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Il connubio Tav-mafia è una realtà

Una nota di Marco Scibona e Francesca Frediani (M5S). “Controlli Gitav insufficienti, lo dimostrano le inchieste”.

di Massimo Bonato

“L’equazione - appare sempre più legata alla realtà” è quanto affermano in un comunicato e (senatore e consigliere regionale del ). Gitav, il Gruppo Interforze Alta Velocità (composto da Polizia, Carabinieri e Finanza) non ce la fa. Malgrado gli sforzi per tenere dal cantiere Tav distante la criminalità organizzata, la sua presenza è innegabile, denunciata a gran voce sempre dal movimento , ma finalmente confermata dalle inchieste di recente avviate dalla magistratura torinese.

La nota ricorda infatti che “come si può evincere dagli atti giudiziari, più di un’azienda ‘in odor di mafia’ ha già lavorato nel cantiere di Chiomonte. E di conseguenza i fondi pubblici per la realizzazione di tali interventi sono già finiti nelle casse di aziende legate alla malavita organizzata. Ben vengano i controlli preventivi del Gitav, tuttavia restiamo perplessi sulle eventuali conseguenze”.

Inoltre, secondo i rappresentanti 5 Stelle, “nel caso in cui un’azienda risultasse positiva a contaminazioni mafiose e l’opera fosse in fase di ultimazione, la norma prevede il completamento dei lavori e poi l’allontanamento dell’impresa dal cantiere”. Ma “la situazione potrebbe peggiorare quando il nuovo soggetto subentrante ad LTF inizierà ad operare. Da quel momento non si potranno nemmeno utilizzare le normative antimafia caratteristiche della sola legislazione italiana. Quindi se già con l’attuale procedura si sono verificate infiltrazioni – concludono – non immaginiamo neanche immaginare cosa potrebbe accadere senza nemmeno queste norme di garanzia”.

M.B. 05.08.14