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Francia e Italia un bene uscire dall’euro parola di Jacques Sapir

L'economista Jacques Sapir dichiara che l'Italia abbandonerà l'euro nella primavera del 2015. Profezia o voci non ufficiali?

di Davide Amerio

Jacques Sapir economista francese eterodosso, esprime in un articolo i vantaggi dell’Italia e della Francia con l’uscita dalla zona . L’uscita viene data per scontata e voci internazionali parlano della fine della primavera del 2015 come possibile momento. A riprova di ciò cita voci insistenti americane e britanniche.

La situazione è insostenibile per l’Italia – precisa l’economista – dal 2008 il paese è progressivamente sprofondato in una crisi sempre più grave sino alla situazione di stagnazione attuale che si sta rivelando peggiore di quella della Spagna.

Pil j. Sapir blog

Andamento del Pil per Francia, Italia, Spagna e Germania . Fonte FMI ottobre 2014

Esaminando i dati relativi alla produzione è possibile notare che i guadagni dell’Italia rispetto agli altri paesi concorrenti dell’euro zona sono minori e non solo in relazione alla Francia e alla Germania ma anche nei confronti della Spagna. L’Italia, afferma Sapir, risulta in netto svantaggio.

Dati FMI ottobre 2014

Dati FMI ottobre 2014

Il problema della competitività italiana all’interno della zona euro è evidente. A meno di una ripresa forte della tedesca per l’Italia il destino è segnato e il vantaggio dell’euro sul dollaro non è  sufficiente. Di questo destino, secondo Sapir, sono consapevoli i consiglieri della politica di Renzi anche se ufficialmente nessuno lo ammette. La promozione del referendum sull’euro da parte del M5S denota una consapevolezza che si sta diffondendo negli ambienti politici.

Il meccanismo che si metterebbe in moto con l’uscita dell’Italia non sarebbe, secondo Sapir, affatto un male. Italia e Francia, che hanno economie simili, potrebbero, dopo un periodo di assestamento delle valute e dei cambi, ricostituire dei rapporti commerciali. In seguito altri paesi uscirebbero dalla zona euro, come il Belgio e a seguire Spagna e Portogallo. La Germania sarebbe costretta a tornare alla sua moneta. La costituzione dei rapporti commerciali tra i paesi della zona sud d’ però non deve passare attraverso una moneta del tipo euro-sud ma essere un nuova relazione tra le valute che tenga conto delle effettive economie dei singoli paesi.

Si vedrà l’evoluzione degli eventi nei prossimi mesi anche se è certo, conclude l’economista, che i media francesi terranno all’oscuro i cittadini su questi eventi.

(D.A. 19.11.14)