Google News Spagna quando il Legislatore è fuori dal tempo.

La pretesa del copyright da parte degli editori crea un caso curioso in Spagna dopo la chiusura della Google News spagnola.

di Bruno Garrone.

I legislatori del nostro tempo hanno, troppo sovente, in comune un tratto caratteristico : vivono in una dimensione spazio temporale che non appartiene alla realtà. Sopratutto per quanto riguarda la tecnologia.
Saranno i cambiamenti frenetici, sarà l’introduzione e la diffusione del Web così rapida e diffusa, sarà quello che sarà, quando certi legislatori mettono mano, magari su pressione di lobby poco lungimiranti, sulla tecnologia, sono disastri e problemi.

Accade allora che in Spagna, un paese europeo e non del terzo o quarto mondo, gli editori si coalizzino per pretendere che il colosso Google, che fornisce attraverso il servizio gratuito Google News una paronamica dell’informazione complessiva del paese suddivisa per argomenti, il pagamento di un obolo per ogni notizia citata.

Conseguentemte il governo spagnolo pressato dalle lobby, decide di promuovere una legge che favorisca gli editori in questo senso e costringa Google a fornire un servizio in perdita, essendo Google News gratuito e a disposizione di chiunque vi acceda.

Accade così che il colosso decide immediatamente di chiudere la versione spagnola delle news senza nemmeno attendere la promulgazione della legge. Trascorsi alcuni mesi i geniali editori scoprono che il flusso degli accessi ai loro siti di informazione è calato del 15 % e si rendono conto di una realtà banale per chiunque è avvezzo al Web : la diffusione dei propri contenuti a mezzo di qualsiasi servizio di aggregazione aiuta ad aumentare il traffico sul proprio sito.

Questo è quanto avvenuto in Spagna negli ultimi mesi. Nel dicembre 2014 Google ha interrotto il servizio e adesso le statistiche mostrano la sofferenza dei siti di informazione di proprietà dei poco lungimiranti editori. Ma questi non demordono e aumentano la posta in gioco. Ora pretendono che Google sia costretta a riattivare il servizio e sono disposti a rivolgersi all’autorità Europea per la concorrenza.

Caso surreale ? Da psichiatria ? Anche. Molto più banalmente la questione del copyright continua a essere trascinata nella totale incapacità dei governi, parlamenti, editori di essere adeguatamente affrontata nell’ottica delle nuove tecnologie.

Il mondo è cambiato. Sempre più siti utilizzano la Creative Common per lo scambio delle informazioni. La diffusione del web rende sempre meno praticabili le imposizioni lobbistiche quanto mai anacronistiche. Al solito si blatera di libero mercato quando fa comodo, ma quando il mercato reagisce diversamente si invocano azioni protezionistiche.

Il caso dimostra quanto la cooperazione abbia effetti salutari su tutta l’economia di settore e globalmente, mentre l’appiattimento su monopoli e privilegi è dannosa per tutti, anche, e a volte sopratutto, per chi li invoca e pretende.

L’Italia non è da meno e da tempo la direzione del legislatore e dei gruppi editoriali importanti persegue questa stessa direzione, ottusa e perdente. Perché si sa, alla fine il mercato – e in troppi lo dimenticano – lo realizza il consumatore con le sue scelte e se gli vengono impedite questo si rivolge a qualche mercato parallelo.

(D.A. 02.07.15)

Riferimenti :

http://www.ilsoftware.it/articoli.asp?tag=Chiusura-di-Google-News-in-Spagna-effetti-devastanti_12555

http://www.ilsoftware.it/articoli.asp?tag=Google-News-chiude-i-battenti-in-Spagna-ecco-perche_11622

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