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In morte di Carlo Azeglio Ciampi.

Ciampi fu davvero l'eroe che i media oggi dipingono? Una lunga carriera politica, di sicuro sue furono delle scelte sciagurate per la nostra economia.

di Davide Amerio.

Giudicare tutta la storia di un uomo non è impresa facile; meno ancora l’essere obiettivi se non la si conosce tutta e a fondo. In Italia è difficile avere misura del bene e del male dei politici: carriere troppo, troppo lunghe, non permettono di avere un ricordo o un profilo esente da pecche. Difficile essere obiettivi. Sarà per questo che ogni morto diventa un santo, non ostante i demeriti e i fallimenti.

Ci sono però dei momenti cruciali, nella carriera di alcuni politici, perché le loro scelte hanno influenza sulla vita degli altri e lasciano ai posteri, se non la sentenza, di sicuro i cocci.

Quindi lo voglio ricordare con questo brano:

L’armonizzazione delle politiche monetarie europee,e cioè l’ingresso nello SME, richiedeva però l’abbandono della cooperazione tra il e la Banca d’Italia, poiché la seconda in pratica agiva da banchiere del primo. […] Così, nel luglio del 1981, , allora governatore della Banca d’Italia, e il ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta, attuano una sorta di ‘divorzio’ tra i due Enti. La Banca d’Italia cessa di essere il prestatore di ultima istanza dello Stato, e cioè non doveva più acquistare i titoli del debito pubblico invenduti o calmierare le aste nel caso in cui le offerte degli investitori privati fossero state troppo basse. In seguito a questo divorzio accadde un fatto paradossale: lo Stato si ritrova a offrire sul mercato i suoi titoli alle stesse banche che li acquistavano in passato, ma a tassi sempre più alti. Inizia così a crescere l’importo che deve pagare per gli interessi sul debito – una dinamica perversa che è alla radice di molti problemi […] negli anni ’80 le banche private, gli operatori di mercato e gli speculatori finanziari cominciarono a scannarsi alla ricerca del miglior rendimento dei titoli di Stato italiani, rendimenti che raggiunsero in quegli anni livelli assurdi, superiori al 12%, mentre nel 2011 l’Italia rischiava il default con un misero 7%. […] si arricchisce chi sa muoversi bene in finanza a discapito dello Stato, e quindi della collettività.” (Loretta Napoleoni – Democrazia Vendesi – Rizzoli 2013)

Ciao Azeglio… non ci mancherai!