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Esposito sulla via di Damasco

Ha spiazzato i suoi amici con le dichiarazioni sui costi eccessivi del Tav. I più ingenui hanno pensato a un "ravvedimento" ma non conoscono il personaggio.

di Fabrizio Salmoni

Le recenti dichiarazioni del senatore sui costi del hanno fatto il giro del web e hanno stimolato, forse contro la sua volontà, nuove riflessioni sulla Grande Opera anche su fogli usualmente non particolarmente attenti a quanto accade in Val Susa. Si sono sprecate illazioni e opinioni più o meno plausibili sulle ragioni di quelle esternazioni ma, oltre al fatto che tutti i pareri più meditati escludono improbabili “ravvedimenti”, ci si chiede quale possa esserne la chiave interpretativa.

La premessa necessaria per ogni speculazione è presumere che il senatùr si muova principalmente in maniera funzionale ai propri interessi ed in maniera tale da poter condizionare la politica del Pd piemontese, anche attraverso il controllo delle fonti di finanziamento: non può essere un caso che pur essendo inviso alla gran parte dei maggiorenti del suo Partito rimanga un intoccabile. Ci si può probabilmente spingere a dire che a lui del Tav importi poco o niente se non per mettere se stesso in evidenza per gli scopi più disparati non ultimo dei quali sarebbe il gestire, anche indirettamente tramite suoi fedelissimi, posizioni di potere con le loro conseguenti risorse. Non per niente, tutta la sua veemenza politica la investe nel promuovere grandi opere, quelle dove sono in ballo grandi capitali (l’avete mai sentito esternare su questioni ideologiche o di valori civili e sociali?). Tutti gli addetti ai lavori si ricordano quando, ancora a inizio “carriera”, in anticipo sui tempi e con lungimiranza perorò il finanziamento del Pd con i proventi delle slot machine causandogli le reprimende dell’allora segretario provinciale Pietro Marcenaro. Da quella vicenda origina il soprannome di “Bingo”.

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Che tenda al massimo pragmatismo è fuori dubbio: a lui non importano le differenze politiche, sostiene le cose che gli interessano senza badare se coincidono con gli argomenti di Berlusconi o del postfascista Ghiglia. Tutto è il contrario di tutto e tutto fa brodo, l’importante è portare a casa la partita.

Ma per tornare all’incombenza attuale, per cercare di capire la sortita del Nostro non si deve escludere il fattore caratteriale: il senatùr è un umorale, è aggressivo, ha un ego sviluppatissimo: le fonti all’interno del Partito dicono che non accetta contrarietà, che “o stai con lui o sei contro di lui”, che ha la smania di essere “considerato”, che tende a rispondere a un presunto torto con la ritorsione. Questo porta a pensare, nello specifico attuale, che voglia regolare qualche conto in sospeso con , oggi guidata da Maurizio Gentile, fedelissimo dell’ex Moretti, uno tra i pochi che non si è mai “filato” Esposito, anzi che a differenza di altri lo ha sempre ignorato. Ecco dunque che in questi giorni si è materializzata l’occasione per un bel dispetto a denunciandone l’esosità. Dispetto riuscito, leggiamo, perchè è costretta a ridimensionare le sue pretese e viene esclusa, per rappresaglia, dalla nuova società promotrice della Torino-Lione.

Due piccioni con una fava, anzi tre, considerando che con la sua denuncia ha fatto persino la parte dell’ “onesto”, del “risparmioso”, e ha dato indizio di “serietà” personale. Per un senatore, che non potrà più essere tale per l’abolizione del Senato, e che non a caso nell’ultimo anno ha sterzato rumorosamente da posizioni cuperliane a convintamente renziane, si potrebbe prospettare un posto da sottosegretario. Il futuro sembra quindi farsi promettente se non fosse per le domande che qualcuno ha cominciato a farsi, come quella, significativa, di un Salvatore Tropea, uno che la sua carriera l’ha fatta e che non ha bisogno di inchinarsi ai politici come altri suoi colleghi di redazione, su Repubblica di sabato 1 Novembre: “…Poichè in politica…spesso per uno che fa una cosa c’è uno che gli permette di farla, c’è da chiedersi chi ha consentito che si arrivasse a questo punto e se sia mai possibile che un imbecille o un corrotto prepari una sorpresa del genere senza che nessuno gli chieda conto della sua sventatezza o dei suoi maneggi…” o come quelle che affiorano sul web, tipo: ma se non si facesse il Tav, chi pagherebbe per la devastazione, per gli sprechi pregressi, per i danni portati alla Val Susa? Cosi (M5S Piemonte) : “Individuare i responsabili di questa disastrosa gestione della Grande Opera e presentare loro il conto dell’immenso spreco di risorse pubbliche, della devastazione del territorio e della distruzione del Museo e dell’area archeologica della Maddalena…Questo è il finale che ci aspettiamo” preannunciando un’interrogazione in consiglio regionale mentre gli stessi 5S e Sel in Parlamento hanno ri-sollecitato una commissione d’inchiesta.

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Ecco, per la banda del Tav  il risvolto indesiderato delle dichiarazioni di Esposito è di aver innescato nuove discussioni sull’argomento portando all’attenzione pubblica la questione dei costi e dell’importanza di una valutazione costi-benefici (mai voluta considerare) con sbocchi imprevedibili sulla media distanza. Ma a lui in fondo, che gliene frega del Tav? (F.S. 5.11.2014)