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I vermi salveranno la terra dalla plastica, lo studio di Stanford

Da poco la scoperta. Vermi che digeriscono la plastica come fosse cibo normale, lo studio di ingegneri di Stanford in collaborazione con ricercatori cinesi. In Italia l'inquinamento si cura con i funghi.

di Valsusa Report

“A volte, la scienza ci sorprende. C’è una possibilità di ricerca veramente importante che cresce in luoghi bizzarri”, , professore di ingegneria civile e ambientale. E l’ingegnere ricercatore Senior del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale della sono i coordinatori dello studio. Hanno messo gli studi insieme, uno partito dalla creazione di plastiche biodegradabili, l’altro dallo studio di plastiche dalla trasformazione in derivati biocompatibili. Sono riusciti a mangiarsi il polistirolo, non loro ma i loro amici vermi.

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FOTO JAMIE COWAN/GETTY IMAGES

Presso l’Istituto Woods Stanford per l’, 100 vermi mangiavano dai 34 ai 39 milligrammi di polistirolo al giorno, un primo risultato di sperimentazione utile alla ricerca, le plastiche sono digeribili, al via il conoscere i microrganismi all’interno di vermi e ltri insetti.. Nel progetto anche Jun Yang della Beihang University cinese, che conduce la ricerca su altri materiali come il polipropilene (utilizzato in prodotti che vanno dal tessile a componenti automobilistici), microsfere (minuscoli bit utilizzati come esfolianti) e bioplastiche (derivato da biomasse rinnovabili come il mais o biogas metano).

thilafushi2Il verme della farina che è la forma larvale del coleottero Darkling, riuscirà a mangiarsi l’Isola Spazzatura di nelle Maldive, intere montagne di rifiuti anche plastici accantonati a tal punto da portare alla deriva delle correnti degli oceani quintali di materiali. Spiagge bianchissime baciate dal sole e sontuose ville private sono l’angolo di paradiso immaginato dai viaggiatori europei, nessuno sa che lo Stato delle Maldive non è in grado di smaltire i propri rifiuti in discariche come le nostre, quindi la scelta dell’abbandono su .

thilafushi_1Due dati, 33 milioni di tonnellate di plastica per gli americani vengono scartare ogni anno, solo il 10 per cento del totale viene riciclato. I materiali che non vengono differiti negli smaltimenti diventano inquinanti, come detto, dove non é possibile molto finisce in mare, e in altri paesi semplicemente bruciato a cielo aperto, a poco, poi, servono gli inceneritori dei paesi moderni, si tratta di inquinamento ridotto. Nel nostro paese il 10 per cento del territorio nazionale è inquinato, terreni da bonifica, solo lo 0,02 per cento è stato risanato, con una spesa di 2 miliardi di . Gli smaltimenti in discarica raggiungono il 70% e le azioni di messa in sono al restante 30%. Situazione non risolutiva. La contaminazione dell’acqua e l’avvelenamento di persone e animali, continua. Le bonifiche sono semplici azioni di messa in con costi elevatissimi e tecnologie tradizionali.

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FOTO 2012 HANI

A Torino gli studi di una ditta la utilizza i funghi per ridurre l’inquinamento anche pesante di idrocarburi, metalli, solventi clorurati o additivi delle benzine verdi MTBE o il fluido di raffreddamento dei radiatori nei motori. Il “micorisanamento” del “regno dei funghi”, promette risultati enormi e la prova arriva dai dati, di pochi mesi, in cui si raggiungono, i limiti di bonifica imposti dalla normativa italiana. Un costo dell’80% inferiore e la definitiva risoluzione dell’inquinamento. I grandi metabolizzatori alleati del regno vegetale potrebbero risolvere le bonifiche, “quando vengono immesse nell’ambiente sostanze inquinanti, ci sono sempre microrganismi e piante che reagiscono – dice il biologo ed Amministratore di Biotech – con un mix di sostanze atossiche e completamente biodegradabili stimoliamo di volta in volta lo sviluppo di particolari microrganismi. Trovato il giusto equilibrio e composizione, questa viene immessa nelle falde acquifere o nei terreni, poi basta aspettare e controllare la riuscita”.

Meno male che la natura ha già da tempo messo in conto che gli esseri umani avrebbero combinato disastri, resta la conoscenza con studi e ricerca da finanziare e per la quale ci vogliono tempo, denaro e scelte politiche. Abbandonare la direzione dispendiosa dell’ammassamento e discarica, oggi potrebbe essere una via raggiungibile.

V.R. 14.11.15