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Francia. Fine dell’ecotaxe. Trasporto pubblico? A piedi

Più Tir, meno treni. Ministero francese dell’Ambiente all’isteria. Ai primi di ottobre firma l’accordo per una nuova discenderia nel tunnel Av della linea Torino-Lione, a metà ottobre sospende l’ecotaxe da cui dipende l’intera rete di trasporti nazionale.

di Massimo Bonato

In c’è chi ride e c’è chi piange. I più però sono rimasti allibiti, quando la ministra dell’Ecologia e dell’ambiente ha annunciato giovedì 9 ottobre all’Assemblea nazionale la sospensione della . O meglio la sospensione sine die della sua ultima propaggine, rappresentata dal “pedaggio per mezzi pesanti”.

Più Tir, meno trasporto pubblico locale. Più autoarticolati meno treni. In sintesi.

È anche quello che ha rinfacciato alla ministra Patrice Carvalho del Front de gauche definendo questa soluzione la “consacrazione” a un futuro “tout routier”. Come dire “Autotrasporto a tutta birra!”
Come riporta «Les Echos» nei diversi articoli che dedica all’argomento, la Royal denuncia “l’incapacità di applicare” il sistema di tassazione prevista per il transito del traffico pesante”; dichiara di voler “trovare una soluzione che non distrugge posti di lavoro ma ne crea”; e soprattutto di voler  far pagare le aziende autostradali che dalla loro recente creazione hanno versato 15 miliardi di euro in dividendi ai propri azionisti, cosa che fa dire a Mme Royal “C’è qualcosa che non funziona”.

Intanto, più che creare posti di lavori se ne perde qualcuno per la strada. Ne san qualcosa i 130 doganieri di Ecomuv, consorzio controllato dall’italiana Autostrade, e reclutati tra il 2012 e il 2013 per assicurare la riscossione della tassa.
Ne san qualcosa soprattutto le organizzazioni che rappresentano i settori del trasporto ferroviario, del trasporto urbano, della viabilità fluviale e delle opere pubbliche i cui progetti e la cui stessa esistenza dipendono dall’ecotaxe. Comparti che contano complessivamente oltre 600.000 posti di lavoro diretti e indiretti.
Organizzazioni che infatti si sono sollevate dichiarando in un comunicato congiunto che “senza finanziamenti pubblici, l’intero settore sarebbe seriamente compromesso”.
E non c’è da scherzare.
Il Gart (Groupement des autorités responsables de transport), il Fnaut (Fédération Nationale des Associations d’Usagers des Transports), l’Utp (Union des Transports Publics et Ferroviaires), il Tdie (Transport-Développement-Intermodalité-Environnement), il TFF (Transporteurs Fluviaux de France),  la Federazione nazionale dei Lavori pubblici, la federazione delle industrie ferroviarie, l’Agenzia per il finanziamento delle infrastrutture del trasporto (AFITF) sono sul piede di guerra. Come dire che l’intero studio messo a punto dal Comité 21 il giugno dello scorso anno è già alle spalle e viene meno la stessa conferenza Stato-Regioni.

L’ecotaxe è un sistema di tassazione ecologica che si riferisce a tutti i veicoli trasporto merci francesi ed esteri superiori a 3,5 t e comprende 15.000 km di strade nazionali e dipartimentali francesi. Una tassa verde che doveva incoraggiare una più razionale organizzazione del trasporto merci, e i cui proventi (inizialmente di 1,15 miliardi di euro) dovevano essere utilizzati per finanziare nuove infrastrutture per il trasporto: dalla nuova linea di tram di Grenoble al parcheggio per biciclette di Annemasse, passando per i grandi progetti ferroviari, stradali e fluviali. Una ricaduta sul territorio che viene a mancare all’intera Francia.

Chi si dice soddisfatto sono per converso gli autotrasportatori, le loro organizzazioni e i loro sindacati.
E già al di qua delle Alpi il plauso non tarda a riecheggiare nei siti di categoria come assotir.it, e nelle parole di Claudio Donati, segretario nazionale di Transfrigoroute Italia Assotir, che dichiara: “Un esempio positivo di quanto sia possibile, con l’unità della categoria e con la fermezza nella tutela delle imprese e dei loro equilibri finanziari ed occupazionali, costringere i governi a risolvere in modo positivo le questioni che gravano sull’autotrasporto e a riconoscere come esso sia una risorsa per il Paese, da salvaguardare e da sostenere”.
Insomma, sgravati di un’imposta, gli autoarticolati ridiventeranno cruccio di chi sin da ora si preoccupa in Savoia, per esempio, per il deteriorarsi della condizione ambientale e gli inevitabili più alti tassi di inquinamento, come riferisce France3Alpes. E l’invasione di strade e autostrade italiane è vicina, tanto da oltr’alpe, tanto da parte di chi qui sta già tirando la giacchetta la ministro Lupi perché addivenga a migliori consigli e relazioni sindacali.

Con buona pace di chi ha ammannito per anni la panacea del trasporto intermodale, del trasporto merci ad alta velocità (peraltro mai preso seriamente in considerazione dalla Francia) per sollevare le strade dal trasporto su gomma e l’ambiente da relativo inquinamento.
Con buona pace di chi cantava vittoria soltanto agli inizi di ottobre, quando il governo francese trovò i 105,78 milioni di euro (che solo in giugno non avrebbe saputo dove reperire) per iniziare i lavori alla galleria esplorativa di Saint-Martin-La-Porte, discenderia che rappresenterà poi l’imbocco del tunnel per il Torino-Lione. Accordo firmato da quello stesso ministero dell’Ambiente francese che ora sospende l’ecotaxe per restituire alle strade autoarticolati e togliere dai binari i treni, regionali e non.

Resta da chiedersi quale sia il senso di tutto ciò, ben sapendo di non essere soli. Ci sono milioni di francesi alla fermata del pullman, ad aspettare che arrivi.

M.B. 15.10.14