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I rischi sulla salute con il Tav in Valsusa

Al Centro Congressi della Regione Piemonte lo scorso sabato 1° marzo sono arrivate le polveri della Clarea, quelle del cantiere del costruendo tunnel geognostico dell’alta velocità. Polveri contenute in un apposito contenitore e che hanno fatto venir voce e luce  ad un rilevatore di radioattività messo a contatto con le stesse. E polveri destinate a viaggiare, attraverso le correnti dell’aria e dei trasporti verso i siti di stoccaggio, spargendosi equamente tra valle, Torino e cintura.

Questo il tema  del più che interessante  convegno, promosso da Pro Natura Piemonte e che si è occupato del tema della salute pubblica in riferimento ai rischi derivanti, per la popolazione,  dallo scavo del tunnel della Maddalena di Chiomonte.

Foto di Luca Perino

Foto di Luca Perino

Ad aprire il convegno Angelo Tartaglia, Professore di Fisica al Politecnico di Torino, che ha presentato i vari relatori: Massimo Zucchetti, Docente di Protezione dalle radiazioni” al Politecnico di Torino, Mario Cavargna, Master in Ingegneria ambientale, Marco Tomalino, Medico e portavoce del Coordinamento sanitario della Valle di Susa, Giancarlo Ugazio, Medico, professore Ordinario dal 1976 al 2007 di Patologia Generale nella Scuola Medica dell’Università di Torino, esperto in patologie da esposizione occupazionale e/o extra lavorativa ad asbesto e Ugo Mattei, Giurista, Professore Ordinario di diritto civile all’Università di Torino.

Ma perché occuparsi di polveri? Perché nel cantiere valsusino le stesse da mesi stanno segnando l’aria. Polveri che fuoriescono dal tunnel che è in realizzazione (ad oggi ha raggiunto poco più dei 400 metri di profondità), polveri derivanti dai vari spostamenti nei siti di stoccaggio, polveri di cemento. Finissime nano polveri composte da svariati e anonimi componenti ma, alla luce di quanto sentito nel convegno, capaci di segnare  più o meno gravemente la salute.

Polveri, come ha sottolineato Mario Cavargna, sottili, che non sono biodegradabili, che non si fissano subito sul terreno, ma che ad ogni soffio di brezza ( veicolo con il quale si spostano) si muovono nell’aria ed entrano negli alveoli polmonari e nel sangue, determinando stati di infiammazione, primo gradino per patologie più gravi. Polveri delle rocce triturate. Polveri di cemento, presenti già nel ’92, quando fu rilevato piombo nel vino, provenienti dai lavori effettuati per la costruzione dell’autostrada. Polveri di amianto. Le garanzie su questa opera per la tutela della salute? Pessime. Rischiando, se si denunciano le tante situazioni che si possono rilevare, di essere denunciati per procurato allarme. Cosa già accaduta. E questo nonostante  il fatto che, da un anno, sono sotto lo stesso rischio anche le maestranze che qui lavorano.

Foto di Luca Perino

Foto di Luca Perino

Ed anche, come poi ricordato in un successivo intervento dal Professor Claudio Cancelli, presente in sala, polveri fatte di sostanze nocive che i promotori dell’opera  credono di poter contenere ma è falso, perché le fibre che fuoriescono dalla galleria si spandono nell’aria e qui rimangono, all’interno di quella sorta di copertura che s’allunga su tutta la valle e che raggiunge i 1200 metri di altezza: “questo è un assassinio fatto da un assassino che non può essere colpito” – così ha ricordato Cancelli.

Quanto quindi oggi accade va posto in un quadro generale di salute della popolazione della bassa valle certamente non roseo, come ha ricordato il Dottor Tomalino, che vede le maggiori percentuali di mortalità di tutta la Regione Piemonte, dovute ad un maggior incremento di tumori e di affezioni all’apparato circolatorio. Punti deboli del territorio? L’alta densità abitativa, con cantieri vicino alle aree abitative, forte presenza di infrastrutture e insediamenti industriali come quelli delle quattro acciaierie, l’Assa, a S. Didero e a Ferriera, che hanno determinato negli anni un forte inquinamento del suolo, nel quale si sono depositati diossine e pcb, difficili da smaltire, che hanno segnato alcune decine di centimetri della superficie e che potrebbero, tra l’altro, ritornare tutti nell’aria con danni inimmaginabili, qualora di procedesse in dette aree alla costruzione del nuovo autoporto previsto nel progetto dell’alta velocità.

“La Valle di Susa ha già dato in problemi ambientali, lo spostamento del terreno deve effettuarsi con molta cautela e un progetto come il può incidere in modo rovinoso” – così ha concluso la relazione Marco Tomalino.

Foto di Luca Perino

Foto di Luca Perino

“Il nostro ora è come una discesa di slalom, i rischi occorre conoscerli prima” – con questa immagine ha iniziato la sua esposizione Giancarlo Ugazio, sottolineando l’imprescindibile necessità della prevenzione primaria, che tenga conto della triade interattiva che opera nell’ contro la salute: gli agenti patogeni, l’asbesto (amianto) e i campi elettromagnetici. Le particelle più sono piccole più sono pericolose, entrano nell’organismo attraverso l’aria, ma anche col cibo, attraverso le mucose, con l’acqua, ingerita o utilizzata anche nel lavarsi, questo quando vi sono acquedotti con tubi di eternit e in Italia vi ne sono ancora tantissimi…

“Nel 2012 vi erano già cinquecento indagati per terrorismo contro il Tav ma  domani più di cinquecento malati o deceduti per patologie toraciche e extra toraciche causate da fibrille d’asbesto (amianto) assunte per esposizione in condizioni occupazionali o extralavorative potrebbero essere contati in eccesso rispetto alle attese dell’epidemiologia ufficiale. L’amianto può entrare nel nostro organismo per via respiratoria, intestinale, tramite le mucose, quindi si diffonde per via circolatoria in tutti i tessuti, poi esprime la sua azione cancerogena con un meccanismo molecolare pro-ossidante, che è aggravato dal sinergismo tossicologico con molti altri agenti patogeni, inorganici (metalli pesanti: As, Cr, Pb, Hg) o microrganismici (Helicobacter pilori, Candida albicans, Clamidia Trachomatis, Citomegalovirus). Le conseguenze del sinergismo rendono privi di significato i cosiddetti “limiti di legge” che sono prescritti per ogni singolo veleno ambientale, stabiliti senza tenere conto della presenza contemporanea di molti agenti patogeni e dalla suscettibilità congenita o acquisita dell’organismo. Le patologie da amianto sono irreversibili e non sono sempre trattabili proficuamente, pertanto l’unico rimedio agli effetti nocivi del minerale killer è la prevenzione primaria, ossia il rischio zero, che impone di evitare l’inquinamento dell’ambiente nelle tre principali fasi operative: prima (mineraria), durante (uso dei prodotti) e dopo (smaltimento dei manufatti, smarino compreso). I principali organi bersaglio dell’azione patogena dell’amianto (asbesto), cancerogena e/o non tumorale, sono localizzati non solo nella cassa toracica (polmone, pleura, cuore, pericardio), ma anche in altre parti dell’organismo: cervello, laringe, esofago, mammella, rene, stomaco, pancreas, peritoneo, intestino tenue, colon-retto, pene, prostata, ovaio, testicolo, timo, tonaca vaginale del testicolo, vescica, vagina.

Foto di Luca Perino

Foto di Luca Perino

Tra le più importanti affezioni non tumorali troviamo il morbo di Alzheimer, l’autismo e la sclerosi laterale amiotrofica. Oltre a evitare le operazioni produttive che causano dispersione di amianto nell’ambiente di lavoro o di vita e all’accurato controllo di esse, le istituzioni pubbliche deputate al mantenimento della salubrità dell’ambiente hanno l’obbligo di verificare qualitativamente la presenza e di determinare quantitativamente i vari veleni ambientali. Quanto alle ricadute sulla salute pubblica, l’omissione di questi doveri d’ufficio equivale all’elusione, dolosa o colposa, degli interventi richiesti dall’inquinamento dell’ambiente. La strage da asbesto (amianto), una vera e propria shoah per l’umanità, dura da più di un secolo, sostenuta dall’ingordigia umana per il potere e per il profitto e con il parziale contributo del silenzio di istituzioni di controllo, di certi sanitari e di molti imprenditori del ramo” – questo quanto affermato dal Professor Ugazio.

Polveri varie. Amianto. Ma anche radioattività. Naturale, per il momento, nelle polveri sollevate dal cantiere e portate sul tavolo dei relatori da Massimo Zucchetti. Polveri che messe in contatto con un rilevatore di radioattività hanno sollecitato lo stesso a mandare segnali luminosi e sonori. “Si tratta di radioattività legata al decadimento naturale dell’uranio, non riscontrabile comunque  nel salone in cui ci troviamo ma presente in questo campione di polveri prese  a ridosso del cantiere della Maddalena. La quantità di radioattività si può definire rilevante, nel senso che può essere rilevata dallo strumento e che è al di sopra di quello che è il cosiddetto fondo naturale. Nulla di drammatico, ma esiste…. Da quelle parti l’uranio era presente nel Cretaceo, vi è rimasto fino agli anni sessanta.. poi negli anni settanta è sparito per decreto…. Adesso l’apparecchio segnala della radioattività, ma non credo che si tratti di un apparecchio ”.

Ma allora che fare, in una situazione come l’attuale, dove anche la pacifica presa di posizione può trasformarsi in reato, per vedere tutelata la propria salute?

Cercando di cambiare un ordinamento giuridico che oggi mette al centro l’umano individuo astratto, cosicché il diritto determina la realtà. Questo quanto affermato da Ugo Mattei, che ha guardato alla Costituzione, all’articolo 9, sull’ambiente e paesaggio, all’articolo 32, sul diritto alla salute, diritto fondamentale della persona, della comunità. Sottolineando come il principio della prevenzione / precauzione sia fortemente disatteso, e oggi è la stessa Unione europea che ce lo chiede.

A termine convegno si sono poi fatte alcune concrete proposte. La richiesta di un confronto con i responsabili dell’LTF, su come monitorano il cantiere, con quali prescrizioni e se le stesse vengono rispettate. Poi la possibilità di ripetere questa iniziativa in Valle di Susa e non solo.

Ed è stata lanciata dal  Professor Zucchetti un’attività sperimentale popolare,, quella del monitoraggio costante della radioattività in Clarea, invitando tutti coloro che si trovano nelle vicinanze del cantiere  a raccogliere le polveri depositate sulle superfici, strofinando più volte il campione, un dischetto da strucco, che verrà poi chiuso in un sacchetto di plastica, corredato di informazioni sul giorno, sull’ora, sul luogo di raccolta, eventualmente da una fotografia e fatto pervenire al Docente stesso.

 Gabriella Tittonel

2 marzo 2014