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Grecia in svendita Germania rapace

Così come largamente preventivato dai più realisti, la Grecia si muove e fa i primi passi verso la privatizzazione dei suoi beni, o meglio verso la "svendita" dei suoi beni. Primi acquirenti, ovviamente, i tedeschi.

di Daniela Giuffrida.

Mentre si aspetta il voto che stamani al Bundestag (il Parlamento tedesco) deciderà se e in che misura gli aiuti alla , Tsipras, ieri mattina ha firmato la cessione dei diritti di gestione di 14 suoi regionali ad una società tedesca, la Fraport di Francoforte. Questa gestirà per i prossimi 40 anni lo sviluppo degli scali aeroportuali di Salonicco, Corfù, Chania (Creta), Cefalonia, Zante, Aktion, Kavala, Rodi, Kos, Samos, Mytilini, Mykonos, Santorini e Skiathos.

“La decisione è stata confermata ufficialmente oggi nella Gazzetta ufficiale – scrive il Sole 24ore di ieri – e porta le firme di diversi ministri, tra cui il vice primo ministro e il ministro dell’Economia Yannis Dragasakis e Giorgos Stathakis.”

Ma a quanto pare, già a novembre del 2014, prima che il governo greco del neo eletto Alexis Tsipras bloccasse le privatizzazioni, la società tedesca era stata scelta come “investitore privilegiato” per concessioni di 40 anni sui 14 scali greci in questione. Si tratta della prima privatizzazione del governo Tsipras, un’operazione da 1,23 miliardi, che lo stesso premier di Syriza aveva fatto saltare appena insediato.

Niente di nuovo, dunque?

Secondo l’agenzia di stampa News Agency sembra che i Greci abbiano bollette insolute per oltre due miliardi  di euro, nei confronti del primo fornitore di elettricità del paese, la Public Power Corporation, società a controllo statale.  Secondo quanto riportato dall’agenzia, Giorgos Adamidis, segretario del sindacato Genop, avrebbe dichiarato che i 2/3 di questa cifra è dovuta dalle famiglie, mentre le grandi imprese devono 280 milioni e lo Stato 220 milioni. Sembra anche che il gestore elettrico nazionale abbia chiesto all’autorità di regolamentazione del settore, di vietare il passaggio ad altri fornitori dei suoi utenti “debitori”, prima che questi non abbiano risolto, pagando le fatture insolute, il rapporto con la stessa società elettrica.

Stamattina dunque, dopo il voto di Spagna, Estonia e Austria che si sono già espresse favorevolmente per il piano di salvataggio da 86 miliardi di euro, anche la Germania si pronuncerà e lo farà per bocca di Wolfgang Schaeuble, lo stesso che fino a un mese fa si batteva per la Grexit, e che pare abbia superato le personali riserve: “votare a favore degli aiuti – ha dichiarato –  è la decisione più giusta da tutti i punti di vista”.  Ovviamente, oggi dovrà convincere i conservatori indignati, che temono l’effetto valanga dei trasferimenti concessi ad Atene. Smentita la voce secondo la quale la Grecia avrebbe bisogno di un apporto maggiore di denaro che farebbe lievitare il suo fabbisogno da 86 miliardi a 92, pare si sia trattato di un errore del Sueddeutsche Zeitung e dei “media”,  in generale.

Intanto, contro le speranze di una soluzione del problema greco, grazie al ricorso ai fondi dell’ Esm, si scaglia Moody’s e drammaticamente annuncia una grave recessione del paese, a causa del controllo della circolazione dei capitali.

A conti fatti, dunque, la Grexit  appare meno probabile, ma non è ancora esclusa.amerioto

E L’Italia? e Renzi filano d’amore e d’accordo ma sembra non abbiano avuto modo di  prendere decisioni relative alla nostra economia.

Resta comunque il fatto che l’Italia, immagina un “possibile trasloco ad Amburgo della Costa Crociere – scrive il Giornale – ora che l’accordo fra la e l’Italia ha esteso a tutti gli armatori europei il regime di tassazione forfettaria chiamato “tonnage tax” , finora riservato solo ai navigli battenti bandiera tricolore.”

Ma sembra che la Merkel stia monitorando anche quanto succede in Unicredit, che controlla in qualche modo con due importanti presenze in CdA e sembra sempre più interessata allo shopping tutto italiano, secondo un rapporto di Kpmg (il Giornale) dal 2008 a oggi ci sono state 72 acquisizioni tedesche in Italia, con un investimento complessivo di circa 15 miliardi, per metà nel comparto industriale. Dalle motociclette MV Agusta, comprate da Mercedes a fine ottobre 2014, alla milanese Ettore Cella specializzata in termostati per l’industria chimica e Oil&Gas comprata dalla multinazionale Wika. Ultimo, in ordine di tempo, l’accordo tra Italmobiliare e Heidelberg Cement sulla compravendita del 45% di Italcementi, operazione da 1,6 miliardi di euro che darà vita al secondo gruppo mondiale nel settore.