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La geopolitica di Papa Francesco

Un esame delle strategie geopolitiche di Papa Francesco.

di Fabrizio Bertolami.

Premesso che se anche si fosse degli accesi anticlericali o dei materialisti assoluti, non è possibile non riconoscere il peso del nella politica internazionale negli ultimi 40 anni, l’inizio del nuovo anno ha visto impegnato in una serie di incontri particolarmente importanti per la “”. Sebbene infatti il piccolo Stato non possieda un esercito o un’economia di scambio, non vuol dire che non abbia i propri obiettivi geopolitici che coincidono, spesso, con la sua missione terrena: l’annuncio del messaggio di Dio. La sua arma principale è ovviamente l’influenza sui governi e sui fedeli, ed è risultata vincente in molti casi, tra i quali la fine delle sanzioni USA a Cuba è solo l’ultimo esempio. Teologia e Geopolitica si ritrovano, l’una e l’altra intrecciate, in questo inizio di nuovo millennio sebbene entrambe fossero state date per morte nella seconda metà del secolo scorso.

Stalin, per nulla a digiuno di Geopolitica, ma forse dimenticando di aver studiato Teologia, una volta chiese ironico “Quante divisioni può schierare il Papa?”. Nel 2016 il comunismo e le sue armate non esistono più ed il nazionalismo e la religione cristiana sono gli unici elementi condivisi in tutte le nazioni che fecero parte dell’URSS, nessuna esclusa. Oggi il Vaticano ha di fronte nuove sfide impegnative , portate avanti tanto dall’aggressività del radicalismo religioso quanto da quello dei gruppi di pressione sui temi etici e della famiglia. Pertanto la visita del Presidente iraniano Rouhani a Roma del 26 gennaio non è servita solamente a presentare le notevoli opportunità economiche della Repubblica Islamica per gli investitori italiani a seguito dell’eliminazione delle sanzioni imposte da UE ed USA.

L’incontro più importante è stato senza dubbio quello con Papa Francesco durante il quale si è discusso di temi geopolitici inerenti l’area mediorientale e degli scenari possibili nei prossimi anni. Era dal 1999 che un Presidente Iraniano non faceva una visita ufficiale in Vaticano e, sebbene Rohuani non sia formalmente un Ayatollah (è comunque parte della comunità clericale sciita iraniana), è stato sicuramente autorizzato dalla Guida Suprema Khamenei a trattare, almeno in parte, alcuni temi di natura tanto geopolitici quanto teologici1. Infatti, a differenza di quanto accade nel mondo islamico di confessione sunnita, quella sciita prevede una organizzazione clericale stabile che oltre alla figura dell’Imam (il Grande Ayatollah, una sorta di Papa), si compone di Ayatollah (l’equivalente dei Vescovi della Chiesa) , Hoyatoleslam (giuristi teologi) e mullah (i sacerdoti al livello più basso). Ciò senza dubbio facilita il dialogo con la Chiesa Cattolica in quanto è possibile stabilire rapporti di dialogo a più livelli che prevedono, alla base, una certezza nell’interpretazione teologica delle rispettive scritture, la Bibbia ed il Corano. Durante la settimana precedente, inoltre, Papa Francesco si era recato in visita alla sinagoga di Roma, sede della comunità ebraica più antica d’Europa, nell’ambito degli incontri che ha intenzione di svolgere durante questo anno giubilare.

In quell’occasione ha fatto alcune affermazioni particolarmente importanti in ambito teologico2 e geopolitico ma che sono sfuggite (diciamo così) a molti commentatori italiani e che comunque non hanno avuto l’eco mediatico che meritavano sulla stampa italiana. Il 12 febbraio prossimo, inoltre, si compirà uno storico incontro tra Papa Francesco e il Patriarca di Tutte le Russie Kiril a l’Avana, Cuba. E’ un incontro atteso da anni, che Papa Benedetto ha incoraggiato (ad esempio con il ritorno della possibilità di celebrare la messa tridentina , come nel rito ortodosso), e Francesco ha fortemente voluto. Sicuramente gli incontri avuti con il Presidente russo Putin hanno avuto una certa influenza nella riuscita dell’evento. Infine il 31 ottobre il Papa sarà in Svezia per le celebrazioni dei 500 anni della Riforma Protestante che cadono nel 2017. Questi tre avvenimenti sono legati da un sottile filo rosso che può sfuggire se essi vengono interpretati solamente alla luce dell’interpretazione ecumenica della figura del Papa inaugurata con il pontificato di Papa Giovanni Paolo II e continuata con quello di Benedetto XVI. Il trait d’union teologico è infatti la radice comune di Cristiani, Musulmani ed Ebrei ovvero il monoteismo che ha in Abramo (o se vogliamo, Adamo) la sua figura unificante.

L’obiettivo comune potrebbe essere quello di mantenere in vita la credenza monoteista e difendere il senso della Vita che da essa trascende minacciato da un “progressismo senza progresso” che sembra non avere limiti nel voler ridisegnare il concetto stesso di “essere umano” e dalle altre religioni in forte crescita numerica. Tornando all’opera del Papa, possiamo intravvedere un disegno geopolitico. In Medioriente la presenza cristiana si è ridotta notevolmente a causa della guerra in Iraq prima ed in Siria poi. In quest’ultima, la famiglia Assad ha garantito tanto gli sciiti quanto i cristiani, minoranze in un paese ampiamente sunnita. In Libano tale presenza è garantita di fatto dalla presenza di Hezbollah e quindi, indirettamente dall’Iran. In Israele e Palestina i luoghi santi cristiani sono in maggior misura in Palestina e sono quindi garantiti da un accordo bilaterale con ANP3. L’Iran è comunque presente in virtù dei fondi che concede tanto all’ANP quanto ad Hamas ed ai sistemi d’arma che vi fa arrivare in caso di attacco da parte dell’occupante. In Iran la comunità cristiana non è minacciata mentre in Egitto vive fasi alterne pur essendo il 10% della popolazione4. Al Qaeda prima e l’ISIS ora stanno falcidiando le comunità cristiane in tutti i territori in cui sono presenti e ne stanno riducendo il numero e soprattutto l’influenza. Ovviamente il Vaticano ha individuato l’Iran quale elemento di stabilità nella regione (la cosiddetta mezzaluna sciita, Iran, Iraq, Siria, Libano) che lo rende un interlocutore credibile. Il Vaticano, ha appoggiato, e l’Iran ha gradito, il veto posto dalla Russia al bombardamento minacciato da Americani ed Inglesi alla Siria nel 2013, minaccia che è poi rientrata. Infatti il secondo pilastro in Medioriente appare sempre più la Russia che, oltre ad essere garante per l’Iran verso la comunità internazionale per quanto riguarda la questione nucleare, è militarmente impegnata in Siria a ristabilire Assad alla guida di uno stato unitario. Se pensiamo alla Russia pensiamo all’Ucraina. In quel paese oltre ad una guerra di natura militare , se ne combatte una di natura religiosa non meno cruenta. Se gli abitanti del Donbass e dell’Ucraina secessionista sono a maggioranza ortodossi del Patriarcato di Mosca, il resto dell’Ucraina è diviso fra ortodossi fedeli a Kiev, quelli fedeli a Mosca, Cattolici di rito greco, (pochi) ebrei e protestanti. La pulizia etnica è un fatto ampiamente sottaciuto dai media occidentali.

La Russia si è riscoperta cristiana negli anni ’90 e con Putin questa tendenza è aumentata. In Europa il Vaticano può contare stabilmente sull’appoggio di, e a sua volta può influenzare, Irlanda, Polonia, paesi latini ed in parte l’area di lingua tedesca. Nel Nord Europa la presenza Cattolica è, invece, da 500 anni in declino. Ma l’interesse ad un riavvicinamento su basi teologiche risale al Concilio Vaticano II. Infatti, secondo il Cardinale Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, l’incontro di ottobre avverrà “Concentrandosi insieme su centralità della questione di Dio e su un approccio cristocentrico, e le due comunità avranno la possibilità di celebrare la commemorazione ecumenica della Riforma non semplicemente in modo pragmatico, ma con un senso profondo della fede in Cristo crocifisso e risorto5. Il tema del riavvicinamento tra le tre religioni monoteiste è uno di quelli con i quali avremo più a che fare nei prossimi decenni poiché alla base vi è un fondamento demografico6. Se sommiamo il numero dei credenti delle tre religioni monoteiste sparsi in tutto il mondo otteniamo la cifra di quasi 4 miliardi di persone (2 miliardi e 200 milioni di cristiani di tutte le confessioni, 1 miliardo e 600 milioni di musulmani e circa 14 milioni di ebrei). I seguaci della “religione di Abramo” sono quindi ancora maggioranza nel mondo e sebbene la loro influenza sia ancora molto elevata, nazioni come Cina ed India stanno rapidamente crescendo sia demograficamente che economicamente. Considerando la tendenza verso una popolazione globale di circa 9 miliardi di persone nel 2100, dobbiamo chiederci a quale religione esse apparterranno, o se eventualmente non saranno in maggioranza gli a-religiosi e prevedere la quota di influenza e di potere degli attori nello scenario politico ed economico mondiale. I cinesi , ad esempio, dopo 70 anni di comunismo maoista sono formalmente atei ma il governo di Pechino sta velatamente favorendo un ritorno alle forme di religiosità proprie della tradizione cinese ed asiatica in generale, in particolar modo verso il confucianesimo mentre combatte i musulmani nello Xinjang e mette al bando il Cattolicesimo Romano.

L’india, poi, è una Nazione formalmente laica ma con forti venature di religiosità induista (il cui culto è politeista) e fondata su un sistema di caste che fa fatica a scomparire. In tutta l’Asia meridionale è ancora forte la presenza del Buddismo come in Thailandia, Vietnam, Myanmar ed in parte Giappone (in cui però la componente religiosa principale è lo scintoismo). Sebbene non siamo portati a pensare alle religioni orientali quali portatrici di valori razzisti, è in realtà vero il contrario ed in alcuni paesi, come l’India o i paesi buddisti, tale peso si esprime nelle maggioranze politiche nazionaliste al governo. Il grande “serbatoio di fedeli” per la Chiesa Cattolica resta ancora l’America Latina, meta di numerosi viaggi di tutti i papi negli ultimi 30 anni. L’Africa è invece ancora terra di scontro fra religioni, sebbene a guardar bene si scorgano le lotte per le materie prime ed antiche rivalità tribali. Perché un fattore come la Religione, o la religiosità, che molti in Europa ed in Italia ritengono una “barbarie del passato” dovrebbe far parte degli strumenti o dei fini della geopolitica? Il fenomeno del “ritorno del sacro” è stato largamente indagato in questi ultimi anni. Alcuni autori come Huntington ne hanno fatto il motivo scatenante delle rivoluzioni nell’est europeo o dell’elezione del “cristiano rinato” George Bush in America. Per non menzionare lo Scontro di Civiltà che da questo ritorno del sacro è alimentato. In ultima istanza, i valori di fondo della società nazionale in cui viviamo determinano le possibilità politiche, sociali ed economiche di quella società e quindi le nostre. Nelle nazioni occidentali, cristiane , politica e religione sono separate ed è libera la stessa scelta religiosa. Fondamentalmente è garantita la libertà individuale e la libera attività economica. Non è così in molti paesi musulmani in cui non vi sono al momento partiti politici che non abbiano una propria connotazione religiosa e nei quali le libertà personali non siano in qualche modo limitate.

Se prendiamo l’esempio cinese, poi, la pratica religiosa è sottoposta all’approvazione da parte della politica così come la stessa libertà del cittadino è funzione delle esigenze dello Stato. In india, un sistema politicamente democratico convive con un sistema sociale di caste, e con una forte distinzione di genere, in virtù del fatto che dall’indipendenza in poi ha sempre governato un partito che si rifaceva alla tradizione Indù. In definitiva non esiste uno stato totalmente laico, poiché in Francia sono laiche le istituzioni ma non lo è la società più ampia e anche nei “laicissimi” Stati Uniti il Presidente giura sulla Bibbia durante la cerimonia di insediamento. Un altro motivo è che la geopolitica si avvale di tutte le discipline, sociologia, economia, strategia (e quindi anche teologia, se necessario), per interpretare la distribuzione della politica spazialmente. Essa inoltre indaga i motivi per cui alcuni scenari, attualmente, siano caratterizzati da una predominanza del fattore culturale (insieme a quello economico) quale “driver” delle alleanze internazionali. Al momento deve indagare uno scenario internazionale che è in ultima analisi causato da motivazioni riconducibili a conflitti religiosi che si riverberano nella vita delle società europee. La crisi politica europea e la contemporanea crisi siriana, infatti, si manifestano nelle nazioni europee sotto forma di masse di migranti politici ed economici alle frontiere. Il fenomeno migratorio in atto dalla sponda sud, di natura primariamente musulmana, richiama alla mente le invasioni del XVI secolo e costringe le società europee a ripensare il modello di integrazione e di accoglienza dato per scontato negli anni scorsi ma in forte crisi negli ultimi due anni7.

Quando la polvere sulle macerie del nuovo medioriente si sarà posata, molti di quei “migranti” torneranno nelle loro rispettive nazioni mentre altri, se vorranno e potranno, resteranno in Europa. Da quel momento in poi si creerà un ricordo di quanto avvenuto, ed un giudizio verrà dato da tutti coloro i quali stanno vivendo questa tragedia. In quel momento persone e governi si ricorderanno con gratitudine delle parole e delle azioni di misericordia del Papa cristiano, successore del Profeta Gesù , venerato dall’Islam? In quel momento dovranno rivalutare le parole e le azioni dei sedicenti califfi e degli autoproclamati Imam che, interpretando in maniera errata il Corano hanno provocato la distruzione di intere Nazioni? In quel momento, persone e governi, faranno la loro scelta su quale modello di religiosità sia più consona allo stile di vita che hanno scelto di seguire. In quel momento le parole e le immagini di questi primi mesi del 2016 ci sembreranno più chiare e chiarificatrici. La Chiesa, lo sanno tutti, ha tempi lunghi.

(F.B. 17.02.16)