Messico. La Bonatti contestata per il suo nuovo gasdotto. Una Val di Susa americana

Dal Texas al Messico un gasdotto di quattromila chilometri si ferma a San Felipe, dove la gente si solleva in difesa della foresta.

di ParmaQuotidiano.Info

Da alcune settimane, la nota impresa di costruzioni parmigiana , specializzata nella realizzazione di pipeline, è al centro di accesi scontri nella regione di Puebla, in , dove è il vulcano Popocatépetl. La popolazione locale contesta con forza la prossima costruzione di un che collegherà il Messico al Texas, la cui costruzione è affidata a quattro imprese europee. Oltre alla Bonatti ci sono  Elecnor, Enagas e Cfe.

Il coinvolgimento della Bonatti nel progetto del gasdotto Morelos era stato annunciato già un anno fa, disegno programmato già dal 2004: una conduttura di 4mila chilometri, per portare in Messico il gas estratto dalla frattura dei scisti in Texas (LEGGI QUI). Ma nella zona del vulcano Popocatépetl, dove il gasdotto attraverserà ettari di foresta finora protetta, l’opera è stata da subito contestata. La gente del posto teme che sconvolgerà gli equilibri ambientali dell’area, in una regione a rischio di terremoti proprio per la presenza di un vulcano. Nella località di San Felipe, il consiglio della comunità locale ha bocciato il progetto già nell’agosto 2013. E da allora sono iniziati gli scontri. Come capita in Val di Susa in Italia per la Tav.

La situazione si è accesa a inizio marzo, quando la Bonatti è arrivata con ruspe ed operai, che la gente del posto ha presto cacciato via. I primi lavori fatti sono stati accusati di illegalità, perché svolti senza i permessi delle autorità locali. I contadini hanno interrotto i lavori finora almeno sette volte. Il gasdotto è appoggiato dal governo messicano, che lo considera indispensabile per sostenere l’economia nazionale. Così contro gli attivisti anti-gasdotto e l’autorità pubblica è iniziato uno scontro aperto, che ha già portato all’arresto di diversi leader contadini, in alcuni casi con la censura della Rete Nazionale dei difensori dei diritti umani in Messico. In un’occasione, la polizia ha pure fatto irruzione nel Consiglio locale di San Felipe (equivalente del nostro Consiglio comunale) mentre discuteva del gasdotto.

Sul piano politico, la contestazione è approvata dal Partito della Rivoluzione Democratica, di sinistra. Sulla stampa messicama, la deputata federale del Prd Roxana Luna se la prene direttamente con le imprese impegnate nell’opera: “Altro che i contadini. Qui chi dovrebbero essere denunciate sono le aziende spagnole e italiane Elecnor , Enagas e Bonatti e Cfe, assieme a chi sta facendo da intermediario per la compravendita di terreni dagli agricoltori al settore privato”. Dalla parte della comunità locale si sono schierate anche personalità importanti della società civile. Oltre cento intellettuali hanno sottoscritto un appello per il blocco dell’opera, firmato anche da Noam Chomsky, Eduardo Galeano e Raul Zibechi.

Viceversa, il governo messicano difende l’opera, per gli effetti economici che avrà, immediati e a lungo termine: offre lavoro per la realizzazione e prospettive di sviluppo industriale poi, grazie al minor prezzo che avrà l’energia, un modo per costruire un’economia alternativa a quella legata al mercato della droga. E difende anche i lavori, con dichiarazioni ai giornali sulla qualità e l’esperienza della Bonatti nella realizzazione di questo tipo infrastrutture. “Bonatti è l’impresa italiana che realizza i lavori e ha già reclutato centinaia di persone”, dice Javier Garza Lopez , responsabile dello Sviluppo economico per il terriotorio di Camargo, nello Stato di Tamaulipas, altra area dove passerà il gasdotto Morelos.