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Immigrazione: l’ipocrisia dell’occidente “democratico”

L'occidente invaso da disperati che non si fermano; profughi dalle guerre, delinquenti in cerca di avventure. Si poteva prevedere tutto questo?

di Davide Amerio.

A furia di parlarne, e malamente, il tema dell’ si perde nel marasma delle beghe politiche di basso profilo di casa nostra. Se qualcuno osa mettere in dubbio il sistema di accoglienza e i criteri di ammissione viene subito tacciato di razzismo. I razzisti veri abusano di slogan del tipo “aiutiamoli a casa loro” oppure “non possiamo accogliere tutti”. I buonisti fanno la parte delle anime candide a spese degli altri (o con il culo degli altri per dirla alla Ricucci) e si infervorano in un umanitarismo ipocrita. Quelli senza scrupoli vedono nell’ buoni affari su cui speculare a spese della collettività (il culo è sempre lo stesso). Altri una buona opportunità di manovalanza a basso costo da sfruttare; criminalità compresa. Gli economisti ragionano in termini econometrici (quanto costano, quanto rendono, quanta forza lavoro, quanta previdenza). Per i benpensanti è in corso una minaccia terroristica o, alla meno peggio, una occupazione per soverchiare la nostra “civiltà”. C’è né per tutti i gusti insomma.

Le ragioni, come sempre quando un tema diventa mercimonio politico e non analisi e studio dei fenomeni, stanno un po’ qui e un po’ là, senza costruire un filo conduttore ragionevole che porti a qualche soluzione, o perlomeno al principio di una qualche soluzione possibile. Le uniche realtà che sarebbero davvero titolate a dire qualche cosa di sensato – come le organizzazioni non governative, i medici senza frontiere, e tante altre che si prodigano nel volontariato locale delle zone difficili di provenienza dei disperati, – vengono escluse dal dibattito o ignorate. Anzi, se qualche volontario viene catturato da ribelli o terroristi e dobbiamo pagare per liberarlo, ci tocca pure ascoltare gli “intellettuali” de’ noialtri asserire che “in fondo se la sono cercata”.

Negli anni ’80 grazie all’impegno dei Radicali, in Italia si dibatteva, sul piano politico, dei problemi dell’allora terzo e quarto mondo. Si discuteva di interventi ordinari e straordinari, di come evitare l’, con la consapevolezza che nei successivi 20 anni quelli che non sarebbero morti di fame avrebbero intrapreso la strada dell’emigrazione; tipica scelta adottata da ogni specie animale per un istinto di sopravvivenza ed essendo l’essere umano un animale, anche se troppo sovente lo dimentichiamo, non fa eccezione a questa regola.

Ne consegue una prima domanda: erano prevedibili questi giganteschi flussi migratori di gente disposta a rischiare di morire pur di trovare – o sperare di trovare, – una condizione di vita migliore? Assolutamente si!
Perché allora l’occidente, e l’Europa in particolare, si trovano oggi impreparati a fronteggiare la situazione se non con l’innalzamento di barriere, per contenere l’incontenibile, e versando lacrimucce sulla fotografia del bambino morto sulla spiaggia?

Non è forse tutto questo dovuto al fatto che “li abbiamo già aiutati abbastanza a casa loro” ma nel modo sbagliato “a modo nostro?”.
Non c’è forse lo zampino degli occidentali nella deposizione di monarchie e governi in molte zone del mondo che non erano graditi per la loro indipendenza dall’occidente? Non abbiamo forse interrotto il flusso storico di interi popoli obbligandoli a subire dittatori compiacenti verso l’occidente? Non abbiamo forse intentato guerre a “dittatori” con la scusa delle “armi di distruzione di massa” in loro possesso… armi che nessuno ha trovato? Non si sono forse create così le condizioni di destabilizzazione di intere aree del mondo alimentando i fondamentalismi e il conseguente da parte di gruppi in altri momenti creati proprio dall’occidente?

Cosa serve piangere sull’immagine di una povera creatura innocente con il viso sprofondato nella sabbia quando ci dimentichiamo le intere generazioni di bambini morti per la fame in paesi poverissimi a cui ci accontentiamo di inviare qualche spicciolo per tenere pulita la nostra coscienza ma non ci preoccupiamo dei politici corrotti che si accaparrano il denaro destinato a chi ne ha realmente bisogno?

Nella teoria del caos gli scienziati utilizzano l’esempio della farfalla: un battito d’ali di una farfalla in una parte del mondo può generare l’eruzione di un vulcano da un’altra parte. Ovviamente è un esempio paradossale utilizzato per ricordare come infinitesime variazioni delle variabili in un sistema (lo sbattito delle ali della farfalla) può provocare variazioni – conseguenze – enormi sull’intero sistema (l’eruzione di un vulcano).
Ciò che l’esempio non dice, ma che dovrebbe essere implicito se si usasse la ragione, è che se sono io a provocare l’eruzione di un vulcano da qualche parte… non è che poi mi tornano indietro delle farfalle! Ovvero, se entro a gamba tesa in sistemi sociali anche distanti dal mio (o consento che ciò accada per indifferenza, opportunità, interesse) non posso continuare a illudermi che ciò sia privo di conseguenze sul mio sistema.

È ovvio che un continente come l’Europa non può e non potrà mai “contenere” la popolazione di un continente come l’Africa; non ci vuole un pozzo di scienza per capirlo. Ci vuole però intelligenza politica per capire che “l’esportazione delle ” è una truffa che copre altri interessi. Sopratutto se fatta con le armi. A tal proposito… chi vende le armi ai paesi poveri del terzo mondo? Chi crea le guerre per “procura” in altri paesi mettendo così a rischio la vita di intere popolazioni che sono costrette a migrare?

Il fanatismo religioso si alimenta di queste ipocrisie occidentali. L’Isis non è un fenomeno relegato alla sola funzione terroristica; ci piaccia o meno è un’azione di riscatto di una parte del popolo musulmano che, in primo luogo, combatte contro un’altra parte di quel mondo. Solo capendo quali disastri sociali e politici l’occidente ha compiuto possiamo comprendere come certi fenomeni nascano e trovino terreno fertile nelle persone che non hanno più nulla da perdere.

Se non cambiamo la politica verso il mondo globalizzato possiamo discutere a lungo e inutilmente sui criteri di selezione per chi deve essere accolto e chi no. Ci metteremo solo delle pezze. Sopratutto qui da noi dove dopo 30 anni di leggi truffa per favorire i politicanti ladri e arruffoni, la nostra giustizia è un colabrodo nei tempi, nei modi e nelle interpretazioni. Più facile dare la colpa agli “stranieri” per la nostra insipienza nel ribellarci a una classe politica corrotta pretendendo regole certe per tutti.
Se un musulmano chiede di rimuovere il “crocefisso” dalle aule di scuola scoppia un putiferio di indignazione. Ma uno Stato realmente laico avrebbe già dovuto rimuovere quei simboli dalle aule per affermare – e completare – la separazione tra lo Stato e la qualunque essa sia. La laicità è ciò che ha salvato l’occidente dal fanatismo religioso – e criminale, – dell’Inquisizione. È un passaggio obbligato (e lo sarà anche per i ) per una società che voglia dirsi “moderna”, nella quale la è libera di essere esercitata e insegnata nelle scuole non come azione di indottrinamento ma come studio dei differenti modi in cui ogni civiltà affronta le domande difficili sull’esistenza.

Antonello Caporale ha scritto in questi giorni un ottimo articolo sul Fatto Quotidiano documentando come l’occidente si stia comprando pezzi di Africa con dentro gli stessi Africani ridotti in schiavitù; un nuovo “neocolonialismo che foraggia guerre e governi dittatoriali pur di sviluppare il suo business“. Domanda finale: questo modo di procedere verso un intero continente quali conseguenze avrà sul fenomeno dell’emigrazione ? Lo migliorerà, lo peggiorerà? o lo lascerà uguale a prima? Mettetevi le cuffie e cercate di darvi una risposta… avete poco tempo a disposizione…

(D.A. 28.09.15)