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Il riscatto dell’Europa non può che iniziare dal Sud

Sempre più consapevoli di un'Europa sbilanciata, di una moneta capestro, Tiziana Alterio (giornalista e scrittrice), riflette sull'importanza del Mediterraneo, per ridare all'Europa un senso reale.

di Tiziana Alterio (www.tizianaalterio.it)

Greci, Spagnoli, Portoghesi e Italiani. Cittadini affini per tradizione, cultura, storia perché siamo popoli mediterranei.

Cosa significa essere mediterranei?

Significa amore, rispetto e fedeltà per la terra, per i suoi tempi e le sue stagioni.

Significa vicinanza al mare con consapevole accettazione del limite.

Significa dare valore al tempo lento poiché solo quando la vita rallenta si possono percepire le sfumature più belle dell’esistenza.

Significa saper stare in silenzio e saper riconoscere la bellezza.

Significa saper convivere con l’altro diverso da te.

Significa il saper fare artigiano, lavorando con amore, passione e fedeltà per generazioni.

Significa amore per le relazioni umane.

Significa condivisione, cooperazione e solidarietà.

Tutti valori opposti a quelli su cui si fonda l’attuale modello neoliberista.

Italiani, greci, portoghesi, spagnoli abbiamo tutti perso la nostra anima mediterranea poichè ci siamo lasciati sedurre da quel pensiero unico dominante del modello neoliberista che l’Unione ha accolto a braccia aperte.

Negli ultimi 30 anni abbiamo lasciato il timone del comando ai Paesi del Nord-Europa, soprattutto alla Germania, e dal 1992 in poi con il Trattato di Maastricht l’Unione Europea ha virato completamente rotta.  Da quel momento, l’Europa ha guardato più verso l’Oceano che verso il e così il desiderio dell’illimitato ha preso il sopravvento. Cosa è il modello capitalista e il mondo globalizzato che ne è derivato se non un modello in cui non esiste più alcun limite. Sempre più macchine, sempre più case, sempre più beni materiali inutili, sempre più rifiuti. Ma in un mondo che è limitato di per sé, questo modello lo sappiamo bene è un modello già fallito.

Un modello basato sulla competizione spietata, disumana che ci ha messo gli uni contro gli altri.

Continenti contro Continenti, Nazioni contro Nazioni, gli uni contro gli altri.

Cosa ha prodotto tutto questo?

Un’Economia criminale che uccide, l’invasione delle multinazionali libere di operare come desiderano che hanno distrutto le economie locali, il nostro saper fare, la nostra creatività e la nostra diversità.

Ha prodotto una guerra tra poveri mentre la ricchezza vera è nelle mani di poche persone.

Ha prodotto la distruzione della natura. Ha creato infelicità, disorientamento, disgregazione delle famiglie e sradicamento dalle proprie radici, dalla propria terra.

Siamo diventati schiavi di un sistema che ci ha resi parte di un meccanismo infernale votato alla sola produzione di merce da consumare. La stessa persona è svilita nella sua unicità, nei suoi talenti per diventare un anello anonimo della produzione globalizzata pronto ad essere espulso quando il mercato non è ha più bisogno. Stiamo collaborando alla nostra stessa schiavitù in una perenne corsa senza senso.

Come fare ad uscire da questo ingranaggio infernale?

Prima di tutto guardando in faccia la realtà. E la realtà storica è che un’Europa Mediterranea è stato da sempre un progetto molto ostacolato. Aldo Moro credeva fortemente in un’Europa che guardasse anche al Mediterraneo e stava lavorando per questo. E amava ripetere che “Nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa e nel Mediterraneo, poiché l’Europa intera è nel Mediterraneo” ed era riuscito a dare all’Italia il ruolo di guida di quest’area geografica. Ma questo non piaceva a molti e lo sappiamo.

Contro questa idea si è opposta da 30 anni la Germania e tutto il Nord Europa. Qualche anno fa la Merkel dichiarò che “Se la Francia vuole dare impulso al progetto mediterraneo, la Germania sente di essere più interessata all’Europa centrale e orientale e che tale contrapposizione potrebbe diventare un fattore esplosivo all’interno dell’Unione Europa”.  

E così è accaduto, l’Europa si è allargata verso i Paesi dell’est, in un solo anno sono entrati ben 8 paesi e ora sono i nostri concorrenti più spietati. Verso questo progetto di allargamento, funzionale al mercato tedesco, sono stati destinati miliardi di di noi cittadini europei, mentre sono state date le briciole ad un potenziale rafforzamento dell’Europa Mediterranea.

Tutto questo ha messo le basi per la creazione di un’area subalterna e da colonizzare depredandola di tutti i beni essenziali.

Il processo è in corso. Italia, Grecia, Spagna, Portogallo. I PIGS, cioè i Paesi maiali per il Nord Europa, Paesi da spolpare e di cui non si butta via nulla, proprio nulla come i maiali. Beni storici, beni archeologici, beni immobiliari, isole, litorali costieri, alberghi, ferrovie, aeroporti, energia, acqua, rifornimenti del gas, il mady in Italy e persino la nostra salute, tutto sta passando nelle mani dei privati colonizzatori.

Basta guardare la Grecia per capire la direzione verso cui stiamo andando. E quando avremo venduto l’ultima pietra sarà la fine, non potremo più tornare indietro. Avremo consegnato noi stessi e i nostri beni comuni a questo modello cannibale, avremo distrutto anche la natura che ci circonda.

E’ questo quello per cui i nostri nonni hanno combattuto durante le due guerre mondiali?

E’ questo quello che speravamo per i nostri figli?

Un’Europa divisa in due, con un Nord che impone con aggressività la sua visione e le sue leggi e un Sud che ha ceduto alla svalutazione di sé perdendo la propria identità e la propria grandezza storica. Ambedue le parti hanno la propria responsabilità. Il Nord per essersi chiuso nella rigida e fredda razionalità perdendo Umanità, e dando libero spazio alla necessità di potere e di controllo. Il Sud, che non avendo maturato dentro di sé la consapevolezza della propria forza e unicità, si è lasciato soccombere da questa energia predominante e si è svenduto fino anche ad una corruzione dilagante pur di inseguire un modello che non gli appartiene. Per tutto questo c’è chi ha una responsabilità storica di cui è arrivato il momento di parlare. Penso a quanti hanno governato in passato il nostro Paese, dalla sinistra alla destra. 

Non abbiamo molto tempo, è urgente cambiare direzione e le prossime elezioni europee sono cruciali per il nostro destino.

Dobbiamo cambiare rotta. 

Ma cambiare direzione significa aprire quella gabbia nella quale siamo finiti senza rendercene conto e vedere altro, vedere il mondo con occhi nuovi.

Cambiare direzione significa ripensare ad una Nuova Europa capace di recuperare quella vocazione mediterranea, quell’identità delle origini e quel baricentro smarrito per aver risposto al richiamo dell’Occidente oltreoceano e del mondo globalizzato.

Mi appello ai cittadini italiani, portoghesi, spagnoli e greci. Abbiamo tutte le capacità per costruire un futuro diverso se ci uniremo in un’Alleanza del Sud-Europa, non per creare un’Europa a due velocità ma anzi per riportare equilibrio tra le due anime diverse di cui è espressione l’Europa, quella atlantica e quella mediterranea, ambedue necessarie e complementari.

In un momento storico in cui con il Trattato di Aquisgrana, firmato due mesi fa tra la Germania e la Francia, si è chiarito il piano di un rafforzamento dell’asse franco-tedesco, L’Alleanza del Sud-Europa può indicare la strada, quella di un necessario ritorno ad una posizione di equilibrio tra il Nord e il Sud dell’Europa.

Un’Alleanza del Sud-Europa è necessaria per chiedere il rispetto delle nostre Costituzioni e per poter superare il modello neoliberista e mettere le basi per un nuovo modello di società.

In questo cambiamento possibile il Mediterraneo, e i suoi valori, possono indicare la direzione, possono definire proprio quel nuovo paradigma che il mondo sta aspettando. C’è bisogno di mediterraneità come filosofia di vita.

Un Nuovo Umanesimo che passa attraverso una Nuova Economia, umana, attenta ai territori, al genius loci, ai talenti del luogo che non sono imitabili, omologabili e per questo unici.

Un Nuovo Umanesimo con un nuovo modello per le imprese dove si trovi un equilibrio tra i propri obiettivi e quelli della collettività.

Un Nuovo Umanesimo in cui si passi dal comando di pochi al carisma collettivo, e in cui lo Stato ritorni ad essere Stato dando priorità alla difesa dei beni pubblici.

Possiamo essere agli albori di un Nuovo Rinascimento per l’Europa ma dobbiamo tutti insieme accogliere la sfida di rinascere interiormente perché quello è il primo passo.

Se faremo questo ci metteremo alle spalle questo periodo storico in cui ci hanno insegnato a competere e ad essere estremamente individualisti, in cui ci hanno insegnato ad avere paura e, invece, sperimenteremo la bellezza della cooperazione, della condivisione, delle relazioni umane, della natura, del dono. Un mondo in cui sarà possibile esprimere ognuno la propria unicità.

La Rinascita è vicina. Ma occorre avere coraggio!

Tiziana Alterio

La citazione iniziale sui valori mediterranei è tratta dal libro “Comunicare Mediterraneo” di Stefano Petrucci.