambio di opinioni, lo scrittore No Tav e il magistrato di Torino, a mezzo stampa scambiavano i loro punti di vista. Oggi lo scrittore Erri de Luca è formalmente incriminato per istigazione.


Dalle sue parole – «Rendo noto che mi è stata oggi notificata incriminazione per istigazione in merito al mio sostegno pubblico alla libera lotta della Val di Susa. I magistrati citano le mie stesse pubbliche parole. Considero da scrittore un onore essere accusato delle  mie convinzioni pubblicamente espresse , che continuerò a ribadire, Erri de Luca».

erri_de_lucaLa denuncia di 4 pagine fu depositata lo scorso 18 settembre 2013 dall’avvocato di Ltf Alberto Mittone: «Riteniamo che De Luca abbia quantomeno istigato a commettere sabotaggio». Questa a sua volta era giunta sulla scrivania dei due Pm che si occupano delle inchieste sul movimento No Tav, e non si sono fermati.

Nel dettaglio, 8 settembre Ltf, – «Le dichiarazioni di De Luca sono un chiaro incitamento alla violenza idoneo a suscitare consensi tra gli attivisti No Tav, peraltro distintisi anche recentemente con episodi preparatori di azioni violente con armi. E di queste il De Luca, pur vivendo appartato ma con la possibilità di strumenti conoscitivi tanto da intervenire prontamente anche su questo tema, non può non essere al corrente».

Incalzava l’allora Procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli – «Sul preoccupante silenzio che arriva da uomini della cultura e della politica, perché è un silenzio che parte dalla sottovalutazione, fino a rasentare la connivenza».
Erri de Luca – «Ho partecipato ai blocchi dell’autostrada insieme a maestri elementari, vigili urbani, madri di famiglia. Il blocco stradale è certamente un atto di ostruzionismo. Diciamo che è una forma di sabotaggio alla libera circolazione. Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa. Resto convinto che il Tav sia un’opera inutile e continuo a pensare che sia giusto sabotare quest’opera».

Non molto tempo fa facemmo una domanda agli organi di Polizia, la lasciammo cadere, non significava, ci risposero così – «noi siamo ciò che viene dopo le discussioni, dopo il parlamentare, noi siamo la parte dello stato che deve reprimere, siamo organizzati come un strumento di repressione, è in questi momenti che tutto diventa più chiaro e nitido, e lo dovrebbe essere per tutti. Quando si collegano nomi come “reprimere” e “potere”, i fatti diventano questi e dalle parole semplici del maestro De Luca l’esempio è chiaro, è un onore essere repressi».