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Giorno speciale al cantiere della Clarea.

Clarea, sarà un modo nuovo di lottare, ma molto antico nelle pratiche. Il ritorno in una valle devastata

di Gabriella Tittonel

Venerdi 27 febbraio. Un giorno particolare per il territorio della . Giorno da ricordare e giorno da preparare per il futuro. Da ricordare perchè fu proprio tre anni fa, nel 2012, che Lucà Abbà cadde dal traliccio. Una storia la sua divenuta esempio di coraggio, di costanza, di fede nella vita, storia giunta alle soglie del compimento e ritornata, con gioia, fino a fiorire nel piccolo Lorenzo.

E proprio in questo giorno nei terreni della Clarea ha preso il via una nuova iniziativa, voluta per far rifiorire, custodire i buoni frutti della terra, per ora i fichi, qui veramente deliziosi e che rischiano, a causa delle polveri, del degrado ambientale, di scomparire. Abili mani hanno inciso i rami, hanno creato lo spazio perché nuove gemme potessero divenire futuri alberelli.

QUI il video della giornata

In questo lavorio calmo, attento, a fine pomeriggio, si è aggiunta la presenza di una nuova visita in cantiere, preceduta da un copioso lavaggio (come da alcuni giorni accade) dei mezzi, della locomotiva, del piazzale. Quali i visitatori? Con l’architetto Mario Virano oggi è sceso nel cantiere il direttore de La Stampa Mario Calabrese. Con un gruppo di altre persone, che hanno percorso a piedi la strada di accesso, sono saliti sul trenino e sono entrati nella galleria. All’uscita, dopo una buona mezz’ora, alcuni avevano intorno al collo la mascherina……

L’accoglienza, anche in questa occasione, da parte dei non è mancata: fischietti, bandiere al vento, slogan, tutto per dire l’inalterata contrarietà all’inutile e dispendiosa opera.

G.T. 27.2.15