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Giornata No Tav, la semina vede l’ingresso di Turi nel cantiere

La semina e la partita di pallone, una soluzione a problemi nazionali. Intanto nel pacifismo un metodo di lotta intramontato che fa battere forte i cuori.

di Valsusa Report

Una giornata di sole e semina svolta da tanti attivisti No Tav con la visita del Senatore Marco Scibona e della Consigliera Regionale Francesca Frediani. Si sono trovati alla solita piazza di Giaglione per far valere alcuni temi della resistenza al cantiere del tunnel geognostico. Sono temi che su tre giorni sviluppano problemi nazionali, si va dal mancato ascolto delle popolazioni sui territori ai problemi di integrazione derivanti dalla massiccia immigrazione dai territori africani e medio orientali. L’iniziativa della giornata in Clarea vedeva la volontà di ri-seminare il cantiere che nel lontano 2012 si è trasformato da una radura di prati e castagni, fresca e riposante ad una stuolata di cemento e ferro dal rumore assordante nelle sue 24 ore di attività non continuativa.

Molta la popolazione valsusina in Clarea, alcuni piantavano e altri seminavano giovani crescite che con l’amore delle cure andranno a svilupparsi in fiori o piante, decisiva ed importante invece il lancio di semi nel cantiere “speriamo che molti attecchiscano, e che la natura riesca a resistere inglobando sto maleodorante cantiere”, la volontà di alcuni. In tutto questo il pacifista Turi senza colpo ferire si intrufola nel cantiere, dribla, sgambetta e poi cede ai numeri di forze nel cantiere. Inizia così un momento di forza spirituale personale che Turi effettua tutte le volte che la negatività si stringe su di lui, una specie di protezione dal male ed effettua una verticale interrotta solo dal sopraggiungere dell’ordine a cui tutti i comandati devono obbedire, e così Turi viene portato via preso letteralmente di peso dai solerti.

La manifestazione vede anche la partita tra gli immigrati di Almese e una squadra locale di No Tav, un’importanza strategica che va ad eliminare quella che per molti viene vista come una minaccia, seminare appunto un modo per ottenere riflessioni sull’appartenenza la dove c’è bisogno, le popolazioni dovrebbero aiutarsi a vicenda, forse così i governi non riuscirebbero ad utilizzare i 30 denari per seminare odio. D’altronde chi non ha l’anziana madre a cui bisogna fare la spesa, nel detto una mano lava l’altra e tutte e due lavano la faccia si potrebbe appunto trovare la semina giusta, una protezione per chi fugge dalle guerre e un aiuto a chi il suo tempo lo deve obbligatoriamente passare in fabbrica, ad esempio. E addio ai trenta denari.

V.R. 6.9.15