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Giachino, Tav e le direttrici del traffico merci

Le preoccupazioni fra i sostenitori del Tav non sono fugate. Giachino e le direttrici del traffico merci.

di Leonardo Capella

Nonostante il record di 30 metri di scavo in un giorno, annunciato a gran voce pochi giorni fa da Ltf e relativo al tunnel geognostico di (tunnel che oggi raggiunge i 2.472 metri sui 7.500 metri previsti) pare che le preoccupazioni sul veloce completamento dell’opera tra i sostenitori del non sono state fugate.

Questa è la probabile lettura delle parole dette dal responsabile nazionale trasporti di Forza Italia, Mino Giachino, a cui fa coro il coordinatore piemontese del partito Gilberto Pichetto, durante la conferenza stampa di ieri, 2 marzo, a Torino. “I lavori della Tav, e in particolare del maxitunnel italo francese, vanno accelerati”. Frase quasi di routine e che viene ripetuta in ogni occasione.

La grande preoccupazione di Giachino risiede nella concorrenza da parte di altre infrastrutture, sia marittime che ferroviarie. Concorrenza che rischia di rendere “fuori tempo massimo” l’entrata in funzione della linea ad alta velocità tra Italia e Francia. Infatti Giachino ha recentemente affermato: “Il nuovo collegamento ferroviario Shangai-Spagna via Russia, Germania del Nord e Francia è funzionante e operativo e rischia di tagliarci fuori dai traffici commerciali del futuro”. 

Secondo i forzisti altre nubi sono nell’orizzonte della piattaforma logistica “Italia” e risiedono anche nel raddoppio del canale di Suez con il conseguente raddoppio del traffico navale che potrebbe tagliare fuori l’Italia. Oggi l’Italia raccoglie il 6% delle merci che transitano nel Mediterraneo.

Il responsabile di Forza Italia ha sottolineato come “sarà molto importante il Piano dei porti e della logistica che è in elaborazione al Ministero dei Trasporti. Come Forza Italia ho chiesto al Ministro Lupi di alzare gli obiettivi puntando a contendere ai porti del Nord Europa la parte del traffico diretta verso la Svizzera, l’Austria, la Baviera e il Bad Vuttemberg. In questo modo tra tasse portuali e lavoro logistico potremmo avere almeno 1 punto di Pil aggiuntivo e migliaia di nuovi posti di lavoro, molto di più di quanto, stando alle stime Ocse, potranno dare le riforme varate dai tre governi non eletti”.

In questa visione è chiaro che gli assi del trasporto merci nel prossimo futuro seguiranno sempre più direttrici verticali e il trasporto modale vedrà come mezzo prioritario la nave. Risulta evidente che riuscire o meno a contendere i porti con il nord Europa non sposta minimamente l’asse di transito, che resterà quello Sud-Nord.

Allora meglio sarebbe lasciare perdere l’inutile opera della Torino-Lione, sulla direttrice di traffico Est-Ovest già oggi in declino, per concentrarsi su opere di maggiore utilità.

L.C. 03.03.2015