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I governi corrono ai ripari, interessi strategici da difendere

Da poco la bozza di difesa dai manifestanti presuppone nuovi reati e aumenta gli anni di carcere. Intanto le opere di interesse strategico salgono a 868 incompiute.

di Report

L’Italia diventa il paese delle stranezze, i dati che si riferiscono al progresso sono sempre più incerti. Incredibilmente opere di interesse strategico nazionale, sono tali sulla carta, ma non vengono portate a compimento, vi sono opere che generate negli anni 60 hanno già convogliato ed assorbito quantità di soldi pubblici enormi, si spazia dalle dighe e porti, ai teatri. Sul sito incompiutosiciliano.org si trova una raccolta siciliana, un esempio su tutti il caso del Teatro Popolare di Sciacca progettato nel 1973 da Giuseppe Samonà, un finanziamento di 30 miliardi delle allora vecchie lire, si arrivò negli anni 2000 ad ipotizzarne un’esplosione, il regista Werner Herzog voleva rappresentare il Crepuscolo degli Dei di Wagner tra le macerie, poi nel 2006, vennero finanziati nuovi lavori con 8 milioni e mezzo di euro, 350mila euro per le finiture nel 2009 e poi la solita beffa, per gestirlo servono dai 600 ai 900mila euro l’anno che nessuno ha.

PONTE_Tra le Regioni con più opere incompiute dopo la Sicilia, la Calabria, con 93 opere non portate a termine, la Puglia 81, la Sardegna 67 e il Lazio 54. “Bisogna far ripartire il paese” è il tuono dei governi vari succeduti fino ad oggi, la risposta delle popolazioni è un netto no alle ovvie infiltrazioni “mafiopartitiche” varie nelle varie regioni, si perchè tutto il territorio nazionale oramai ne è intriso, basti pensare all’operazione nazionale denominata “Sistema” di quest’anno, o localmente come in Valsusa l’operazione “San Michele” che vede politica e malaffare uniti a vari livelli di speculazione. A chi lasciare il compito della protezione di simili opere, viene incontro questo nuovo governo, sulla base della sicurezza a 360 gradi, nuovi protocolli antimafia e anticorruzione attendono pronti, per intanto quello più urgente pare sia il sulle manifestazioni di popolo.

tav-torino-lioneDunque, arresto differito e fino a cinque anni di carcere per chi partecipa a cortei e manifestazioni facendo “uso di caschi protettivi ovvero di ogni altro mezzo atto a rendere impossibile o difficoltoso il suo riconoscimento”. Anche senza aver partecipato ad alcuna violenza di piazza. E nessun identificativo per polizia e carabinieri, solo un “codice” per identificare i reparti in servizio di ordine pubblico, da 2 a 5 anni di pena e una multa da mille a 5 mila euro per chi lancia o utilizza “razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, bastoni, mazze, scudi, materiale imbrattante o inquinante, oggetti contundenti”. In poche parole la gestione delle manifestazioni diventa il punto ultimo di defragazione e porta a compimento l’operazione “risollevamento del paese” invece di interdire cantieri inutili e costosi in questo momento storico del paese.

Una riflessione però occorre, qui di seguito l’audio di un momento di manifestazione a volto scoperto intorno ad un luogo strategico nazionale, protetto da telecamere e difeso da Ff.Oo.

Ora chi difenderà dai difensori i manifestanti? Lontani sono i tempi di Falcone e Borsellino quando dopo le uccisioni di colleghi si rivolgevano dicendo “noi non siamo come loro!” e portavano al solo carcere l’azione repressiva. Stridono ora le parole dei sindacati di categoria che chiedono di togliere i codici alfanumerici dalle divise. Anche con le telecamere accese chi mai riuscirà nell’identificazione sotto quei caschi, la bozza del ddl Alfano deve ancora essere approvata, ora che le 868 opere incompiute prenderanno i vari “interessi strategici nazionali”, c’è chi si augura che il ddl prenda la strada amministrativa dei decreti anticorruzione mai attuati o dei numeri identificativi che chiede l’Europa all’Italia e mai messi.

V.R. 19.09.15