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Erri De Luca rinviato a giudizio

Rinviato a giudizio lo scrittore che da tempo sostiene le ragioni del movimento No Tav. Già querelato dalla Lyon-Turin Ferroviaire ora subirà un processo.

di Davide Amerio

Gli atti di solidarietà poco si conciliano con la giustizia. Molta ne ha avuta lo scrittore accusato dai magistrati torinesi Andrea Padalino e Antonio Rinaudo di “istigazione a delinquere” per le sue frasi sul e sulla lotta No in Val di Susa ma Erri De Luca è stato rinviato a giudizio dal gup torinese Roberto Ruscello.

Gli avvocati della difesa non sono riusciti a convincere il giudice che la frasi pronunciate non volevano istigare nessuno a compiere atti illeciti bensì esprimevano l’opinione libera di un intellettuale.

L’appoggio di molti allo scrittore, che ha partecipato personalmente all’ultima grande manifestazione svoltasi in Torino il maggio scorso, si basava proprio sul contrastare un’accusa assurda e sproporzionata che ha il sapore della persecuzione di quelle opinioni che avversano la costruzione della “grande”  opera.

La  magistratura torinese  non è nuova a questi episodi basti ricordare la recente bocciatura dell’accusa di terrorismo ai danni di quattro ragazzi No Tav promossa dalla Corte di Cassazione.

Le parole di un intellettuale non possono costituire reato. Il giudice ha ritenuto utile un accertamento dibattimentale, ma noi continuiamo a essere convinti che questo sia un processo alle parole e dimostreremo che non è stata un’istigazione a delinquere” ha dichiarato l’avvocato Gian Luca Vitale difensore di De Luca.

Lo scrittore venuto a conoscenza della sua iscrizione nel registro degli indagati aveva dichiarato: “Citano le mie parole a sostegno. Per uno scrittore il reato di opinione è un onore”.

Grottesca vicenda dopo i continui arresti di politici e imprenditori per i cantieri faraonici come l’Expo e il Mose: la connivenza tra grandi opere, corruzione e malaffare è palese e accertata e si rinnova ogni giorno con  evidenza inconfutabile.

Nel paese che cammina al contrario però in tribunale ci finiscono gli intellettuali che sussurrano “Il Re è nudo”. Fosse mai che a qualcuno sorgano dei dubbi e cresca in loro la consapevolezza della farsa italiana sulle opere indispensabili.

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