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India: l’intolleranza crea problemi all’economia

L'economia non può fondarsi sull'intolleranza che non fa bene agli affari. In India critiche si sollevano nei confronti del governo troppo nazionalista.

Alle schiere di intellettuali che stanno continuando a criticare il governo di Narendra Modi per gli attacchi «alla ragione, ai valori democratici e alla cultura» che si stanno intensificando nell’ di oggi, si sono aggiunti elementi della comunità internazionale al di sopra di ogni sospetto.

Si tratta di Raghuram Rajan, governatore della Reserve Bank of India, e di alcuni analisti dell’agenzia di rating Moody’s. Difficile derubricarli come «i soliti comunisti» che criticano il potere, specie quando i punti sollevati spostano il dibattito dall’impalpabilità percepita della d’espressione alla concretezza del denaro. L’intolleranza, dicono, non fa bene agli investimenti. E il governo se ne deve occupare.

Come già scritto in passato, considerando il deserto di opposizione di peso nel quale Modi e il Bharatiya Janata Party (Bjp) sono liberi di scorrazzare nell’India di oggi, Raghuram Rajan pare abbia deciso di sobbarcarsi l’onere di fare da argine alle scoribande della destra tutta capitale e intolleranza: ruolo inusuale per chi ricopre una carica «super partes» e tecnica come la guida della banca nazionale.

In un discorso all‘Indian Institute of Technology (IIT) di New Delhi, Rajan è ancora una volta uscito dal seminato, sfruttando l’occasione per muovere critiche decise al governo attualmente in carica. Il testo integrale dell’intervento, in inglese, lo potete – e dovreste –  leggere qui. Mentre qui sotto estrapolo un passaggio significativo, questo:

Azioni che fisicamente rechino danno a chiunque, o insultino un particolare gruppo così da ostacolarlo nella partecipazione al mercato delle idee, non dovrebbero assolutamente essere permesse.

Rajan introduce un elemento credo utile alla discussione in corso in questi giorni in India circa l’intoccabilità dei valori democratici e pluralisti tradizionali dell’India. Attaccare le minoranze o chi la pensa in un modo diverso, difendendo le proprie convinzioni, non solo non è giusto (un termine se vogliamo soggettivo, e quindi discutibile), ma è direttamente dannoso al progresso di tutti. L’intolleranza verso le idee e le abitudini altrui, secondo Rajan, sono il principale ostacolo al progresso della collettività, sia dal punto di vista delle idee e dei sia da quello economico. Un paese dove vengono silenziate le critiche è un paese che non progredisce e, lascia intendere Rajan, se l’obiettivo dell’India di oggi è la crescita, sarà meglio entrare nell’ordine delle idee che non si può avere una crescita economica senza una crescita, parallela, dei di tutti.

Rajan, è bene ricordarlo, era già entrato in polemica con Narendra Modi qualche tempo fa, criticando la sua campagna elettorale di promesse troppo irrealistiche e, puntualmente, ancora non mantenute. Se quindi le parole di Rajan possono essere screditate dal Bjp come il blaterare di un «nemico di Modi», le cose si fanno più complicate quando a pronunciarle, in un rapporto, è Moody’s.

In un documento intitolato «India Outlook: Searching for Potential», l’agenzia di rating ha sollecitato Narendra Modi a «tenere sotto controllo i membri del proprio partito, per non perdere di credibilità sia nazionale sia internazionale». Membri che, sempre secondo il documento, sono responsabili di «insulti di stampo nazionalista» indirizzati a diverse minoranze del paese, che hanno avuto l’unico effetto di aumentare la tensione.

L’intolleranza fa male agli affari e Modi, che sugli affari sta puntando tutta la sua carriera politica, potrebbe avere bisogno di rendersene conto.

di Matteo Miavaldi per China-Files.