Il Reddito di Cittadinanza è una cosa seria diciamolo con chiarezza

Il Reddito di Cittadinanza oggetto di una profonda strumentalizzazione politica. La sociologa Chiara Saraceno ne sottolinea invece l'importanza in una intervista al FQ

di Davide Amerio.

Il Reddito di Cittadinanza è stato troppo a lungo oggetto di una battaglia politica strumentale da parte di zone della sinistra e della destra, quelle più retoriche per intenderci, e di parte di quel mondo “produttivo” (o forse meglio dire predatorio), che non vede di buon occhio il tentativo di difendere i soggetti più deboli della società.

Il RdC, voluto e difeso dal M5S, non è certamente né perfetto, né ha generato tutte le migliorie promesse dei suoi proponenti. Questo non perché lo strumento sia sbagliato, piuttosto a causa della insana retorica con la quale è stato proposto, unitamente all’incapacità della sua attuazione, avendo generato aspettative impossibili da attuare.

Il tema di un Reddito, sia esso di sostegno, universale, o conseguente a politiche attive, è dibattuto da anni a livello internazionale, e molti sono i paesi che hanno tentato soluzioni per realizzarlo.

La sua necessità nasce dalla consapevolezza che lo sviluppo della modernità viaggia ad un ritmo sempre meno sostenibile per più persone. La finestra di tempo in cui la preparazione tecnico professionale acquisita da un individuo (per esempio con lo studio scolastico) è utile per far parte del così detto “mercato del lavoro”, si riduce sempre di più. Lo sviluppo tecnologico richiede sempre nuove competenze, e l’esigenza di una formazione continua è ineludibile.

Questo implica, nel mondo reale (spesso lontano dalle visioni della politica), che questa velocità lasci indietro una fetta non proprio marginale della popolazione, la quale non riesce, o non può, per numerosi motivi, tenere il passo di questo ritmo. Ciò acuisce ulteriormente quel livello di disuguaglianza sociale generato dai processi economici in voga dagli anni ‘80, con la progressiva riduzione della classe media, e il blocco significativo dell’ascensore sociale.

Se la teoria neoclassica ammette i “fallimenti del mercato”, e quindi, in una certa misura, si rende conto delle ingiustizie che il Dio Mercato semina sulla sua strada, mancando la sua promessa fondante del “benessere per tutti”, il neoliberismo (e i suoi sacerdoti) compiono una piroetta acrobatica argomentativa per ribaltare la causa delle disuguaglianze.

Sono i “poveri” e gli “esclusi” i colpevoli della loro stessa situazione. Non il Dio Mercato, non le regole volute dai ricchi per mantenere le loro ricchezze sempre più alte, non le teorie economiche che producono disuguaglianze. Se sei povero, o lo diventi, la colpa è tua che non sai cogliere le meravigliose opportunità del Dio Mercato.

Manco a dirlo, il sostegno si rende ancora più necessario di fronte alle crisi, siano esse determinate dal ciclo economico, o dalla scelleratezza finanziaria, oppure da catastrofi naturali e/o sanitarie. Sostenere le fasce più deboli è un umano dovere, civile e morale, nonché una necessità sotto il profilo di contenimento della caduta di Domanda interna. Laddove la retorica neoliberista si affida agli aggiustamenti di “lungo periodo” del mercato, vale l’efficacia Keynesiana: ‘sul lungo periodo siamo tutti morti’.

Un altro aspetto trascurato è l’evoluzione stessa del lavoro, come concetto, e come strumento. Intelligenza Artificiale, robotica, data mining, machine learning, rappresentano una evoluzione che, oltre all’alto livello di specializzazione richiesto, possono ridurre più propriamente la quantità di lavoro umano necessario. Realizzano cioè, come dichiarano alcuni studiosi, la prospettiva dell’uomo messo a riposo, come lo fu un tempo il cavallo.

Urge quindi una pianificazione della fase di transizione per i modelli del Lavoro. Nel qual caso trovare un impiego per tutti implica necessariamente un ruolo determinante dello Stato, e la creazione di lavoro in ambiti che non sono necessariamente generatori di profitto, ma sono altrettanto utili per il benessere e lo sviluppo della società nel suo complesso.

Parallelamente i processi formazione continuativa e di aggiornamento devono diventare uno strumento accessibile ed efficace per trovare un impiego, mantenere quello in corso, sviluppando le proprie predisposizioni e talenti. Questo non può essere realizzato senza uno Stato serio e competente che organizzi corsi professionali permanenti, e investa sulla scuola di ogni livello e grado.

La supremazia dell’economia, la globalizzazione, l’arroganza del sistema finanziario, viaggiano esattamente nella direzione opposta, grazie alle teorizzazioni neo liberiste, incuranti delle macerie sociali e politiche seminate su tutto il pianeta.

Non si può quindi non accogliere con favore la nomina, da parte del ministro Orlando, della Sociologa Chiara Saraceno, esperta di Welfare, nel Comitato di valutazione del RdC. La sua intervista al Fatto Quotidiano lascia supporre sarà presente almeno una voce consapevole dell’importanza di questo strumento, cui certo è necessario apporre correttivi, ma non quelli che vorrebbero i suoi detrattori.

Vi lascio con alcuni filmati della Boston Dynamics specializzata nella produzione di robot. Guardando queste immagini, senza nulla togliere alle aziende italiane, ci si dovrebbe rendere conto di quanto siano inutili certi politici in questo paese, con i loro discorsetti moralistici sul RdC.

(PS: non state guardando un filmato di realtà virtuale…)

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