Idroscalo di Ostia, scomode le tribù del posto

Mette in evidenza come le zone di confine, le zone disagiate che in un certo modo riescono a coesistere e costruiscono un territorio sociale di autogestione, prima o poi vengono attaccate dalla cementificazione.

di Valsusa Report

L’Idroscalo Lido di Roma “Carlo Del Prete” da Wikipedia.

Oggi noto come Idroscalo di Ostia è stato un impianto per l’ammaraggio ed il decollo di idrovolanti ed aerei anfibi situato presso la frazione di Ostia (già Lido di Roma), a pochi chilometri da Roma. Fu realizzato su progetto dell’ingegner Raffaele Tarantini, pluridecorato eroe della Prima guerra mondiale, successivamente insignito della Medaglia d’oro al valor militare. I lavori videro un’imponente opera di innalzamento del terreno di circa un metro – per evitare l’insabbiamento che ne aveva già interrotto i lavori nel 1921 – utilizzando materiali dragati dal fiume e la terra proveniente dagli scavi archeologici di Ostia Antica; venne restaurata anche Tor San Michele, che doveva servire come base per il faro dell’idroscalo. Il volo inaugurale fu operato dalla Società aerea mediterranea con destinazione Cagliari (Idroscalo di Elmas) il 21 aprile 1928. Dall’idroscalo romano partivano le linee aree per l’Africa Orientale Italiana, la cosiddetta Linea dell’Impero. Qui fece ritorno Italo Balbo dalla storica crociera aerea del Decennale il 12 agosto del 1933.

Idrovoscalo di pavia

I primi insediamenti negli anni ’60 con alcune decine di famiglie romane, che hanno sviluppato ed edificato una zona balneare in cui soggiornare durante l’estate. Le prime case ad essere abitate ed usate sono state le vecchie costruzioni dell’ex-Idroscalo, intorno si svilupparono abitazioni su terreno demaniale ottenendo in seguito le concessioni. Anche la semplice notifica al Demanio riceveva il bene placido del pagamento di una retta a lavori svolti.

Anni 90, l’Idroscalo e la festa dell’Assunta. Il giorno di ferragosto la statua della Vergine, in processione per le vie del quartiere, faceva il giro delle case e poi via mare fino al Pontile di Ostia. Poi la realizzazione del Porto Turistico di Roma nel 2001 ha complicato la situazione, che prevede anche un’estensione nel Progetto di raddoppio del Porto. La grande opera implica così la demolizione di tutte le abitazioni del quartiere. Un accordo di emergenza della Protezione Civile, in passato ha portato allo sgombero e demolizione di 35 abitazioni dell’Idroscalo, il trasferimento coatto dei loro abitanti in residence di emergenza alloggiativa.

Su queste basi con un’emergenza di inondazione, la cementificazione per protezione dell’area vedrebbe la costruzione di barriere e strutture di difesa ma non per proteggere le abitazioni esistenti, ma bensì le nuove costruzioni. Una zona che in emergenza abitativa è un polmone per povera gente, verrebbe rasa al suolo. L’Idroscalo di Ostia è molto cambiato nel tempo, oggi non è più quel luogo di delinquenza, la gente si parla e crea momenti assembleari e di progetto sostenibile.

Una situazione non nuova secondo la locale Radio Idrosqalo che in una delle sue rubriche mette in evidenza come le zone di confine, le zone disagiate che in un certo modo riescono a coesistere e costruiscono un territorio sociale di autogestione, prima o poi vengono attaccate dalla cementificazione. Molti sono gli esempi di demolizione del tessuto tribale, casi in Italia come all’estero, alcuni già riusciti altri in corso, quando c’è da fare spazio, e sta diventando una costante, il dito sulla cartina punta dritto li.

Di seguito il comunicato delle associazioni formatisi nel frattempo ad indicare il livello di organizzazione sociale dell’Idroscalo e non il pulviscolo di delinquenza emanato dalle delibere di sgombero del 2010.

Roma, 30 aprile 2016 – Abbiamo appreso di fatti molto gravi. Dal 23 febbraio 2010 (data nefasta per l’Idroscalo di Ostia in cui sono avvenuti sgomberi e demolizioni) un’ordinanza sindacale, firmata dall’ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno, vietava di rilasciare nuovi certificati di residenza nell’area dell’Idroscalo di Ostia. Da anni gli abitanti all’Idroscalo sono sottoposti a censimenti, spesso avvenuti con metodi poco rispettosi delle norme e delle leggi. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato voluto dall’ex Assessore alla Legalità, nonché delegato dal Sindaco al Municipio X, Alfonso Sabella, a Luglio 2015, sciolto per mafia ad Agosto. L’ordinanza di Alemanno impediva addirittura ricongiungimenti familiari. E’ il caso ad esempio del marito di Alessandra O., a cui è stata negata la residenza. Nonostante ciò, abbiamo scoperto presso l’ufficio anagrafe del Municipio X, che dal 2010 sono state rilasciate diversi certificati di residenza, su pressioni ed intercessioni ‘politiche’. Riteniamo questo fatto molto grave, non solo perché viola un’ordinanza, ma perché si è continuato dal 2010 fino almeno al 2015 con comportamenti illegali da parte degli uffici di un Municipio che è stato poi sciolto per Mafia.

La costruzione del Porto Turistico, pur concordata dal titolare della concessione con uno dei “Consorzi” di abitanti, ha rappresentato un aumento di marginalità per tutta l’area, complicando la situazione idrogeologica, privando il quartiere di gran parte dello sbocco a mare, e assorbendo le concessioni demaniali che rappresentavano l’unica certezza che gli abitanti avevano dal punto di vista amministrativo.

Informano la Comunità Foce Tevere e il collettivo LabUr, che il 18 novembre scorso il Comune ha approvato un Piano Speditivo di Protezione Civile che prevede un intervento sull’Idroscalo di Ostia, ripetendo l’allarme di un presunto rischio idraulico, ormai da più parti dimostrato inesistente, o molto basso. delibera di Giunta Capitolina n.89 del 18 novembre 2016, con la quale il Comune di Roma ha approvato il Piano Speditivo di Protezione Civile per la zona denominata “Idroscalo di Ostia”. Come sempre, il procurato allarme all’Idroscalo ha delle conseguenze negative sulla salute e sulle reti sociali dei residenti, che da dopo gli sgomberi del 2010 vivono una continua situazione di tensione, come una guerra di bassa intensità, il cui fine è evidente: spingerli a lasciare il quartiere, senza che nessuno si prenda la responsabilità né di alloggiarli altrove, né di intavolare una discussione seria sul futuro del territorio.

la delibera di questo novembre ricorda quella del commissario Vulpiani del dicembre 2015, in cui si stabiliva la necessità di un “cronoprogramma per la delocalizzazione” dell’Idroscalo. Sempre senza parlare con i cittadini, senza confrontarsi con le associazioni né con i tecnici che da anni lavorano sul e per il quartiere.

Il vero pericolo per gli abitanti dell’Idroscalo non sono le inondazioni o le mareggiate, ma i continui tentativi degli speculatori di mettere le mani su questo pezzo di città, potenzialmente molto redditizio, una volta liberato dei suoi abitanti. E dentro le istituzioni, forse consapevolmente, forse no, c’è sempre chi fa il loro gioco.

1) opere di difesa idraulica mancanti a monte dell’Idroscalo (p.es. il partitore di Capo due Rami)

2) opere di attraversamento del fiume inadeguate ed in corso di nuova progettazione (p.es. Ponte della Scafa)

3) presenza non regolamentata dei natanti presso i cantieri navali lungo la sponda in sinistra idraulica del fiume Tevere

4) opere di difesa idraulica non realizzate dal concessionario del Porto di Roma ad Ostia, così come previsto da ben due Accordi di Programma (realizzazione e ampliamento del porto)

5) assenza di un aggiornato profilo batimetrico del Tevere e di un regolare dragaggio del suo alveo

6) assenza di verifica tecnica delle conclusioni riportate nel piano stesso, comprese le attività di eventuale evacuazione descritte

Link utili: Osservatorio Idroscalo e Radio Idrosqalo

V.R. 12.1.17