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Ita-gli-a, il paese dei disastri annunciati e delle ipocrisie

I disastri di questo paese, da quelli economici a quelli ambientali sono sempre annunciati. Gli allarmi dei gruppi territoriali sono sempre inascoltati.

di Davide Amerio.

Quando ci siamo ripromessi di seguire e dare voce e spazio ai movimenti di “protesta” presenti in , abbiamo avuto l’intuizione circa una semplice verità: l’ è il paese dei disastri annunciati.

Se percorriamo i sentieri che dalla Val di Susa (con il ) ci portano alla (con il ), attraversiamo luoghi dove è in corso non una banale “protesta”, ma una lotta che rivendica il diritto alla salute dei cittadini, la difesa dell’ e del territorio e lotta contro lo spreco di ingenti risorse economiche.

Il tentativo di spacciare queste contestazioni come “sindrome di NIMBY”, risulta ogni giorno per ciò che è: una truffa da imbonitori da quattro soldi che regge solamente grazie a una informazione asservita e corrotta dei maggiori media nazionali (finanziati con denaro pubblico).

Parliamo di , di polveri, di inquinanti. Cattedrali nel deserto, architetture megalomani da archistar. Devastazione di territori in nome di una “modernità” che nulla ha di positivo se non i valori finanziari dei conti in banca di chi li promuove.

Tav, Muos, Grandi Navi, Terzo Valico, , Expo2015, inceneritori, Ponte sullo Stretto; e poi aziende come l’Ilva dove si baratta la salute con il lavoro nel silenzio compiacente – e interessato, – di certi politici. Tracimazioni di fiumi, smottamenti di colline e di pezzi di montagne.

Lavori pubblici come buchi neri che bruciano denaro dei contribuenti più velocemente delle fornaci di una fonderia.

E ancora le banche trasformate in slot machine: sai quello che versi e non sai quanto, e se, recuperi i tuoi soldi. Il paese affonda con l’euro, una moneta artificiale che strozza intere popolazioni e trasforma la dignità del lavoro in schiavitù. Ma alla televisione, i telegiornali, ti raccontano che tutto va bene (Madama la Marchesa!) e il governo procede con le “riforme”. Pezzi di democrazia vengono asportati con violenza e faccia tosta dalla nostra Costituzione (quella che era “la più bella del mondo) nell’ignoranza di un paese che affoga il proprio naso dentro l’IPhone.

Tutti disastri annunciati. Nemmeno uno è imputabile al caso, alla fatalità. Perché in questo paese ci sono le persone serie, capaci e oneste che sanno svolgere il loro lavoro. Sono studiosi, scienziati, ricercatori, progettisti, architetti e ingegneri, medici e avvocati, insegnati, operai, impiegati, forze dell’ordine (si, anche loro) che non vendono la propria dignità per un piatto di lenticchie.

Come quelli che si occupano da anni di Tav e di Muos dimostrando, prove alla mano, i conti che non tornano, i pericoli per la salute, l’eccesso dei costi che si riversa nel debito pubblico.

Poi ci sono i “politici” quelli inquisiti, quelli che cambiano casacca, quelli che “pagano” la mazzetta per un posto in parlamento, quelli complici della criminalità organizzata. Quelli della “spending review” che tradotta significa “tagli” al benessere e ai diritti dei cittadini anziché abolizione di privilegi vergognosi e ingiustificati. Quelli che di fronte a un risultato referendario se ne fottono e da bravi azzeccagarbugli cambiano le carte in tavola affinché tutto torni come prima.

Non è giusto generalizzare, sostiene qualcuno; vero. Ma è bene ricordare ciò che disse un politico socialista i giorni successivi il dilagare dello scandalo di tangentopoli: nei partiti politici in Italia ci sono sempre tre tipi di persone: quelle che hanno le mani in pasta; quelli che non ne hanno ma ne beneficiano; quelli che non le hanno e non ne beneficiano ma preferiscono voltarsi dall’altra parte.

Il quieto vivere, l’indifferenza e la negazione dell’evidenza sono solo l’accelerazione verso una stupida morte (politica, sociale, umana) per mano di faccendieri -e politici, – senza scrupoli. Forse è il caso di farci un pensiero e agire di conseguenza.

(D.A. 26.02.16)